Crisi UE, Renzi per una volta la dice giusta: siamo il bancomat dell’Est Europa

Sull'emergenza immigrazione, il governo Renzi impunta i piedi contro l'Est Europa. L'Italia è stata e continua ad essere il bancomat di paesi, che oggi ci sbeffeggiano e ci girano le spalle.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sull'emergenza immigrazione, il governo Renzi impunta i piedi contro l'Est Europa. L'Italia è stata e continua ad essere il bancomat di paesi, che oggi ci sbeffeggiano e ci girano le spalle.

In vista del Consiglio europeo del 20-21 ottobre, il premier Matteo Renzi si è presentato ieri alla Camera per spiegare la posizione del suo governo sulle principali tematiche europee ed è stato forse il discorso più duro nei toni e nella sostanza all’indirizzo della UE, che abbia tenuto in oltre due anni e mezzo dall’arrivo a Palazzo Chigi. Secondo il premier, l’Europa sarebbe a un bivio e rischierebbe grosso. Egli ha attaccato le regole “dello zerovirgola” e al contempo ha difeso la posizione inflessibile dell’Italia su un punto: l’emergenza immigrazione.

Il governo italiano chiede inutilmente da mesi lo smistamento degli immigrati sbarcati sulle nostre coste, in deroga al principio dell’Accordo di Dublino, secondo il quale ad occuparsi dell’accoglienza dovrebbe essere il paese di primo approdo. Senonché, le dimensioni bibliche assunte dal fenomeno in questi ultimissimi anni stanno mettendo a dura prova non solo le capacità organizzative del nostro paese, ufficialmente lodata da Bruxelles, bensì pure la tenuta politica a Roma, con un crescente malcontento elettorale, sfociato nell’ascesa di movimenti euro-scettici, come Lega Nord e i 5 Stelle. (Leggi anche: Crisi immigrazione, UE rischia grosso nei prossimi mesi)

L’Est Europa in subbuglio contro l’accoglienza

La UE è, in teoria, sulla stessa lunghezza d’onda dell’Italia, ma il suo appello, affinché gli altri stati membri si facciano carico di accogliere pro-quota gli immigrati in arrivo nel Vecchio Continente, è caduto totalmente nel vuoto, avendo ricevuto un anno fa solamente l’apertura illimitata delle frontiere in Germania, con tutti gli scossoni politici che ne sono conseguiti. L’Est Europa si oppone, invece, strenuamente all’ipotesi, tanto che l’Ungheria di Viktor Orban ha persino indetto un referendum popolare sul tema, riscuotendo un consenso quasi unanime alle urne di segno contrario alla linea dell’accoglienza, nonostante ufficialmente non abbia raggiunto il quorum.

Un altro caso emblematico è rappresentato dalla Polonia, che dopo la vittoria della destra euro-scettica sia alle presidenziali che alle politiche dello scorso anno, ha assunto una posizione di scontro con Bruxelles sul tema. Più in generale, tutto il blocco dei paesi orientali si oppone alla politica dell’accoglienza. (Leggi anche: Polonia sotto le lenti di Moody’s dopo vittoria destra)

 

 

 

L’Est Europa ha preso 175 miliardi in 9 anni

Eppure, stavolta bisogna ammettere che il premier Renzi una verità l’ha detta, ovvero che ci sono alcuni paesi, che dalla UE hanno sinora solo preso e adesso si tirano indietro, quando ci sarebbe da condividere un onere, quello dell’immigrazione, appunto. Per quanto egli non abbia esplicitato di chi si tratti, è indubbio che si riferisse all’Est Europa, che nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014 ha ottenuto qualcosa come oltre 175 miliardi di finanziamenti europei in più di quanti ne abbia versato complessivamente nelle casse comuni di Bruxelles.

L’Europa dell’Est è un “recipiente netto”, ovvero riceve finanziamenti annuali superiori ai suoi contributi. Per contro, l’Italia è tra i primi contribuenti netti, avendo versato nel periodo sopra citato quasi 37 miliardi in più di quanto abbia ricevuto. Soldi, va detto, che sono andati a finanziare lo sviluppo economico di aree uscite depresse da decenni di comunismo. Trattasi di: Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Croazia, Slovenia, Slovacchia, Romania e Bulgaria.

L’Italia e pochi altri sono il bancomat degli ex regimi comunisti

In valore assoluto, spiccano i 76,3 miliardi presi dalla Polonia, al netto dei contributi, così come i 27,3 miliardi dell’Ungheria, paradossalmente i due paesi più euro-scettici oggi nella UE e maggiormente ostili a contribuire alla risoluzione di un problema, che certamente non può riguardare solo l’Italia, che ha l’unica “colpa” di estendersi fino in prossimità delle coste nordafricane.

E se anche la Grecia viene investita dal problema, di certo la sua posizione è molto meno forte della nostra sul piano delle ragioni. Tra il 2006 e il 2014, Atene ha ricevuto finanziamenti UE per 42 miliardi, al netto dei contributi versati. Senza volere contare i circa 215 miliardi di prestiti ottenuti da UE e BCE dal 2010 per tamponare le sue casse statali, devastate dalla crisi del debito. Insomma, l’Italia non può essere, insieme a pochi altri, il bancomat a cui fare affidamento per spendere, salvo girare le spalle al momento del bisogno. Renzi fa bene a ribadirlo in una sede istituzionale, con la speranza che faccia valere i nostri soldi anche a Bruxelles.

 

 

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Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi, Governo Renzi, Matteo Renzi

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