Crisi Popolare di Bari e responsabilità innegabili di Bankitalia

La vigilanza bancaria in Italia non ha funzionato per l'ennesima volta in pochi anni e, anziché chiudersi a riccio in una difesa stucchevole, il governatore Ignazio Visco dovrebbe dare risposte serie al mercato.

di , pubblicato il
La vigilanza bancaria in Italia non ha funzionato per l'ennesima volta in pochi anni e, anziché chiudersi a riccio in una difesa stucchevole, il governatore Ignazio Visco dovrebbe dare risposte serie al mercato.

Banca d’Italia nell’occhio del ciclone ancora una volta per la crisi di un istituto – la Popolare di Bari – che poteva e doveva essere evitata in tempo e che, invece, il sistema dei controlli, rivelatosi carente, ha consentito che degenerasse nel collasso di queste settimane.

Il governatore Ignazio Visco si difende dalle accuse che gli provengono in questi giorni da più parti, reagendo a quel “silenzio imbarazzante” di cui parla il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sostenendo che l’ente non possa intervenire nella conduzione della banca e addebitando i casi critici di questi anni alla più grande recessione dell’economia italiana “della storia unitaria del nostro Paese”, notando come le banche con il 90% degli attivi sul mercato domestico abbiano reagito senza convulsioni.

Bankitalia: Visco verso il bis, ma basta ignorare errori su crisi banche

Eh, no! Il sistema di chiude per l’ennesima volta a riccio e nemmeno fa autocritica, così come mai lo fece dopo le modalità disastrose con cui vennero poste in risoluzione quattro banche minori nell’autunno del 2015 o come dopo che emersero casi di pessima governance e di vera e propria violazione diffusa delle regole per le due venete e MPS. Visco non spiega, ma conferma che la vigilanza bancaria, a suo dire, avrebbe svolto il suo compito. L’uomo della strada, quindi, ne dedurrebbe che il sistema dei controlli, per quanto laborioso e ultra-“tecnico”, sia sostanzialmente inutile nel prevenire le crisi, cioè nel difendere i risparmiatori e al contempo i contribuenti.

In effetti, qualcosa non quadra nella vicenda della Popolare di Bari. Come riporta la stessa Repubblica, nell’ottobre del 2013, l’allora presidente Marco Jacobini accoglie in sala consiliare Carmelo Barbagallo, a capo della vigilanza di Palazzo Koch. Il secondo riferì al primo che l’esito dell’ispezione condotta tra l’aprile e l’agosto di quell’anno era stato parzialmente negativo. Ciononostante, quello stesso 23 ottobre il consiglio di amministrazione della banca annota sul verbale di avere inviato una lettera alla Cassa di Risparmio di Teramo (Tercas) per formalizzare il salvataggio in suo favore con un importo di 280 milioni, oltre all’erogazione di un mutuo da 480 milioni.

Vigilanza Bankitalia non trasparente

Strano, ma negli stessi minuti in cui il capo della vigilanza comunica alla Popolare di Bari l’esito semi-negativo dell’ispezione, questa partecipa formalmente al salvataggio di un’altra banca, esposta tra l’altro proprio verso Bankitalia con un finanziamento. E sappiamo che quel salvataggio è stato concausa forte dei problemi in cui è precipitata la Popolare. Ebbene, il caso ne ricorda un altro di proporzioni assai maggiori e avvenuto sotto il naso di Bankitalia nel 2007: era novembre e MPS lanciava un’OPA da ben 9 miliardi per rilevare Antonveneta, che era stata acquisita pochi mesi prima da Santander per appena 6 miliardi. Anzi, la spagnola effettivamente concluse l’operazione di acquisto poche ore prima di cederla alla senese, realizzando un profitto di 3 miliardi sui sei investiti solo teoricamente, non essendo avvenuto alcun esborso cash.

Come se firmassi il compromesso per acquistare un immobile per 100.000 euro e prima ancora di andare dal notaio per formalizzare l’operazione lo rivendessi a terzi per 150.000 euro, guadagnando 50.000 euro e senza aver speso di mio un solo euro. Nemmeno quella volta Bankitalia ebbe qualcosa da ridire. Che per caso bisognasse nascondere la polvere sotto il tappeto di una banca italiana a rischio? E anche quel salvataggio camuffato da operazione di mercato finì per distruggere il salvatore.

Bankitalia arbitro dubbio

Altro che vigilanza neutra, quell'”arbitro” di cui parla il governatore. Qui, siamo dinnanzi a un ente che orchestra salvataggi e li accolla a chicchessia, meglio se squattrinati, così che non possano nemmeno rifiutarsi. Questo sistema dei controlli sfugge al monitoraggio del Parlamento, che in ultima istanza è costretto ogni volta a intervenire, trasferendo le perdite delle banche ai contribuenti per salvare i risparmiatori.

E se Visco spiega che il suo lavoro sia diventato più complicato dalle nuove norme europee sui salvataggi bancari (“bail-in”), dov’era quando quell’apparato di regole veniva discusso a Bruxelles e successivamente a Roma? Si è levata la sua opposizione o come sul MES, dopo una timida critica iniziale, si è optato per fare quadrato sulle decisioni dell’establishment continentale? No, caro governatore Visco, Bankitalia non è stata capace di tutelare i risparmi.

Lo hanno fatto i contribuenti della Nazione, obtorto collo, tramite leggi varate in fretta e furia dai governi e approvati dal Parlamento, sui quali è ricaduta l’estrema impopolarità di situazioni, obiettivamente sfuggenti al loro controllo e che hanno origine nella conduzione opaca e fallimentare della sua vigilanza.

Caso Bankitalia: su Visco Renzi ha trasformato in tifo una riflessione necessaria 

[email protected] 

Argomenti: , ,