Crisi Grecia, Tsipras ambiguo sul debito: perché attacca l’FMI?

L'assurda posizione del governo Tsipras, che sulla crisi del debito della Grecia preferisce la retorica contro il Fondo Monetario Internazionale, che tra i creditori è il più morbido.

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L'assurda posizione del governo Tsipras, che sulla crisi del debito della Grecia preferisce la retorica contro il Fondo Monetario Internazionale, che tra i creditori è il più morbido.

Il Fondo Monetario Internazionale e l’Eurozona hanno raggiunto ieri un accordo sulla Grecia, dopo mesi di profonde divisioni sulla sostenibilità del suo debito pubblico nel medio-lungo termine. L’intesa, presentata ieri sera al ministro delle Finanze Atene, Euclid Tsakalotos, prevede che il governo Tsipras s’impegni a varare ulteriori misure di austerità fiscale per 1,8 miliardi di euro entro il 2018 e per altri 1,8 miliardi successivamente all’anno prossimo.

Solo così, i creditori ritengono che i conti pubblici ellenici potranno esibire un avanzo primario (al netto degli interessi sul debito) del 3,5% del pil. In assenza di queste misure, l’FMI stima che il surplus non sarebbe superiore all’1,5%. In effetti, i 3,6 miliardi ulteriormente richiesti rappresentano il 2% del pil del paese.

Tra le correzioni sollecitate, l’espansione della base imponibile su cui calcolare l’imposta sui redditi, dato che ad oggi le detrazioni fiscali concesse ai contribuenti greci escludono dal pagamento la metà della platea potenziale, costringendo l’altra metà a sobbarcarsi il peso di una tassazione relativamente elevata. (Leggi anche: Grexit scelta migliore per FMI)

Debito Grecia, mesi di divisioni tra FMI ed Eurozona

Tornando all’accordo tra FMI e creditori pubblici europei, esso arriva dopo un anno e mezzo di polemiche tra le due parti, nel corso del quale l’istituto di Washington ha ribadito più volte, non ultima questa settimana,  che il debito della Grecia sarebbe non sostenibile nel medio-lungo termine e destinato ad esplodere al 275% del pil entro il 2060%. Per questo, non ha ancora sciolto la riserva sulla partecipazione al terzo bailout siglato nell’estate 2015 per 86 miliardi in tre anni, chiedendo che i creditori pubblici europei condonino almeno parte del debito ad Atene e che abbassino le pretese sull’avanzo primario dall’obiettivo “poco credibile” di un 3,5% del pil per decenni.

La posizione dell’FMI è, quindi, più morbida di quella dei governi dell’Eurozona, capeggiati dalla Germania. Fino all’altro ieri, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ribadito la posizione di Berlino, anche se la cancelliera Angela Merkel è sempre rimasta defilata sul punto: “il condono del debito può avvenire, ma fuori dall’euro”.

Quasi gli faceva eco il governatore della BCE, Mario Draghi, per cui “o la Grecia fa le riforme o trova un’altra strada”. (Leggi anche: Debito Grecia tagliato, ma fuori dall’Eurozona)

Posizione assurda del governo Tsipras verso l’FMI

Anziché rallegrarsi della linea dell’FMI, Atene ha cavalcato ancora di più negli ultimi mesi una polemica a dir poco incomprensibile con l’istituto, sostenendo che dietro ai ritardi nell’erogazione delle nuove tranche di aiuti da parte dell’Eurozona vi sarebbero i tentennamenti di Washington sulla partecipazione al salvataggio (che la Germania ritiene fondamentale per il bailout) e attaccando le stime dello stesso istituto.

L’altro giorno, ad esempio, Tsakalotos ha smentito che il debito pubblico ellenico sarebbe non sostenibile e che l’avanzo primario al 3,5% del pil non sia raggiungibile, evidenziando come i conti pubblici della Grecia abbiano chiuso nel 2016 meglio delle previsioni. Stiamo parlando, però, dello stesso ministro appartenente allo stesso governo, che dall’insediamento di due anni fa non fa che sostenere la necessità di un taglio del debito e quanto sia oneroso il raggiungimento di un surplus del 3,5% del pil, al netto degli interessi. (Leggi anche: Grecia, Tsipras ammette: elezioni anticipate senza accordo sul debito)

Governo Tsipras è ideologico

Insomma, Atene rimprovera all’FMI di pensare esattamente quello che essa stessa porta avanti da anni come tesi, ovvero l’impossibilità di proseguire con dosi crescenti di austerità fiscale. Ma allora come mai questa diatriba a distanza, che ancora ieri veniva rinfocolata dal ministro per gli Affari europei, George Katrougalos, secondo cui se fosse solo per gli europei, l’accordo sarebbe stato già raggiunto?

Diverse le spiegazioni possibili. Una è elementare, ma non per questa invalida: il governo Tsipras è sostenuto da una maggioranza per lo più della sinistra radicale, ideologicamente ostile all’FMI, percepito come portatore di un’ideologia neoliberista, contro la quale Syriza intende lottare. Che l’istituto stia venendo da tempo incontro alle esigenze dei greci poco importa, perché un governo filo-comunista non potrà mai fare comunella con un nemico giurato.

(Leggi anche: Rischio Grexit si riaffaccia, debito esplosivo salirà al 275% per FMI)

E se Tsipras volesse essere cacciato dall’euro?

Un’altra spiegazione potrebbe essere la seguente: Atene sa che non otterrà alcun taglio del debito, almeno non prima che si siano tenute le elezioni federali in Germania. Tanto vale addossare la responsabilità all’FMI, tenendo così alta la tensione tra l’opinione pubblica interna contro un nemico comune, consapevole che l’odiata Germania la tenga in vita finanziariamente e che si stancasse della retorica anti-tedesca del premier Alexis Tsipras, potrebbe decidere di staccare la spina.

Infine, è possibile anche che l’obiettivo machiavellico del governo greco sia di spaccare la Troika, rendendo più remota la partecipazione dell’FMI al terzo salvataggio dal 2010, anche nelle forme di una semplice consulenza. In questo modo, poiché per Berlino il coinvolgimento dell’istituto è richiesto quale conditio sine qua non per erogare gli aiuti, Atene verrebbe spinta sempre più fuori dall’Eurozona, piano che da sola non ha il coraggio di portare avanti per timore dell’ignoto. Non possiamo escludere che tutte e tre le motivazioni spieghino l’assurdo atteggiamento del governo greco, che sembra prendere a pugni in faccia quanti mostrano maggiori sensibilità verso le sue ragioni. (Leggi anche: Rischio Grexit torna con Trump alla Casa Bianca?)

 

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