Crisi petrolio, Russia e Venezuela al confronto

Russia e Venezuela al confronto nella gestione della crisi delle quotazioni del petrolio. Due grafici forniscono un'idea della differenza di approccio tra Mosca e Caracas.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Russia e Venezuela al confronto nella gestione della crisi delle quotazioni del petrolio. Due grafici forniscono un'idea della differenza di approccio tra Mosca e Caracas.

La Banca di Russia ha tagliato i tassi di 25 punti base ieri, abbassandoli al 9%. La politica monetaria espansiva di Mosca è resa possibile dall’apprezzamento del cambio, con il rublo che ha guadagnato quest’anno contro il dollaro quasi il 6%, dopo il +16% messo a segno nel 2016, frutto del miglioramento delle quotazioni del petrolio, dopo che erano scese, all’inizio dello scorso anno, ai minimi dal nuovo Millennio. Grazie alla libera fluttuazione del rublo, decisa dall’istituto sin dal novembre del 2014, a pochi mesi di distanza dalla crisi delle quotazioni del petrolio, i ricavi derivanti dall’esportazione del Brent, pari ai due terzi del totale, hanno finito per valere di più in valuta locale, con la conseguenza di avere attutito il contraccolpo del crollo dei prezzi.

Dal grafico di sopra, si evince che la strategia messa in atto dai russi ha funzionato. Essa è passata proprio per l’abbandono della rigidità del cambio, cosa che ne ha provocato una svalutazione fino a quasi il 50% in poco più di un anno, surriscaldando l’inflazione, ma consentendo alla bilancia commerciale di raggiungere un nuovo equilibrio, determinato da minori importazioni e un recupero delle esportazioni, facendo risalire le riserve valutarie già dopo i primi mesi del 2015. Oltre a sostenere la ripresa del pil, anche l’inflazione ha rallentato la sua corsa al 4% attuale, poco più di un quarto rispetto ai massimi toccati due anni fa. (Leggi anche: Russia, economia in ripresa e rublo a +17%)

Il fallimento del Venezuela

Di tutt’altro avviso è stata la banca centrale di Caracas, dove il governo “chavista” di Nicolas Maduro non ha consentito libertà di azione. Il cambio ufficiale è rimasto fisso contro il dollaro e svalutato del 37% un anno fa, ma a fronte di un collasso totale del cambio vigente sul mercato nero, dove un bolivar vale circa 820 volte in meno. Le riserve valutarie non hanno potuto giovarsi di un riequilibrio della bilancia commerciale, la quale ha solo continuato a peggiorare, nonostante il blocco delle importazioni sostanzialmente deciso dal governo. L’inflazione nel Venezuela è esplosa a una percentuale solamente stimabile e nell’ordine dell’800%, ma che il Fondo Monetario Internazionale teme possa schizzare quest’anno a 4 cifre.

La crisi delle quotazioni del petrolio ha segnalato la resilienza, non certo priva di difficoltà, dell’economia russa agli shock esterni, mentre ha provocato il crollo dell’economia venezuelana, che è diventata un esempio tragico di cattiva gestione, con carenza diffusa di beni, inflazione alle stelle, cambio ridotto a carta straccia e violenze diffuse. (Leggi anche: Venezuela in default verso la Russia)

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Argomenti: Crisi del Venezuela, Crisi materie prime, Crisi russa, economie emergenti, Petrolio, quotazioni petrolio

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