Crisi politica in Germania, rischi e opportunità per l’Italia dalla caduta della Merkel

Il lungo regno della cancelliera Merkel in Germania volge al termine. Per l'Italia esistono opportunità e anche rischi molto elevati dal futuro politico tedesco sempre più vicino.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il lungo regno della cancelliera Merkel in Germania volge al termine. Per l'Italia esistono opportunità e anche rischi molto elevati dal futuro politico tedesco sempre più vicino.

Il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ha offerto le sue dimissioni ieri, al termine di una giornata politica drammatica in Germania. Scadeva, infatti, l’ultimatum posto dallo stesso alla cancelliera Angela Merkel per trovare un accordo sui migranti accettabile con i partner europei, altrimenti il leader della CSU aveva anticipato che avrebbe adottato misure unilaterali sui respingimenti dei clandestini alle frontiere nazionali. Giudicando insoddisfacenti le intese bilaterali strette tra Berlino e numerosi stati della UE, tra cui Grecia e Spagna, ma non l’Italia, Seehofer ha chiarito al suo partito di avere intenzione di dimettersi, ma ha congelato il passo indietro dal governo fino a oggi, visto che stasera si terrà una riunione dei conservatori bavaresi per capire il da farsi.

Crisi migranti e Trump accelerano la caduta di Frau Merkel

Frau Merkel si trova ad affrontare la più grave crisi politica dal 2005, anno in cui è arrivata alla cancelleria dopo il tonfo alle regionali dei socialdemocratici, che portò alle dimissioni Gerhard Schroeder. Non intenzionata a concedere alcunché all’alleato, temendo che i respingimenti nazionali possano tradursi nella fine dell’area Schengen e, quindi, persino della stessa UE e dell’euro, la cancelliera tiene il punto, confortata dall’apparente indisponibilità della CSU a porre fine alla storica alleanza con la sua CDU e a fare cadere il governo di Grosse Koalition dopo soli 100 giorni dalla nascita, a sua volta il frutto di 6 mesi di estenuanti trattative tra i partiti.

Le ripercussioni della crisi tedesca in Europa

I bavaresi sono terrorizzati dall’idea di subire un’emorragia di consensi alla loro destra alle elezioni regionali, in favore degli euro-scettici dell’AfD, che sulla crisi dei migranti hanno da tempo posizioni molto dure, giudicate dagli avversari come “razziste”. I sondaggi certificano la crisi del centro-destra, oltre che dei socialdemocratici, con il primo sotto il 30% e i secondi in area 16-17%, incalzati proprio dall’AfD. A questo punto, se la crisi politica degenerasse e portasse ad elezioni anticipate, non sarebbe solo la caduta di Frau Merkel, ma di tutto il sistema istituzionale tedesco post-bellico. La fine dell’alleanza tra CDU e CSU rischia di avere serie ripercussioni non solo in patria, bensì in tutta Europa.

L’Italia è parte non marginale di questi accadimenti. Seehofer ha posto l’ultimatum alla cancelliera dopo essersi visto respingere il suo “Masterplan” sui migranti, a sua volta legato alla volontà espressa di creare un asse con Vienna e Roma sulla gestione del fenomeno. In pratica, i conservatori bavaresi si sentono più allineati a Matteo Salvini e al cancelliere austriaco Sebastian Kurz, con quest’ultimo da ieri ad avere assunto la presidenza di turno della UE. E proprio il mancato accordo tra Germania e Italia sui flussi ha rinvigorito le critiche del ministro all’indirizzo del suo stesso governo, visto che sono proprio gli sbarchi sulle coste siciliane a rappresentare la minaccia principale per la tutela dei confini europei.

E ora la Germania si divide anche sull’euro, la Merkel è ormai un’anatra zoppa 

Che la Merkel sia sotto pressione lo abbiamo visto anche al Consiglio europeo dei giorni scorsi, in cui la cancelliera praticamente ne è uscita ridimensionata su tutti i temi, incapace sia di trovare soluzioni unitarie, sia di offrirne di proprie ai partner. Ha subito la linea Salvini del premier Giuseppe Conte, dovendo portare a casa un qualche minimo risultato, ma di fatto nemmeno sui temi economici, come le riforme per l’Eurozona, è riuscita a mostrarsi propositiva, limitandosi a giocare d’intesa con la Francia di Emmanuel Macron. E’ la fine del lungo regno merkeliano in Germania e in Europa, anche se non necessariamente la sua caduta come leader tedesco sarà formalizzata oggi o nelle prossime settimane.

Rischi e opportunità per l’Italia

L’Italia può approfittare di questa debolezza politica nella prima economia continentale, incuneandosi tra le divisioni interne al centro-destra teutonico, ma allo stesso tempo dovrà fare bene i conti per il futuro. L’indebolimento di Frau Merkel si traduce nel breve in un disorientamento dei commissari europei a Bruxelles, ergo nella potenziale maggiore capacità del governo Conte di strappare qualche concessione sul fronte fiscale, in particolare. Tuttavia, il futuro politico post-Merkel in Germania sembra destinato a virare a destra, cosa che avrebbe implicazioni pratiche negative per le aspettative proprio di Salvini e del governo giallo-verde. I bavaresi sono conservatori fiscali, ovvero strenui difensori delle politiche di austerità (deficit zero) e oppositori a qualsivoglia progetto di mutualizzazione dei rischi sovrani e bancari. In sostanza, fosse per loro “ognuno per sé e Dio per tutti”.

E allora, con un nuovo governo in vista a Berlino, Roma si ritroverebbe a trattare con un interlocutore ben più rigido, anche se la linea bavarese avrebbe in comune con la Lega di Salvini l’avversione per ulteriori cessioni di sovranità alle istituzioni comunitarie e la rivendicazione di maggiori spazi di azione per i governi nazionali, a discapito dei commissari. Una Germania più spostata a destra arriverebbe ad accettare persino l’ipotesi che gli stati membri dell’Eurozona si dotino di un piano B per tornare alle monete nazionali, ove lo ritenessero opportuno. Sarebbe la fine del mantra dell’euro “irreversibile”, portato avanti ad oggi sia dalla Merkel, sia più concretamente dalla BCE di Mario Draghi.

Tuttavia, all’Italia converrebbe che a Berlino avallassero l’ipotesi di un euro-exit per chi lo volesse? I mercati finanziari non la prenderebbero bene e i BTp sarebbero i primi titoli ad essere posti nel mirino della speculazione. In fondo, la cancelliera continua a rappresentare una sorta di garanzia per la moneta unica, avendo dimostrato anche sulla Grecia di non avere alcuna intenzione di assistere alla rottura dell’area. Non così sarebbe con un governo de-merkelizzato, tanto che nel 2015 l’allora ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, fu artefice di una proposta per cacciare Atene dall’unione monetaria, salvo essere stoppato all’ultimo minuto proprio dalla sua stessa cancelliera. Se cambia la leadership a Berlino, anche i paradigmi su cui si regge l’euro muteranno. E per l’Italia costituirebbe un’occasione storica per cercare di sganciarsi dall’area e un rischio altissimo di tracollo finanziario allo stesso tempo, a seconda dei punti di vista.

La fine dell’era Merkel dagli errori in Grecia alla crisi migranti

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Argomenti: Germania, Politica, Politica Europa, Politica italiana

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