Crisi petrolio, Nigeria alza bandiera bianca e svaluta il naira: -40% in un giorno

La crisi del petrolio pone fine al peg di una petro-valuta dell'OPEC. A differenza del Venezuela, qui la realtà ha prevalso sull'ottusità politica.

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La crisi del petrolio pone fine al peg di una petro-valuta dell'OPEC. A differenza del Venezuela, qui la realtà ha prevalso sull'ottusità politica.

La crisi delle quotazioni del petrolio ha seminato diverse vittime tra i produttori e una di queste è la Nigeria. Il paese africano ha lasciato fluttuare ieri mattina il naira, ponendo fine al peg contro il dollaro, introdotto nel febbraio dello scorso anno a un cambio nel range 197-199. Tuttavia, al mercato nero un dollaro viene scambiato a un cambio di 370, segno della carenza di valuta straniera “pesante”, che si è tradotta da mesi in una offerta di beni e servizi insufficienti, similmente a quanto sta avvenendo da tempo in misura molto più tragica nel Venezuela.

Immediata la reazione del mercato, allorquando il governatore Godwin Emefiele ha annunciato la liberalizzazione del tasso di cambio: il rapporto tra naira e dollaro è precipitato all’istante del 25%, attestandosi fino al record di 260,5. A fine giornata, il cambio era salito a 280, segnando un crollo del 40%.

Svalutazione naira immediata e violenta

La svalutazione è stata così violenta, che la banca centrale sarebbe intervenuta per contrastarla, vendendo dollari all’asta. Poca roba, dinnanzi a una domanda di biglietti verdi, che è stata stimata tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Stando ai traders, da qui a tre mesi il cambio si attesterà a 321 e a 356 tra un anno. Dunque, la svalutazione potrebbe arrivare al 44-45%.

Basterà la fine del peg a porre fine ai problemi dell’economia nigeriana? Difficile che la situazioni migliori nell’immediato. Il paese è alle prese con un calo della produzione di greggio, a causa dei sabotaggi di un gruppo di guerriglieri locali, problema che si affianca a quello del tracollo dei prezzi nell’ultimo biennio.

Problemi non finiti con addio al peg

La banca centrale ha speso 2,7 miliardi di dollari a sostegno della valuta locale quest’anno. La svalutazione di ieri potrebbe rinvigorire le entrate statali, determinando un aumento del valore (in naire) delle esportazioni di greggio. Ma un effetto indesiderato sarà certamente la lievitazione dell’inflazione, che a maggio era già schizzata al 15,6%.

Il presidente Muhammudu Buhari aveva escluso sino ai giorni scorsi il ricorso a una svalutazione del naira per fronteggiare la crisi economica derivante dal greggio. Ma non c’era alternativa credibile e meno dolorosa per i nigeriani. A differenza di Caracas, il paese africano si è arreso alla realtà.

 

 

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