I suicidi avvengono per ragioni economiche? Questi dati ci spiazzano

I suicidi in Italia sono legati alla crisi dell'economia? Questi dati europei risultano molto sorprendenti e una spiegazione onnicomprensiva del fenomeno non appare facile.

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I suicidi in Italia sono legati alla crisi dell'economia? Questi dati europei risultano molto sorprendenti e una spiegazione onnicomprensiva del fenomeno non appare facile.

Con l’esplosione della crisi economica ormai quasi un decennio fa, le cronache quotidiane in Italia sono state tempestate da casi di suicidi da parte di lavoratori licenziati o di imprenditori con l’acqua alla gola. La sensazione generale che ne è scaturita è che in Italia vi sarebbe stato un boom di suicidi, specie per ragioni economiche. Ma cosa dicono realmente i dati ufficiali? Davvero nel nostro paese ci si uccide sempre più spesso per la disperazione di avere perso il posto di lavoro o di vedere andare a gambe per aria la propria “fabbrichetta”? (Leggi anche: Debiti, legge anti suicidi per piccoli imprenditori)

Oggi, l’Eurostat ha pubblicato numeri estremamente interessanti sul fenomeno, anche se risalenti al 2014, anno in cui nella UE risultano registrati 60.000 casi di suicidio, 11 ogni 100.000 abitanti. Considerando che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo ogni anno si tolgono la vita 800.000 persone, l’incidenza europea sul totale sarebbe intorno al 7,5%, leggermente superiore al rapporto tra la propria popolazione e quella dell’intero pianeta. Già il dato in sé suggerisce che il suicidio sarebbe un fenomeno che ci riguarderebbe come continente da vicino, ma le differenze tra stato e stato appaiono enormi.

Suicidi molto più diffusi nell’Est e Nord Europa

Con 32 suicidi ogni 100.000 abitanti, la Lituania è di gran lunga il membro UE più colpito, segnalando un’incidenza dei casi di tre volte superiore alla media nell’area. L’aspetto ancora più interessante è che a seguire siano tutti paesi dell’Europa orientale, ovvero: Lettonia, Ungheria e Slovenia (19), Estonia (18), mentre bisogna scendere in sesta posizione per trovare un paese dell’Europa occidentale, ovvero il Belgio con 17 casi su 100.000 abitanti, alla pari con Croazia, seguiti dalla Polonia (16) e a chiudere la triste top ten ci sono Finlandia e Austria con 15/100.000.

E l’Italia? Si pone in penultima posizione con 6 casi ogni 100.000 abitanti, davanti solamente a Grecia e Cipro con 5. Poco peggio di noi fanno Regno Unito (7) e Malta e Spagna (8), mentre va molto peggio in paesi come Germania (12) e Francia (14). In valore assoluto, nel 2014 si sono registrati nel nostro paese 4.100 suicidi, 400 in meno del Regno Unito, in Germania 10.300 e in Francia 9.100. (Leggi anche: Carceri, suicidi e omicidi poliziotti)

Il suicidio è maschio

L’Eurostat ci spiega anche che il 77% dei suicidi nel 2014 ha riguardato la popolazione maschile e il 48% quella di età compresa tra i 40 e i 65 anni. Andando a spulciare i dati OCSE, ma aggiornati al 2012, scopriamo che l’incidenza dei casi di suicidio in Italia tra gli uomini è stata di 10 ogni 100.000 abitanti, tra le donne di appena 2,8. A titolo di confronto, in Germania hanno deciso di togliersi la vita in quell’anno 17,9 uomini e 6 donne su 100.000 abitanti, in Francia rispettivamente 24,7 e 8,5. Negli USA, il dato è stato di 17,7 tra gli uomini e di 4,5 tra le donne, migliore rispetto a quello di Francia e Germania, a conferma di come sul tema siamo portati spesso ad argomentare con qualche pregiudizio.

Ma come si è evoluto il fenomeno negli anni in Italia? C’è stato un reale aumento dei casi di suicidio con la crisi? I dati OCSE, fermi al 2012, ci confermano che una lieve crescita c’è stata: da 5,6 casi ogni 100.000 abitanti del 2006 ai 6,3 del 2012. Parlare di boom sarebbe esagerato e, in ogni caso, resta da vedere quanti dei maggiori casi possano essere ricondotti alla crisi economica. In Germania, ad esempio, dopo un trend calante pluridecennale, si è passati da 10,2 a 10,7 nel periodo 2007-2014, ma non risulta che l’economia tedesca abbia registrato un tonfo in quelli anni, per quanto anch’essa abbia accusato la crisi mondiale.

Il fenomeno nei suicidi in Italia nei decenni

Interessante è anche notare come il tasso di suicidi in Italia risulti oggi agli stessi livelli di 40 anni fa, persino leggermente più basso, mentre il periodo peggiore è stato intorno alla metà degli anni Ottanta, quando si è arrivati all’apice di 8,8 casi ogni 100.000 abitanti (1985), un fatto che continuerebbe a smentire il legame tra crisi e fenomeno, se è vero che nell’immaginario collettivo, gli anni Ottanta non vengano ricordati come una fase buia per la nostra economia.

E anche la Francia ha accusato lo stesso trend, seppure con numeri notevolmente maggiori. Alla metà degli anni Ottanta, decidevano di togliersi la vita più di 24 francesi su 100.000, quasi il doppio di oggi. Con l’eccezione del biennio 2008-’09, però, l’incidenza nel paese è stata in calo anche nell’ultimo decennio di crisi.

Grafico suicidi negli anni

A cosa sono legati i suicidi?

Leggendo i numeri, viene da chiedersi perché i suicidi siano molto più diffusi nell’Europa orientale e del Nord, mentre risultino generalmente molto bassi al Sud. Che il fattore climatico incida in un qualche modo? Se fosse così, non si capirebbe perché i dati siano così differenti tra Italia e Francia, paesi confinanti. Viene allora in mente la struttura familiare, che laddove è più forte sarebbe in grado di offrire un maggiore sostegno materiale e psicologico a chi ha evidentemente bisogno. Non si spiegherebbe, però, perché le tradizionali e cattoliche Irlanda e Polonia risultino tra i paesi con maggiore incidenza di suicidi (è allarme tra i teenagers irlandesi), così come non si capirebbe come mai il dato sia così basso, ai livelli del Sud, nel Regno Unito, dove pure la struttura familiare sembra essere più simile a quella del resto del Nord Europa.

Volendo trovare ad ogni costo una spiegazione, potremmo azzardare che il fenomeno dei suicidi sarebbe legato molto al tasso di alcoolismo, notoriamente basso in Italia e negli altri stati del Sud, alto tra i paesi freddi. Si spiegherebbe, ad esempio, il dato elevatissimo in Russia, dove nel 2012 si sono tolti la vita 53,9 uomini e 9,5 donne su 100.000 abitanti.

Tuttavia, non sembra che l’alcolismo sia una piaga francese e, al contrario, che risulti estraneo al Regno Unito. Insomma, i dati forniti dall’Eurostat e quelli ancora più completi dell’OCSE ci offrono un’immagine assai interessante del fenomeno, smentendo ricostruzioni giornalistiche spesso tese solo a speculare su tristi fatti di cronaca, che per fortuna nel nostro paese continuano a restare casi quasi isolati.

 

 

 

 

 

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