Crisi petrolio, OPEC sballa i conti di 100 miliardi dopo 17 anni

Crisi del petrolio fatale per i paesi dell'OPEC, in deficit per la prima volta dal 1998. Quasi dimezzate le esportazioni di greggio in valore.

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Crisi del petrolio fatale per i paesi dell'OPEC, in deficit per la prima volta dal 1998. Quasi dimezzate le esportazioni di greggio in valore.

La crisi delle quotazioni del petrolio, pur in recupero negli ultimi mesi, ma restando intorno al 45% rispetto al picco toccato due anni fa, ha provocato seri problemi alle finanze pubbliche dei membri dell’OPEC, il cartello composto da 14 paesi esportatori (l’Indonesia è l’unico membro importatore netto, nelle statistiche non è compreso il Gabon, che è tornato a fare parte dell’Organizzazione a giugno). Per la prima volta dal 1998, nel loro insieme questi stati hanno registrato un deficit pubblico di 99,6 miliardi di dollari, che si confronta con un avanzo di 238,1 miliardi dell’anno precedente. Il deterioramento dei conti pubblici è stato complessivamente, dunque, di quasi 340 miliardi.

Non accadeva da 17 anni di verificare nell’insieme un “buco” di bilancio, risalendo l’ultimo ai tempi della crisi delle tigri asiatiche di fine anni Novanta, quando il prezzo del greggio crollò fin sotto i 10 dollari al barile e risalì lentamente negli anni successivi.

Esportazioni petrolio dimezzate

Il valore delle esportazioni di greggio da parte dei membri dell’OPEC si è quasi dimezzato lo scorso anno, scendendo del 45,8% a 518,2 miliardi, ai livelli più bassi degli ultimi 10 anni, sostanzialmente “bruciando” qualcosa come quasi 440 miliardi di dollari.

La sola Arabia Saudita ha registrato nel 2015 un deficit di 98 miliardi, pari al 15% del suo pil. Ciò implica che i rimanenti 12 paesi del cartello avrebbero nel complesso un disavanzo di appena qualche miliardo, segnalando come i bilanci siano anche profondamente differenti di stato in stato. Le situazioni più critiche si hanno in Venezuela e Nigeria. Il primo ha chiuso l’esercizio con un deficit del 20% e la sua economia è sprofondata in recessione, con carenza molto diffusa di beni primari e inflazione a tre cifre. Le sue riserve valutarie sono scese ai minimi dal 2003.

Grandi difficoltà anche in Nigeria, dove un quinto delle riserve è stato intaccato nell’anno e questa settimana si è resa obbligatoria la svalutazione del naira, che ha perso il 30% in appena un paio di sedute. Per porre un freno alle varie crisi fiscali, i governi hanno negli ultimi mesi iniziato a tagliare parte dei sussidi generosamente elargiti alla popolazione negli anni del boom. Il rischio è di provocare, però, malcontento nel breve periodo, per cui la stessa Riad mostra cautela su questo versante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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