La crisi de Il Sole 24 Ore segna la caduta di Confindustria e il flop di Boccia

La crisi de Il Sole 24 Ore travolge Confindustria, la cui autorevolezza sarebbe di gran lunga intaccata da una presunta vicenda di conti gonfiati e di mala gestione editoriale.

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La crisi de Il Sole 24 Ore travolge Confindustria, la cui autorevolezza sarebbe di gran lunga intaccata da una presunta vicenda di conti gonfiati e di mala gestione editoriale.

Nonostante il cedimento in borsa di oggi (-2,41% alle ore 13.15), le azioni de Il Sole 24 Ore restano del 20,5% al di sopra del prezzo di chiusura di venerdì scorso, scontando la reazione del mercato alle dimissioni del direttore Roberto Napoletano, messo in aspettativa per sei mesi senza stipendio dal cda e sostituito ad interim da Guido Gentili, già collaboratore e alla guida del quotidiano finanziario tra il 2001 e il 2004. Napoletano era a capo della testata da circa sei anni e mezzo, ma era stato già sfiduciato nell’ottobre scorso dai tre quarti della sua stessa redazione, seppure riconfermato alla direzione dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. L’organizzazione degli imprenditori italiani è azionista di riferimento con i due terzi del capitale detenuto. (Leggi anche: Crisi Sole 24 Ore, sfiduciato direttore Napoletano)

Lo scossone che ha travolto i vertici de Il Sole è arrivato la settimana scorsa, quando Napoletano è stato iscritto nel registro degli indagati insieme all’ex presidente Benito Benedini e l’ex ad, Donatella Treu, a seguito di un’inchiesta per il presunto taroccamento di abbonamenti digitali, commissionati da Eurofrepress alla società inglese Di Source, così come anche per le presunte vendite cartacee fasulle, con l’obiettivo di stampare copie da mandare al macero, gonfiando così i numeri sia degli abbonati online che degli acquirenti cartacei.

Napoletano si difende, Confindustria in cerca di denari

Raggiunto dalle telecamere de Il Fatto Quotidiano, l’ex direttore ha smentito di essere mai stato al corrente delle copie fake, aggiungendo di essere la “persona più trasparente” e di “avere dato la vita per questo giornale”. Saranno le indagini dei magistrati a verificare chi abbia commesso cosa. Napoletano, che resta innocente fino a giudizio definitivo, è semmai il principale responsabile della crisi di un quotidiano, che non ha saputo né proporsi al web, né resistere alla crisi della carta stampata.

Solo nel 2016, ha bruciato 60 milioni di euro, mentre in questi mesi continua a perdere qualcosa come 5 milioni di euro a settimana. Servirebbero almeno 100 milioni per l’aumento di capitale, ma domani il cda è probabile che vari una ricapitalizzazione più vicina a 50 milioni o forse anche inferiore a tale somma. Confindustria, infatti, di liquidità in cassa ne ha poca e, soprattutto, nessuno crede realisticamente in Via dell’Astronomia, che basteranno poche decine di milioni di capitali freschi per rilanciare il quotidiano. Nell’era di internet, puntare sulla carta stampata sembra a tutti un suicidio. (Leggi anche: Crisi Sole 24 Ore, Confindustria per aumento di capitale)

Il flop del primo anno di presidenza Boccia

Per di più, la presidenza Boccia dovrebbe chiedere i quattrini a quelle ricche associazioni del nord, come Assolombardia, contro le quali ha vinto lo scorso anno, dopo una dura battaglia che lo ha visto contrapporsi ad Alberto Vacchi, esponente proprio dell’industria settentrionale del nostro paese. In nemmeno un anno sotto la sua guida, Confindustria ha già subito due batoste di non poco conto, uscendo battuta sul dibattito attorno alla riforma della Costituzione (Boccia ha fatto campagna attiva per il “sì” al referendum di dicembre) e screditata anche in relazione alla pessima gestione del dossier Il Sole 24 Ore, avendo ingoiato il rospo amaro di un direttore indagato insieme alla vecchia dirigenza, quando lo aveva difeso fino all’arrivo dell’avviso di garanzia. (Leggi anche: Referendum costituzionale, le vere ragioni del “sì” di Confindustria)

Sembra facile replicare agli industriali italiani di avere dato pessima prova di gestione non solo di una linea editoriale evidentemente fallimentare, ma anche della società in sé, in tema di conti e di trasparenza. Ricordiamoci, che il quotidiano è quotato in borsa e quel che accade a Via Monte Rosa di Milano non è affare solo di Boccia o del suo direttore, bensì pure di chi investe quattrini nelle sue azioni. La crisi è così grave, che si parla non solo dell’arrivo di un nuovo direttore, bensì pure di un cambio di proprietà. Nei giorni scorsi si è vociferato dell’interessamento di Francesco Gaetano Caltagirone, oggi a capo di quotidiani come Il Messaggero. Tutto questo, mentre Confindustria perde pezzi anche tra gli associati, come testimonia l’addio di qualche anno fa di Fiat, relegata in maniera crescente a rappresentare gli interessi di un nucleo di società partecipate dallo stato e che, quindi, di libero mercato odora sempre meno.

Il Sole 24 Ore ha necessità di una cura dimagrante abbastanza cruenta. Dei 1.200 dipendenti, di cui 200 giornalisti, la metà potrebbe andare a casa, ma per Confindustria si tratterebbe di un’ammissione di fallimento l’invio di 600 lettere di licenziamento. D’altro canto Confindustria appare poco credibile nel parlare di tagli alla spesa pubblica e di efficienza, quando ha ampiamente dimostrato di avere combinato un disastro con il suo giornale. Quel “fate presto” rivolto al governo Monti a fine 2011 come titolo principale da un Napoletano appena arrivato alla direzione de Il Sole si è trasformato in una pena del contrappasso per il principale quotidiano economico mainstream italiano, voce sempre meno autorevole, incisiva, seguita e credibile nel complesso dell’informazione del Belpaese.

 

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