Crisi Milan, progetto Elliott abortito in campo e sul piano finanziario

Il Milan perde in campo e minaccia il progetto Elliott dalle fondamenta. I ricavi languono e di questo passo l'assenza di risultati sportivi rischia di zavorrarli ulteriormente.

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Il Milan perde in campo e minaccia il progetto Elliott dalle fondamenta. I ricavi languono e di questo passo l'assenza di risultati sportivi rischia di zavorrarli ulteriormente.

Sei punti in sei partite, come media retrocessione non c’è male. Il Milan di Marco Giampaolo si colloca al quintultimo posto nella classifica di Serie A e inizia il campionato 2019/2020 nel peggiore dei modi, tra i momenti più bassi della sua storia.

Che sarebbe stato un avvio difficile, tra tecnico tutto da provare e una rosa rimaneggiata, lo si sapeva già. Che, però, il disastro sarebbe stato di proporzioni cosmiche risultava non facile da credere. Nella gara contro il Genoa in trasferta, questo sabato Giampaolo avrà un solo risultato disponibile per restare in panchina: la vittoria. Ad ogni modo, la pesante eredità degli anni passati si fa sentire sulla strategia messa in campo da Elliott, il fondo americano che ha rilevato il club rossonero dal cinese Yonghong Li nell’estate 2018.

La strategia sembrava chiara: ringiovanire la squadra per valorizzare i nuovi acquisti e sperare di rivenderli a prezzi decisamente più alti. Al momento, non solo sembra fallimentare, ma potenzialmente appare un boomerang. Senza vittorie e senza giocare nemmeno una partita in Europa, la rosa si svaluta, altro che plusvalenze. Lo stesso Krzysztof Piatek, l’attaccante polacco ingaggiato a inizio anno per 35 milioni dal Genoa con un contratto quadriennale e uno stipendio netto a stagione di 1,8 milioni di euro più incentivi, secondo Transfermarkt di milioni adesso ne varrebbe 40, poco più del prezzo di acquisto. E non potrebbe essere altrimenti, visti i magri risultati della squadra e prestazioni individuali non esaltanti ad avvio di campionato. Anzi, con questo andazzo si rischia di scendere presto sotto i livelli del cartellino pagato ai rossoblu solamente a fine gennaio scorso.

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Progetto Elliott in fumo

I numeri del Milan sono disastrosi sul campo e fuori. I suoi ricavi, al netto delle plusvalenze, superano annualmente di poco i 200 milioni di euro e resteranno inchiodati attorno a questo livello anche nella stagione 2019/2020, non tenendo il passo con i costi. E così, le perdite nella stagione 2017/2018 sono state di 126 milioni, nella stagione scorsa avrebbero ammontato ad altri 85-90 milioni, pur in calo.

Il monte-ingaggi quest’anno scenderà di 22 milioni, ma il punto è capire se sarà seguito da un pari calo del fatturato, tra mancata partecipazione all’Europa League, tifosi tra rabbia e rassegnazione (nella partita contro la Fiorentina, la Curva Sud si è svuotata 10 minuti prima del fischio finale) e nuovi sponsor che non arrivano. Il merchandising, lasciamo perdere.

Nelle settimane passate, si era diffusa l’indiscrezione, subito smentita dalle parti, della francese Lvhm interessata a rilevare il Milan per la bellezza di un miliardo di euro. Parliamo della maison di Louis Vuitton, che davvero potrebbe acquistare la società, anche se la cifra di cui si è parlato sembra irrealisticamente elevata. D’altronde, l’obiettivo di Eliott è di fare cassa con la cessione a prezzi nettamente superiori a quelli di acquisto, ma affinché ciò sia possibile è necessario che il “brand” Milan acquisisca valore con risultati sul campo e non solo in Italia.

Per evitare una possibile estromissione dalla Champions League già dal prossimo anno per mano della UEFA e legata al mancato rispetto del Fair Play Finanziario, però, l’ad Ivan Gazidis ha optato per la difficile scelta di pattuire per la stagione in corso l’esclusione dall’Europa League. Peccato che di questo passo non soltanto la Champions resterà un miraggio, ma nemmeno l’ingresso in area Europa League sarà alla portata del club. E come da classico circolo vizioso, più vai male e peggio andranno le cose, perché non puoi sperare che il fatturato si risollevi per magia, se perdi le partite anche malamente e senza gioco, sei fuori dalle competizioni che contano e i tifosi non ricordano nemmeno una corsa scudetto da otto anni a questa parte. Il rischio di un San Siro semi-vuoto e di sponsor in fuga diventa ogni settimana più serio, aumentando l’ansia tra i dirigenti rossoneri.

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