Crisi MPS: perché l’aumento è a rischio e il bail-in si avvicina

Il piano di aumento MPS da 5 miliardi fa acqua da più parti. L'unica ipotesi realistica ad avanzare è quella del bail-in, contrastata solo da un possibile salvataggio ad opera dell'Europa.

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Il piano di aumento MPS da 5 miliardi fa acqua da più parti. L'unica ipotesi realistica ad avanzare è quella del bail-in, contrastata solo da un possibile salvataggio ad opera dell'Europa.

Le azioni MPS sono risalite in prossimità dei 20 centesimi l’una, dopo essere sprofondati ai nuovi minimi storici in settimana. La banca senese continua a capitalizzare in borsa appena 560 milioni di euro, 9 volte in meno l’aumento di 5 miliardi, che dovrebbe essere esercitato nei prossimi mesi, anche se s’ipotizza ormai da settimane uno slittamento all’inizio del 2017.

Il recupero di ieri è arrivato in coincidenza con alcune indiscrezioni lanciate dal Financial Times, secondo le quali il piano di ricapitalizzazione sinora discusso non dovrebbe vedere la luce, in quanto sarebbe sostituito da un altro, che contemplerebbe l’arrivo a Siena di un cavaliere bianco, un socio forte, pronto a investirvi un miliardo di euro.

(Leggi anche: Aumento MPS, rischio bail-in)

Aumento MPS, spunta un cavaliere bianco?

Sull’identità di questo nuovo socio circolano solamente le voci di uno o più fondi sovrani interessati. L’aumento da 5 miliardi scenderebbe così a soli due cash e senza diritto di opzione per i soci attuali, dato che altri due miliardi potrebbero essere reperiti con la conversione obbligatoria delle obbligazioni subordinate.

Ma l’ottimismo sembra esagerato, destinato a lasciare spazio all’analisi oggettiva delle cifre in gioco. Oggi, gli obbligazionisti subordinati di MPS (retail e istituzionali) posseggono bond per oltre 5 miliardi di euro e a un prezzo medio di 70 centesimi sul mercato secondario. (Leggi anche: Truffa conversione obbligazioni subordinate MPS)

 

 

 

Conversione bond MPS ipotesi di scarso aiuto

Se tutti decidessero di convertire le loro obbligazioni in azioni e ai prezzi di mercato, la banca sfoltirebbe il suo debito di oltre 1,5 miliardi, tagliando il fabbisogno di capitale a 3,5 miliardi. E perché mai un obbligazionista dovrebbe esporsi a un rischio così grande, ricevendo in cambio quanto già oggi gli offrirebbe il mercato?

In effetti, affinché l’operazione di conversione sia considerata allettante, dovrebbe supporre un’offerta da parte di MPS più generosa delle attuali quotazioni dei bond sul mercato, ovvero una via di mezzo tra di esse e il valore nominale a scadenza (100%). Ma una simile ipotesi sfoltirebbe l’aumento di 7-800 milioni appena, sempre che tutti gli obbligazionisti aderissero.

(Leggi anche: Crisi banche italiane: il mercato ha tanto denaro?)

Rischio bail-in per obbligazionisti MPS

E c’è un rischio collegato a tale operazione, ovvero che gli obbligazionisti, posti dinnanzi all’alternativa tra convertire “facoltativamente” i loro titoli in azioni e il rischio di una conversione coattiva a condizioni sfavorevoli, scelgano la prima opzione, ma successivamente rivendichino allo stato lo stesso trattamento offerto ai risparmiatori delle quattro banche salvate nel novembre dello scorso anno, chiedendo l’istituzione di un fondo in loro soccorso per il risarcimento delle perdite subite.

In un simile scenario, il Tesoro potrebbe sentirsi politicamente obbligato a cedere, ma con la conseguenza di accendere i fari della UE, che considererebbe la misura un aiuto di stato o un salvataggio mascherato di MPS, nel quale caso solleciterebbe Roma ad applicare il bail-in. (Leggi anche: Bail-in mascherato e contagio)

 

 

 

Dubbi su prezzo sofferenze MPS

Altro motivo di preoccupazione è la montagna di crediti deteriorati lordi da cedere sul mercato. La BCE richiede che entro il 2018 siano 27,7 miliardi i prestiti a rischio da smaltire e il piano MPS prevede che ciò avvenga in tempi brevi e a un prezzo medio di un terzo del loro valore nominale. Dunque, Rocca Salimbeni dovrebbe incassare dall’operazione 9,2 miliardi.

Ma siamo sicuri che il mercato italiano sia in grado di assorbire una mole così enorme di crediti offerti? Cosa accadrebbe, se il prezzo di cessione scendesse al di sotto di quel 33% oggi stimato? Semplice, per ogni 1% in meno, servirebbero quasi 300 milioni di aumento in più. Ipotizzando che il mercato prezzi tali crediti al 25%, in linea con la valutazione degli Npl delle altre banche, ci troveremmo di fronte a quasi 2,5 miliardi di maggiori capitali necessari, ovvero l’aumento dovrebbe salire a complessivi 7,5 miliardi. (Leggi anche: Salvataggio MPS, ecco i numeri che non convincono)

Salvataggio MPS ad opera della UE?

Ammesso e non concesso che davvero qualche grande investitore istituzionale sia interessato a prendersi la banca senese, lo farebbe dopo aver verificato l’evoluzione del quadro politico italiano.

E se il governo Renzi cadesse dopo il referendum? Addio, Italia. I grandi fondi e le banche si tirerebbero indietro e il maxi-aumento diverrebbe velleitario. Sarà un puro caso che il presidente dell’Eba, Andrea Enria, ovvero colui che si occupa di monitorare le banche europee, abbia avallato ieri l’ipotesi di un salvataggio pubblico, se necessario come ultima istanza?

Si discute proprio di questo in Europa, ovvero di un salvataggio pubblico, ma tramite il fondo europeo ESM, il quale escluderebbe il bail-in, consentendo agli obbligazionisti subordinati di non perdere tutti i loro investimenti. Ma Roma non vuole sentirne parlare, almeno non fino al giorno del referendum. Sarebbe come ammettere di non essere stati in grado di tutelare la banca e di aver avuto bisogno dell’aiuto di Bruxelles, che gli elettori vedrebbero come un cappio intorno al loro collo. (Leggi anche: Salvataggio MPS e referendum)

 

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