Crisi MPS: bail-in mascherato è rischio di contagio verso banche italiane

La crisi di MPS potrebbe contagiare le altre banche italiane, date le ipotesi di bail-in mascherato. Le obbligazioni subordinate sono a rischio di conversione coattiva.

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La crisi di MPS potrebbe contagiare le altre banche italiane, date le ipotesi di bail-in mascherato. Le obbligazioni subordinate sono a rischio di conversione coattiva.

Sono letteralmente precipitate le azioni MPS, che nel corso della seduta di venerdì scorso sono scese fino a un altro -7%, facendo schiantare il valore di capitalizzazione della banca a Piazza Affari a poco oltre i 600 milioni di euro. La crisi di Siena sembra ormai senza fine, dopo che la sostituzione dell’ad Fabrizio Viola con Marco Morelli, seguita dalle dimissioni del presidente Massimo Tononi, lascia intravedere un rinvio dell’aumento da 5 miliardi di euro all’inizio dell’anno prossimo.

(Leggi anche: Arriva Morelli, presidente Tononi si dimette)

Dalla banca sono emerse alcune ipotesi nei giorni scorsi, confermate venerdì da Michele Serra, il finanziere toscano a capo del fondo Algebris e molto vicino al premier Matteo Renzi, secondo cui sarebbe necessario ridurre l’importo cash da chiedere agli investitori sul mercato, puntando sulla conversione forzata delle obbligazioni subordinate in mano agli investitori istituzionali.

Conversione obbligazioni subordinate MPS

Le obbligazioni subordinate MPS ammontano a quasi 5,5 miliardi di euro, di cui la metà nelle mani di famiglie e l’altra metà degli investitori istituzionali, ovvero banche, fondi e assicurazioni. L’ipotesi che prende piede consiste nell’offrire a questi ultimi (ma Il Sole 24 Ore ha riportato la possibilità di un’opzione offerta a tutti gli obbligazionisti) una scelta: conversione “volontaria” dei bond in loro possesso in azioni MPS, godendo di una perdita massima prefissata nell’ordine del 40%, oppure conversione forzata, ma senza più le tutele garantire con l’adesione volontaria.

Gli investitori sarebbero, quindi, esposti al rischio di azzeramento del capitale in entrambi i casi, poiché nessuno potrà mai garantire loro che, una volta effettuata la conversione, le azioni non scenderanno ulteriormente di prezzo, visto che nei soli ultimi 12 mesi hanno già perso quasi l’88% del loro valore, anche perché quasi sicuramente non sarà loro consentita la rivendita dei titoli per un certo periodo di tempo (lock-up).

 

 

 

Bail-in MPS macherato

Ora, i media iniziano a parlare di “formula greca” per MPS e già l’accostamento tra Italia e Grecia non dovrebbe farci esultare.

Dietro all’espressione, però, si nasconde la solita ipocrisia della grande stampa, visto che stiamo parlando sostanzialmente di un bail-in a tutti gli effetti, ovvero del coinvolgimento coattivo nelle perdite di almeno parte degli obbligazionisti subordinati.

La misura viene considerata quasi doverosa, perché ai valori attuali sarebbe alquanto improbabile che MPS riesca a raccogliere in borsa capitali per un importo di oltre 8 volte la sua capitalizzazione. Si consideri, poi, che il buon esito del salvataggio dipende non solo dai capitali raccolti, bensì pure dalla cessione dei 27,7 miliardi di crediti deteriorati a un prezzo pari a un terzo del loro valore. Per ogni punto percentuale in meno spuntato, occorrerebbe trovare altri 280 milioni di euro, poco meno di quanto la banca senese vale oggi sul mercato.

Rischio contagio

Il rischio è che presto gli investitori inizino a chiedersi se anche per le altre banche italiane si troveranno meccanismi simili di inclusione degli obbligazionisti subordinati nelle perdite, sostanzialmente dando attuazione al bail-in, la nuova disciplina sui salvataggi bancari.

Le obbligazioni subordinate complessivamente emesse dalle nostre banche ammontano a circa una sessantina di miliardi, di cui il 60% nelle mani degli istituzionali (leggi anche: Obbligazioni bancarie in Italia). Per tale via, gli istituti potrebbero trovare il modo di smaltire parte della montagna da 85 miliardi di sofferenze nette. Il primo bail-in europeo sta, dunque, per scattare, senza che qualcuno abbia avuto il coraggio di chiamarlo con il suo nome.

 

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