Crisi spread, perché l’Italia è oggi ancora più periferia del 2011 nell’Eurozona

I rendimenti dei BTp stanno allontanandosi sempre più da quelli spagnoli. A differenza di 5 anni fa, la crisi dello spread sta colpendo proprio l'Italia.

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I rendimenti dei BTp stanno allontanandosi sempre più da quelli spagnoli. A differenza di 5 anni fa, la crisi dello spread sta colpendo proprio l'Italia.

La crisi dello spread è tornata e la rapidità con la quale si sta dispiegando appare preoccupante. A metà mattinata, i rendimenti decennali dei nostri BTp sono schizzati al 2,33%, ai massimi da luglio del 2015, segnando un aumento di 8 punti base rispetto ai livelli di chiusura di venerdì scorso ed esibendo uno spread con gli omologhi Bund di quasi 185 punti base, il massimo da due mesi, ovvero dalle sedute precedenti al referendum costituzionale del 5 dicembre scorso.

Dato ancora più allarmante, però, è che il differenziale con i Bonos spagnoli si è ampliato ormai a circa 70 bp. I decennali emessi da Madrid rendono, infatti, l’1,64%.

Cosa vi sia dietro a questa repentina sterzata negativa per i nostri bond è evidente: i mercati temono nuove elezioni a breve e stanno scommettendo su un esito potenzialmente negativo per la nostra permanenza nell’Eurozona, ovvero o in una vittoria del sempre più ampio fronte euro-scettico (Movimento 5 Stelle e Lega Nord, in testa) o in un impasse, considerando che allo stato attuale, nessuno schieramento avrebbe la maggioranza per governare da solo. (Leggi anche: Spread, perché si allarga)

La crisi dello spread oggi più grave di 5 anni fa

Se alla mente riaffiorano i ricordi poco felici del biennio terribile 2011-’12, quando i rendimenti sovrani italiani esplosero e lo spread con i Bund si allargò fino a un massimo storico in era euro di 576 pb sulla scadenza decennale, il dato che dovremmo comprendere è che la situazione attuale appare persino peggiore di allora, per quanto anestetizzata dal “quantitative easing”, che rende ancora bassissimi i livelli assoluti dei rendimenti.

Allora, la crisi non colpì l’Italia specificatamente, ma l’insieme del Sud Europa, come dimostra il fatto che, mentre i nostri decennali si spinsero fin quasi al 6,2% nel luglio del 2012, quelli spagnoli arrivarono a quasi il 6,8%. Dunque, si trattò di una fuga dei mercati dalla parte più debole dell’Eurozona, quella dai fondamentali meno solidi. (Leggi anche: Crisi spread, ritorno atteso)

 

 

 

Italia sempre più periferia nell’Eurozona

Oggi, invece, stiamo assistendo a un trend diverso.

I rendimenti sono in risalita persino in Germania, per effetto del surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, specie con l’avvio dell’era Trump. Tuttavia, quelli spagnoli sono cresciuti quest’anno di 24 bp, quelli italiani di 40 bp. Dalla fine di settembre, i primi sono aumentati di 75-76 bp, i nostri sono esplosi di 114 bp.

La Spagna visse un deterioramento del suo mercato dei bond nel corso del 2015, quando si avviava verso nuove elezioni, seguite da quasi un anno di stallo politico-istituzionale. Tuttavia, allora i suoi rendimenti decennali non si allontanarono così tanto da quelli italiani, restando al di sopra di 15-max 20 bp, contrariamente a quanto sta avvenendo ai nostri danni nelle ultime settimane. (Leggi anche: Spread con Spagna a 65 punti)

BTp a lunga scadenza i più colpiti

Per essere brutali, l’Italia sta diventando la periferia della periferia dell’Eurozona, allontanandosi non solo dalle economie “core”, bensì pure da quelle secondarie, come la Spagna. A titolo di esempio, si consideri che il trend del Portogallo negli ultimi quattro mesi è stato del tutto simile al nostro.

Il colpo lo stanno accusando, per lo più, i titoli a più lunga scadenza. Il BTp 2067, emesso il 4 ottobre scorso dal Tesoro, perde da quel giorno il 17,5% e segna in questi minuti il minimo assoluto dalla data del collocamento sul mercato. (Leggi anche: Spread a 187 punti e BTp 2067 a -16%)

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