Crisi BTp, le mosse di Draghi dopo il referendum

La BCE ha già pronto il piano per mettere in sicurezza i nostri BTp, nel caso domenica vincesse il "no" al referendum e i mercati reagissero male. Ma l'aiuto sarebbe momentaneo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE ha già pronto il piano per mettere in sicurezza i nostri BTp, nel caso domenica vincesse il

La BCE si tiene pronta ad acquistare più titoli di stato italiani, nel caso che una vittoria del “no” al referendum costituzionale di domenica prossima dovesse provocare una fuga dal mercato dei BTp. Lo hanno rivelato ieri quattro funzionari dello stesso istituto all’agenzia di stampa Reuters, che non hanno voluto svelare la loro identità, trattandosi di un dossier riservato. Stando a tali fonti, da lunedì prossimo e all’interno del mandato ricevuto con il “quantitative easing”, Francoforte sarebbe in grado di spostare parte degli acquisti di bond governativi in favore di quei mercati eventualmente in affanno.

Gli stessi funzionari anonimi hanno aggiunto che allo scopo non si ravviserebbe la necessità di ottenere una specifica autorizzazione da parte del board della BCE, perché sarebbe pacifica la sufficiente flessibilità nell’attuazione del QE da 80 miliardi mensili. Tuttavia, precisano, tale sostegno all’Italia potrebbe durare “giorni o settimane”, ma non sarebbe permanente, ricordando come il programma di allentamento monetario serva a fare accelerare l’inflazione nell’Eurozona verso il target (quasi il 2%), non a calmierare i rendimenti sovrani di questo o quel paese. (Leggi anche: Spread, rendimenti BTp e referendum: cosa farà Draghi se vincesse il “no”?)

L’aiuto sarebbe temporaneo

Dunque, ha dichiarato uno dei funzionari, se l’Italia dovesse avere bisogno degli acquisti della BCE oltre un certo periodo, dovrebbe fare ricorso all’OMT (“Outright Monetary Transactions”), che alle cronache finanziarie di questi anni è noto anche come “scudo/piano anti-spread”. L’attivazione del piano deve essere richiesta dal governo e viene concessa dietro la firma di un memorandum d’intesa sulle riforme. Ciò equivarrebbe sostanzialmente a un commissariamento della politica economica di uno stato da parte della BCE, per cui nessuno ha mai richiesto nell’Eurozona l’OMT sin dall’estate del 2012, quando fu annunciato e messo a punto.

Che la BCE possa fornirci solo un aiuto temporaneo lo si capisce dall’analisi delle regole preposte all’esercizio del QE. Gli acquisti di assets (titoli di stato, Abs, covered e corporate bonds) emessi in uno stato dell’Eurozona avvengono in misura percentuale al peso economico che quella economia ha sull’intera area (“capital key”). Ciò implica che i Bund tedeschi possano essere acquistati mensilmente per un importo pari al 50% superiore a quello spettanti ai nostri BTp. (Leggi anche: BCE pensa a cambiare il QE, Bundesbank infuriata)

 

 

 

Il piano della BCE per tutelare i BTp

Nei mesi scorsi, al fine di disinnescare un possibile attacco finanziario contro l’Italia, ma anche per ridurre il rischio di carenza di titoli tedeschi, la BCE aveva fatto trapelare l’intenzione di legare gli acquisti degli assets al peso che ciascun mercato di questi avrebbe. Ne risulterebbe, che l’Italia, avendo un debito pubblico superiore a quello tedesco in valore sia assoluto che percentuale sul pil, vedrebbe acquistare Francoforte più BTp di Bund. La riforma paventata è oggetto di strali da parte della Germania, che con la Bundesbank l’ha definita una “monetizzazione mascherata” di alcuni debiti sovrani. (Leggi anche: Italia sotto attacco finanziario)

Lo scenario davanti a noi sarebbe, pertanto, il seguente: la BCE intensificherebbe per qualche settimana gli acquisti di BTp, se i mercati dovessero reagire molto negativamente a un’eventuale vittoria del “no”. Se la fuga dal mercato del debito sovrano italiano non dovesse arrestarsi con il trascorrere delle settimane, innalzando lo spread BTp-Bund e i rendimenti nostrani, Francoforte avrebbe a disposizione l’arma dell’OMT per frenare la tempesta finanziaria. Tuttavia, essa presuppone una richiesta, come detto, del governo e l’accettazione di una serie di riforme, cosa che rende molto improbabile, specie sotto probabili elezioni, che ciò accada.

Ecco, allora, che al board di fine gennaio, il governatore Mario Draghi, che l’altro ieri ha definito “sostenibile” il debito pubblico italiano, proporrebbe ai colleghi banchieri centrali di passare dalla “capital key” agli acquisti di bond legati alle dimensioni dei relativi mercati. La Bundesbank farebbe fuoco e fiamme, a parole; nei fatti, nemmeno i tedeschi vorrebbero che le cose precipitassero nell’Eurozona, a ridosso delle elezioni federali in Germania, altrimenti i consensi degli euro-scettici dell’AfD volerebbero e metterebbero a rischio la permanenza della stessa Berlino nell’unione monetaria. Sarebbe la fine dell’euro. (Leggi anche: Quantitative easing, Germania all’attacco di Draghi)

 

 

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Argomenti: Bce, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia, Mario Draghi, quantitative easing, Spread

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