Crisi PD: Alfano e Pisapia mollano Renzi, che resta senza alleati

Matteo Renzi e il suo PD sono rimasti soli. Angelino Alfano e Giuliano Pisapia li mollano e adesso la corsa elettorale diventa davvero un incubo per il Nazareno.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Matteo Renzi e il suo PD sono rimasti soli. Angelino Alfano e Giuliano Pisapia li mollano e adesso la corsa elettorale diventa davvero un incubo per il Nazareno.

Nemmeno nel peggiore dei suoi incubi avrebbe potuto immaginare che sarebbe rimasto solo e senza alleati disposti a sostenerlo alle elezioni politiche dell’anno prossimo. Invece, Matteo Renzi ha dovuto prenderne atto amaramente ieri, quando nel giro di poche ore ha perso due alleati: Alternativa popolare e Campo Progressista, ovvero due formazioni rispettivamente di centro (-destra) e di sinistra. L’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che da mesi cercava di stringere un’intesa con il PD, nel tentativo di ricreare uno spazio politico di centro-sinistra, ieri ha gettato la spugna, annunciando il passo indietro “definitivo” e recriminando contro il Nazareno e l’esecutivo, rei di averlo “preso in giro”, come sullo “ius soli”, che da priorità è diventato un tema in fondo all’agenda parlamentare della maggioranza. Adesso, Pisapia guarda con interesse a quel Liberi e Uguali di Pietro Grasso, che nei fatti raggruppa tutte piccole formazioni che stanno alla sinistra del PD e che punta, almeno nelle intenzioni, a ottenere il 10% dei consensi alle urne. (Leggi anche: La sinistra italiana ha trovato l’anti-Renzi)

Nelle stesse ore, dagli studi di Porta a Porta, Angelino Alfano scioccava il pubblico, dichiarando che non si ricandiderà alle prossime elezioni (“ma non mi ritiro dalla vita politica”) e ammettendo che nel suo partito vi sarebbero grosse divisioni sul futuro, aggiungendo che vorrebbe così dare la prova che quanto sinora fatto non è stato frutto della volontà di tenersi incollato alla poltrona. Se è probabile che la scelta di Alfano sia più strategica, scommettendo sulla breve durata della prossima legislatura e su un ritorno sulla scena da politico con a cuore non le poltrone, bensì il bene dell’Italia, essa riflette parecchio le schermaglie all’interno dei centristi, con esponenti come Roberto Formigoni, Maurizio Lupi e Gabriele Albertini che vorrebbero tornare con il centro-destra e altri, come Fabrizio Cicchitto e Beatrice Lorenzin (ma anche Pierferdinando Casini) a spingere per un’alleanza con il PD.

Alla fine, tutti i suoi uomini gli avrebbero detto chiaramente che, quale sarebbe la loro scelta, la sua candidatura porrebbe problemi per i possibili alleati. Alfano è percepito come un traditore a destra e un politico con cui non averci nulla a che fare a sinistra. E così, nel giro di poche ore, Renzi ha perso due alleati preziosi, che pur disponendo ciascuno di pochi voti, gli assicuravano una minima copertura a destra e sinistra e una corsa non solitaria del PD, che con i seggi assegnati con l’uninominale deve cercare di ottenere almeno un voto in più degli altri avversari per sperare di restare competitivo. Con il 25% scarso di cui viene accreditato, il PD rischia una debacle storica alle urne, finendo potenzialmente in terza posizione, alle spalle di centro-destra e Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo starebbe facendo asse con il rassemblement di sinistra capeggiato da Grasso e si preparerebbe a possibili alleanze parlamentari dopo le elezioni. E persino il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, sarebbe intenzionato a non ripresentarsi alle prossime elezioni, anche perché spiega di non vedere nel PD quel “partito riformista” che aveva sperato fosse.

Guai per Renzi anche sul fronte banche

Ma i guai per Renzi non sono finiti. Oltre all’isolamento politico, sta facendo già i conti con la campagna mediatica degli avversari, specie grillini, sulle banche. Sperava di intonare un controcanto, per il quale sarebbero stati Bankitalia e Consob i responsabili delle crisi che hanno portato ai salvataggi a carico dei contribuenti italiani, ma la Commissione si sta rivelando un boomerang per il suo partito, tanto che ieri ha accettato persino la richiesta pentastellata di convocare l’ex ad Unicredit, Federico Ghizzoni, entro il 22 dicembre prossimo. Ghizzoni si ritiene che abbia ricevuto richiesta da parte dell’allora ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, affinché salvasse Banca Etruria, prossima al crac. Le sue parole potrebbero diventare esplosive e fonte per una campagna elettorale avvelenata, di cui il PD sarebbe l’unica formazione a pagare pegno. (Leggi anche: La bomba sulle banche sta travolgendo il governo)

E allora, oggi come oggi potrebbe sembrare fantapolitica l’obiettivo fissato da Silvio Berlusconi per la sua Forza Italia di arrivare al 30%, quando sarebbe al momento intorno al 17%. Tuttavia, l’ex premier confiderebbe proprio nel tracollo del PD e di uno spostamento di consensi dai centristi in via di definitivo scioglimento e parzialmente anche dalla Lega Nord di Matteo Salvini. L’ipotesi che il centro-destra superi il 40% e conquisti persino la maggioranza parlamentare non appare più così peregrina. E a rendere possibile l’ennesima resuscitazione del Cavaliere sarebbe stato colui che si sentiva più furbo di tutti e che nel giro di un anno è passato da padre e padrone della Repubblica a uno dei tanti ex scarsamente influenti di cui è affollata la politica italiana.

 

 

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Argomenti: Matteo Renzi, Politica, Politica italiana

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