Crisi Italia, mix tossico per i mercati: così torna la recessione

Crisi economica, bancaria e politica in Italia. I prossimi mesi segneranno una svolta. C'è poco da stare tranquilli, i nodi stanno arrivando tutti al pettine.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crisi economica, bancaria e politica in Italia. I prossimi mesi segneranno una svolta. C'è poco da stare tranquilli, i nodi stanno arrivando tutti al pettine.

Le banche italiane rappresentano per la UE un fattore di rischio più elevato della stessa Brexit. Lo confermano svariati titoli dei quotidiani stranieri, che non lasciano dubbi sulla portata sistemica della crisi del nostro sistema creditizio. Il problema è così grave, che l’altro ieri il Financial Times apriva in prima pagina con lo scontro, che il governo Renzi sarebbe pronto a ingaggiare contro la Commissione europea sugli aiuti alle nostre banche.

Roma chiede di poterle ricapitalizzare con soldi pubblici per 40 miliardi di euro, mentre Germania e Bruxelles eccepiscono che sarebbe una violazione delle regole attuali sul divieto degli aiuti di stato e sul bail-in. I commissari hanno concesso a Palazzo Chigi solo l’uso di uno “scudo” da 150 miliardi, a tutela della liquidità delle banche. Inutile, dato che i nostri istituti sono zeppe di liquidità, mentre appaiono fragili sul piano patrimoniale.

Crisi banche, bruciati 150 mld

Le banche italiane hanno perso già in borsa più del 56% del loro valore di inizio anno, oltre il doppio di quel -25,8% accusato da Piazza Affari nello stesso arco di tempo. In tutto, Milano ha “bruciato” 150 miliardi in sei mesi, un fatto che non può non restare senza conseguenze anche per l’economia reale.

Per quanto gli investimenti azionari siano concentrati ancora in relativamente poche famiglie, un tracollo di questa portata impatta negativamente sui consumi, attraverso il consueto fenomeno dell’effetto-ricchezza.

 

 

 

Crescita economica quasi azzerata

Il rallentamento della crescita economica dell’Italia è già in atto, come dimostrano anche le ultime stime di Confindustria, che per quest’anno non vede che un pallido +0,8%. Quanto scommettiamo che il dato finale sarà anche più basso? E dire che eravamo partiti da un +1,6% atteso dal governo, che ha tagliato le previsioni al +1,2%.

Ma non sono solo le banche a tenere alta la tensione tra Roma e Bruxelles. C’è anche lo spinoso capitolo della flessibilità fiscale. Per quest’anno, nessun problema, avendo il nostro paese ottenuto il nulla osta dalla Commissione per l’utilizzo di ben 13-14 miliardi, in deroga ai target concordati, al fine di sostenere la crescita attraverso gli investimenti. Diverso è il discorso per il 2017, quando il bilancio statale farà i conti con 15 miliardi da reperire al solo fine di bloccare le clausole di salvaguardia, che scattando farebbero aumentare le aliquote IVA.

Sarà fine della flessibilità?

Dopo la Brexit, si era diffusa l’indiscrezione che i commissari avrebbero chiuso un altro occhio sull’Italia, in modo da garantire al governo Renzi un maggiore spazio di manovra per tagliare le tasse alla vigilia del referendum costituzionale, facendogli recuperare consenso e possibile consentendogli di vincere, allontanando lo scenario temuto di una crisi politica rovinosa per l’intera Europa, essendo l’Italia la terza economia della UE-27 e uno dei paesi con il maggiore tasso di euro-scetticismo. Dopo Renzi, s’ipotizza, al governo arriverebbe il Movimento 5 Stelle.

La Germania ha messo, però, le mani avanti e il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha chiarito al presidente Jean-Claude Juncker che è finito il tempo di fare politica con i conti pubblici: o è in grado di fare rispettare a tutti le regole, oppure la baracca salta, ha avvertito molto chiaramente.

 

 

 

Verso caos politico

Per l’Italia, significa che non ci saranno probabilmente denari per anticipare il taglio delle tasse sulle imprese o per varare quello sui redditi Irpef, né per rendere più flessibile l’uscita dal lavoro. In più, dovrà trovarsi lo 0,9% del pil per evitare una stangata fiscale.

La miscela esplosiva si completa, come accennato sopra, con il referendum di ottobre, che sarà decisivo per le sorti del governo Renzi. I sondaggi danno in vantaggio i “No” alle riforme, cosa che porterebbe alle dimissioni del premier e probabilmente alla formazione di un “governissimo”, teso a fare quel minimo di riforme, prima che si torni a votare nel 2018.

Italia sarà commissariata

Per i mercati sono brutte notizie che si aggiungono alle altre cattive in arrivo dall’economia reale e finanziaria. Il collasso delle nostre banche non può che accelerare in un quadro di crescita stagnante, se non tendenzialmente recessivo. Quella montagna di sofferenze bancarie, stimata in 84 miliardi al netto delle svalutazioni, non farebbe che crescere con un pil sempre più anemico, perché aumenterebbero le difficoltà delle imprese, così come anche delle famiglie, nel restituire i prestiti ricevuti.

Quand’anche strappassimo clamorosamente alla UE la possibilità di salvare le banche con soldi pubblici, ciò non sarebbe un pasto gratis. L’operazione sarebbe attentamente monitorata dalla Commissione europea, in sintonia con il fondo di salvataggio ESM, così come si accenderebbero nuovamente i fari sui nostri conti pubblici e sull’avanzamento delle riforme, la cui agenda sarebbe fissata più o meno direttamente da Bruxelles.

 

 

 

Nuova Troika in arrivo

Per Renzi, a quel punto, la sconfitta al referendum arriverebbe come una benedizione, perché potrebbe sottrarsi al commissariamento di fatto ad opera della nuova Troika (UE, ESM e BCE), lasciando ad altri l’incombenza di gestire una fase convulsiva. Difficile, però, che in Parlamento si trovino i numeri per garantire l’appoggio a un governo tecnico o di gestione commissariale della crisi. L’ipotesi più realistica rimarrebbe quella del governissimo sulle riforme, nulla di più.

I mercati stanno iniziando forse a scontare il caos politico, che potrebbe emergere dopo l’estate. Tra banche in caduta libera in borsa, crescita azzerata e governo in crisi, non c’è da meravigliarsi che siano stati già mandati in fumo 150 miliardi a Milano. Sarebbero stati molti di più, se la BCE di Mario Draghi non avesse messo in sicurezza il nostro debito pubblico con stimoli senza precedenti.

 

 

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Crisi economica Italia, Economia Italia, Governo Renzi