Crisi migranti e Trump accelerano la caduta di Frau Merkel

La cancelliera Angela Merkel è ogni giorno più sotto pressione in Germania e il flop del vertice europeo sui migranti ne avvicina la fine politica. Il resto lo sta facendo il presidente americano Donald Trump sui dazi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La cancelliera Angela Merkel è ogni giorno più sotto pressione in Germania e il flop del vertice europeo sui migranti ne avvicina la fine politica. Il resto lo sta facendo il presidente americano Donald Trump sui dazi.

Il pre-vertice di Bruxelles tra 16 stati UE sulla crisi dei migranti è stato un mezzo fallimento. Tutti d’accordo sul fatto che le regole vadano aggiornate, ma sul come c’è massima disunione. Italia e Francia vorrebbero che fossero sanzionati gli stati comunitari che non si accollassero le quote di migranti loro spettanti, ma il premier Giuseppe Conte ha proposto un piano in 10 punti per rivedere le regole “paradossali” dell’Accordo di Dublino, sostenendo che chi sbarca sulle nostre coste, sbarca in Europa. Il problema è che gli altri paesi vorrebbero che i migranti senza diritto di asilo respinti all’interno della UE fossero rispediti nel paese di primo approdo. In pratica, se un immigrato sbarcato in Italia e senza titolo per ottenere il diritto di asilo si spostasse in Germania, potrebbe essere respinto alla frontiera, o anche una volta entrato in territorio tedesco, verso il nostro Paese. Dunque, Italia e Grecia continuerebbero a restare svantaggiate dalle regole.

La fine dell’era Merkel, dagli errori in Grecia alla crisi migranti

Che la situazione sia delicata lo hanno confermato le parole della cancelliera Angela Merkel, secondo cui al Consiglio europeo di giovedì e venerdì non saranno proposte soluzioni europee a ogni costo, ma accordi bilaterali e trilaterali. In pratica, se fosse possibile giungere a un’intesa a 28, tanto meglio; tuttavia, probabile che ciò non avvenga, anche perché il Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) non vuole sentire parlare di smistamento dei migranti e insieme all’Austria e all’Italia chiede che i centri di accoglienza vengano istituiti nella stessa Africa, proposta a cui si oppone il presidente francese Emmanuel Macron, che parla di idee contrarie ai valori europei. Dunque, si andrà a trattative private tra singoli stati per superare l’impasse di queste settimane, scatenata dal rifiuto di Roma di fare approdare le navi cariche di migranti delle Ong nei nostri porti.

Questo, però, in sé implica la fine della UE. Soluzioni inter-statali e non europee significano l’assenza di una comune capacità delle istituzioni comunitarie di far fronte a una delle più grandi sfide che il nostro continente si trova ad affrontare in questi anni. Dunque, è la resa all’evidenza, alla realtà. Per la Merkel, una Caporetto politica, specie se dal prossimo vertice non scaturisse un accordo concreto con cui la Germania potrà gestire in maniera efficace la pressione dei migranti in entrata. Se così non fosse, il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, avvierà i respingimenti alla frontiera e porrà fine alla storica collaborazione tra i gruppi parlamentari della CSU e CDU al Bundestag, ritirando i conservatori bavaresi dalla coalizione di centro-destra. Non è mai accaduto sinora sin dal 1949. Insomma, sarebbe la fine della fragile Grosse Koalition su cui poggia il governo federale tedesco.

I dazi di Trump offuscano l’immagine di “Mutti”

I guai per la cancelliera arrivano anche Oltreoceano. Venerdì scorso, il presidente americano Donald Trump ha minacciato l’imposizione di dazi al 20% sulle auto europee importate, se la UE non eliminerà i dazi e le barriere sulle merci USA. Già a maggio aveva sortito una simile minaccia, parlando di tariffe al 25% sulle auto europee e provocando da allora un crollo dell’11% per il comparto azionario del Vecchio Continente. Il settore è in allarme in Germania, tanto che i suoi rappresentati hanno invocato l’eliminazione totale dei dazi tra le due sponde dell’Atlantico per sventare sul nascere una guerra commerciale tra USA e UE. Bruxelles impone sui veicoli passeggeri importati un dazio del 10%, l’America del 2,5%. Questa sproporzione ha attirato le ire di Trump, anche perché ben oltre un quarto dell’intero deficit commerciale a stelle e strisce origina proprio dalle importazioni nette di auto per 135 miliardi di dollari. La Germania, con oltre 900.000 auto esportate negli USA nell’anno, incide per una quota dell’11% delle intere importazioni USA, dietro a Messico (24%), Canada (22%) e Giappone (21%).

Le minacce di Trump indeboliscono la leadership della Merkel sia in Germania che nel resto d’Europa. E’ evidente, infatti, come sia la cancelliera nel mirino dei tweet della Casa Bianca e come tra i due le relazioni personali siano a dir poco tragiche. “Mutti” non sembra più in grado di rispondere agli interessi della stessa economia tedesca, anzi ne rappresenta una minaccia per la scarsa flessibilità con cui riesce ad approcciarsi ai nuovi assetti internazionali e a districarsi tra i nuovi leader. Per questo, l’insofferenza cresce nel suo stesso partito e non solo tra gli alleati bavaresi, desiderosi di stringere un’alleanza con Austria e Italia sulla questione migranti. Dentro la CDU, però, nessuno si mostra intenzionato a svolgere il lavoro sporco, ossia di recitare il ruolo di Bruto contro Giulio Cesare.

A fare esplodere le tensioni politiche in questi giorni a Berlino c’è anche l’accordo franco-tedesco per trasformare l’ESM in un Fondo europeo per erogare aiuti alle economie in crisi dell’Eurozona. I conservatori fiscali della maggioranza si oppongono alla percepita “unione di debiti”, nonostante dalla cancelleria siano arrivate rassicurazioni sulla reale natura dell’istituto, niente affatto automatico nell’erogare aiuti, i quali verrebbero stanziati dietro strette condizioni. Sarà, ma entro l’1 luglio o si trova almeno un’intesa credibile sui migranti o la cancelliera vedrà scadere infruttuosamente l’ultimatum della CSU, avviandosi ad uscire di scena dal palcoscenico tedesco e internazionale dopo 13 anni.

E la Germania ora si divide anche sull’euro, la Merkel è ormai un’anatra zoppa

[email protected]

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Europa, Emergenza profughi, Germania, Presidenza Trump

I commenti sono chiusi.