Crisi Venezuela: i 10 numeri della tragedia umanitaria sotto Maduro

La crisi umanitaria in Venezuela in 10 numeri: economia al collasso totale e violenze all'ordine del giorno. A Caracas si muore più facilmente che a Damasco.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi umanitaria in Venezuela in 10 numeri: economia al collasso totale e violenze all'ordine del giorno. A Caracas si muore più facilmente che a Damasco.

Il Venezuela sta scivolando ogni giorno di più verso la guerra civile tra oppositori politici e regime “chavista” di Nicolas Maduro. I morti sono arrivati a oltre una novantina per le strade delle città in appena tre mesi, frutto dei violenti scontri tra polizia e militari da una parte e manifestanti dall’altra. Pochi giorni fa, i festeggiamenti per l’indipendenza del paese sono stati funestati dall’assalto di alcuni manifestanti filo-governativi all’Assemblea Nazionale, dove sono rimasti feriti tre deputati dell’opposizione, di cui uno grave.

Le cifre del disastro economico appaiono terrificanti. Non che i prodromi della crisi non vi fossero già sotto Hugo Chavez, ma la situazione si è di molto aggravata negli ultimi 4 anni, sotto il successore, rivelatosi del tutto incapace e privo di pragmatismo per guidare il governo. E se Chavez aveva potuto confidare nel boom apparentemente inarrestabile delle quotazioni del petrolio per finanziare esosi programmi assistenziali, Maduro ha dovuto fare i conti dopo un anno e mezzo dal suo insediamento al tracollo dei prezzi internazionali. (Leggi anche: Crisi Venezuela, perché il paradiso socialista di Maduro starebbe cadendo)

Economia venezuelana al collasso

Da quando l’attuale presidente è in carica, il pil venezuelano è crollato del 26,2% e per quest’anno si stima un ulteriore tonfo del 7,4%, che porterebbe il bilancio 2013-2017 a un pesantissimo -31,6%. In pratica, il pil reale risulterebbe ridotto di quasi un terzo. A titolo di confronto, nemmeno la Grecia è riuscita a fare così male in un decennio all’insegna della recessione.

Se crolla la produzione di ricchezza, schizza senza sosta l’inflazione. Qui, i numeri non possono essere certi, perché mancano dati ufficiali della banca centrale sin dalla fine del 2015. L’inflazione stimata per il 2016 sarebbe stata dell’800%, in brusca accelerazione dal +181% dell’anno precedente. Per il 2017, il Fondo Monetario Internazionale prevede che si possa giungere fino al 1.500%. In pratica, da quando Maduro ha preso il controllo del paese, i prezzi risulterebbero moltiplicati per 66, ma potrebbero esserlo per 100 entro la fine di quest’anno.

Alla base di questo caos vi è senz’altro il crollo dei prezzi del greggio, che rappresenta il 96% delle esportazioni venezuelane, ovvero praticamente l’unica fonte di accesso ai dollari per Caracas. Sotto Maduro, il valore delle esportazioni è già crollato del 72,3% a 24,6 miliardi di dollari, quello delle importazioni del 68,5% a 18 miliardi. L’avanzo commerciale viene mantenuto a costo di comprimere ogni tipo di acquisto necessario, pur di non rischiare di restare a corto di dollari per il pagamento dei debiti verso gli investitori stranieri. (Leggi anche: Crisi petrolio, Russia e Venezuela a confronto)

Boom di bambini morti

E se nel 2012 le riserve valutarie ammontavano ancora a 30 miliardi di dollari, adesso sono crollate a 10 miliardi, il livello più basso dal 2002. Il cambio fisso è stato solo parzialmente adeguato alla nuova realtà, svalutato ufficialmente del 57% dal 2013 ad oggi, ma nei fatti resta di gran lunga sopravvalutato rispetto ai suoi fondamentali. Si consideri che esso viene ormai utilizzato solo per importare beni primari e medicine a un rapporto di 10 bolivar contro 1 dollaro, quando sul mercato nero si viaggia a 7.600 bolivar contro 1 dollaro. Sotto la presidenza Maduro, il cambio vigente al mercato nero si è svalutato del 99,7%.

Inevitabili le ripercussioni sui consumi, che si sono compressi in 4 anni del 16% e si stima che la carenza di beni si aggiri oggi attorno al 90%, quando era ancora del 16% alla fine della presidenza Chavez, morto nell’inverno del 2013. Mancando di tutto, medicine comprese, è esplosa persino la mortalità infantile: +63,5% in 4 anni, arrivando a più di 11.000 bambini deceduti prima di compiere un anno, così come le madri partorienti morte durante la gestazione sono aumentate del 105% a 756 in un anno. Di fatto, oggi è assurdamente più facile per un bambino morire in Venezuela che non nella Siria martoriata dalla guerra. Per non parlare del fatto che almeno un terzo della popolazione ormai mangerebbe fino a un massimo di due volte al giorno. E può persino considerarsi fortunata; c’è chi non riesce a trovare da tempo cibo sufficiente da comprare per mettere insieme pranzo e cena, tanto che la popolazione venezuelana avrebbe perso mediamente 8,3 chili a testa nel 2016. (Leggi anche: Crisi umanitaria in Venezuela: niente farmaci e cibo)

 

 

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi del Venezuela, economie emergenti, valute emergenti

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