Crisi lira turca, Erdogan: banca centrale può alzare i tassi

Rialzo dei tassi possibile in Turchia, secondo il consigliere di Erdogan. Ma prima del referendum costituzionale non sarebbe possibile una stretta monetaria adeguata, per cui la lira resterà debole ancora a lungo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rialzo dei tassi possibile in Turchia, secondo il consigliere di Erdogan. Ma prima del referendum costituzionale non sarebbe possibile una stretta monetaria adeguata, per cui la lira resterà debole ancora a lungo.

La lira turca è la peggiore valuta emergente di queste prime tre settimane dell’anno, avendo perso oltre il 7,5% contro il dollaro, portandosi a un cambio di 3,82 stamattina, ma sfiorando la soglia di 4 nei giorni scorsi. Poiché non esiste un limite atteso dai mercati per la sua caduta, ad Ankara è allarme. Per questo, ieri il consigliere del presidente Erdogan, Cemil Ertem, ha dichiarato che la banca centrale non avrebbe le mani legate e che un rialzo dei tassi sarebbe uno degli strumenti a sua disposizione. Dunque, sembra che il capo dello stato, che si è da tempo auto-proclamato “un nemico dei tassi d’interesse”, avalli una nuova stretta monetaria, dopo quella del 24 novembre scorso, quando il governatore Murat Cetinkaya aveva dovuto alzare i tassi di 50 punti base per la prima volta dal gennaio del 2014.

Il mercato ha reagito bene ieri ai commenti del consigliere di Erdogan, ma ha lo stesso chiuso la seduta con la lira turca in calo. Le ragioni sono ovvie: presidente e governo non sosterranno azioni adeguate della banca centrale, ma solo palliativi che ne dimostrino un’indipendenza, in realtà ormai abbastanza scarsa. Nel tentativo di arrestare la caduta della lira, la banca centrale ha introdotto questa settimana un nuovo meccanismo di aste per la regolazione dei prestiti in valuta locale e straniera. (Leggi anche: Lira turca recupera sul segnale della banca centrale e le dichiarazioni di Erdogan)

Riforma costituzionale in corso

Secondo Ubs, affinché la crisi della lira turca cessi, è probabile che i tassi dovranno salire fino a 200 punti base entro i prossimi due mesi. Gli analisti concordano su un punto, ossia che più tempo la banca centrale perde per reagire e maggiore sarà la stretta necessaria per raddrizzare le cose.

E il tempo non giocherebbe proprio in favore della valuta anatolica. Il Parlamento in Turchia è impegnato ad approvare una bozza di riforma costituzionale, presentata dall’Akp, il partito islamico-conservatore del presidente, che se passasse amplierebbe decisamente i poteri del capo dello stato, il quale arriverebbe fino a decidere chi possa candidarsi per il suo partito alle elezioni. Se i nazionalisti, finora ostili, aggiungessero i loro 40 voti a quelli dell’Akp, la riforma avrebbe il via libera dei deputati, ma a quel punto sarebbe indetto entro due mesi un referendum popolare per far sì che entri in vigore.

 

 

 

 

Lira turca debole ancora per mesi

Fino a quando Erdogan non si sarà assicurato pieni poteri con la riforma, egli non accetterà alcun tipo di interferenza con la sua politica di sostegno alla crescita economica, che è l’ingrediente principale del suo ampio consenso politico e del suo successo personale sin dal 2002. L’Akp raccoglie quasi la metà dei consensi nel paese, ma solamente un elettore su cinque in Turchia voterebbe realmente sulla base dei valori islamici, mentre il resto dei voti arriverebbero a Erdogan per via del maggiore benessere attecchito sotto la sua guida da premier prima e da presidente adesso.

Pertanto, fino alla data del referendum, che non potrebbe tenersi prima di marzo, stando all’ipotesi più ottimistica, nessun maxi-rialzo dei tassi sarà consentito, ovvero la banca centrale avrà le mani legate, ché ne dica il consigliere del presidente. I mercati lo sanno, sono consapevoli che la Turchia è oggetto di svariati rischi geo-politici e che il saldo delle partite correnti, già tra i più negativi al mondo, tende solo a peggiorare verso il 5% del pil, causa anche l’aumento delle quotazioni del petrolio, che accresce il valore delle importazioni, e il crollo dei turismo, che diminuisce le entrate di valuta straniera. Ergo, la lira turca rimarrà debole per mesi ancora. (Leggi anche: La strage di Istanbul accelera la crisi del turismo)

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Argomenti: Crisi paesi emergenti, Crisi turca, Economie Asia, economie emergenti, lira turca, valute emergenti