Crisi, tasse e austerity bruciano i risparmi degli italiani

L’interesse per i Btp è tornato ai livelli pre-crisi, mentre vanno male gli investimenti negli altri strumenti finanziari. L’allarme lanciato dalla Consob mette in guardia contro la disoccupazione

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L’interesse per i Btp è tornato ai livelli pre-crisi, mentre vanno male gli investimenti negli altri strumenti finanziari. L’allarme lanciato dalla Consob mette in guardia contro la disoccupazione
Un tempo formiche, gli italiani devono ora fare i conti con la crisi economica e le tasse

Gli italiani non sono più formiche parsimoniose. Il risparmio delle famiglie è infatti crollato di due terzi in circa 20 anni. L’ha detto Giuseppe Vegas, presidente della Consob, nella sua relazione ai mercati finanziari tenutasi nella sede milanese di Piazza Affari sottolineando i rischi di un eccessivo ricorso a misure di austerità sui conti pubblici a scapito della crescita economica del paese.

 

Fra crisi, tasse e austerity sono stati bruciati 2/3 dei risparmi

“Se la parsimonia nella spesa pubblica e il rispetto delle ragioni dei contribuenti debbono costituire la stella polare dell’azione di ogni governo – ha detto Vegas – il necessario risanamento dei conti pubblici nei Paesi più indebitati dell’Eurozona non può che realizzarsi in un quadro di crescita economica”. Tutta colpa della crisi economica sicuramente, ma anche di governi scellerati che per anni hanno speso soldi in abbondanza confidando in una crescita economica illimitata. Poi, dal 2008, da quando è iniziata la crisi, sono cominciate a venire meno le risorse che fino ad allora avevano retto il sistema finanziario (già in precario equilibrio) e, a partire dal 2009, il risparmio nazionale netto dell’Italia è passato in territorio negativo per un ammontare pari all’1,2% del Pil. Ma, se il vero e proprio crollo del risparmio degli italiani si è verificato nel 2009, nel pieno della crisi, sotto il peso della disoccupazione dilagante e sull’onda lunga della crisi immobiliare scoppiata negli Usa, la tendenza ha radici lontane. La progressiva riduzione del risparmio degli italiani comincia infatti nel 1996, ma peggiora drammaticamente a partire dall’introduzione della moneta unica.

 

Crisi economica Italia: il nemico non è lo spread, ma la mancanza di lavoro Vegas Consob

Ciò premesso, Vegas ha sottolineato che “resta ancora difficile il ripristino del canale di trasmissione della politica monetaria al settore reale”. Le iniezioni di liquidità decise dalle banche centrali “non rappresentano di per sé soluzioni sufficienti e di lungo periodo e la risposta va trovata agendo direttamente nell’economia reale, a cominciare dalla revisione del perimetro dell’intervento pubblico e dalla effettiva liberalizzazione dei mercati”. Il presidente della Consob ha spiegato infine che “il nostro nemico non è più fuori di noi e dentro gli inafferrabili mercati, ma nelle imprese che chiudono e nel lavoro che manca. Dopo vent’anni di stagnazione economica e cinque di intensa crisi, ci siamo resi conto che i rimedi congiunturali non sono sufficienti. Bisogna fare di più – ha detto Vegas – perché bisogna mettere l’economia produttiva in grado di ripartire”. Il presidente della Consob ha concluso quindi che “il Paese, pur nelle difficoltà del presente, ha tutti i requisiti per poter partecipare da protagonista alla crescita dell’Europa”.

 

 

Bene risparmio postale e Btp, a picco azioni, obbligazioni e fondi comuni

tasse e risparmioPiù nel dettaglio, la Consob ha notato un ritorno della fiducia nei titoli di Stato contrapposta a una perdurante diffidenza nei confronti degli altri strumenti finanziari. E, a fronte di questo, una preferenza crescente per i depositi e il risparmio postale che nel 2012 hanno attratto quasi la metà della ricchezza finanziaria degli italiani (l’investimento in depositi e risparmio postale è pari al 47%, in netto aumento rispetto al 2007 quando si attestava al 38% circa). Insomma, una perdurante volontà di tenersi lontano dai mercati e dal risparmio gestito dopo le ferite degli anni scorsi. Le ragioni sono essenzialmente da cercare nell’accresciuta pressione fiscale che ha colpito il risparmio (tassazione rendite al 20% e Tobin tax) esentando i titoli pubblici appunto. Nel 2012, infatti, la percentuale di famiglie che hanno deciso di investire in titoli di Stato, con la novità del Btp Italia, ha superato il 13%, un livello che non si registrava dal 2007, l’ultimo anno prima che il fallimento di Lehamn Brothes modificasse radicalmente l’approccio agli strumenti finanziari.

Rimane invece ben 10 punti percentuali sotto il 2007 la percentuale di famiglie (circa il 25%) che investono ancora nell’insieme di strumenti finanziari formato da azioni, obbligazioni, risparmio gestito e polizze vita. In particolare – si apprende dalla relazione della Consob – nei prodotti del risparmio gestito, presi nel loro insieme, ha investito nel 2012 il 9% delle famiglie rispetto al 14% del 2007, mentre per quanto riguarda le azioni italiane la percentuale è scesa appena sotto il 3%, più che dimezzata rispetto al 6,4% di cinque anni prima. Stabili, poco sopra il 9%, le obbligazioni bancarie che beneficiano dell’azione diretta sul cliente da parte degli istituti di credito.

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