Crisi Grecia: la Germania avvisa “Niente rinvii sui tagli”

Samaras chiederà a Berlino due anni in più. Arriva il no dei tedeschi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Samaras chiederà a Berlino due anni in più. Arriva il no dei tedeschi
 La notizia è stata rilanciata dal quotidiano britannico Financial Times, che cita le posizioni assunte dal portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, Steffen Seibert: la Germania dirà di no a qualsiasi ipotesi di rinvio o ammorbidimento delle misure previste dal Memorandum d’intesa, sottoscritto e approvato dal Parlamento greco lo scorso febbraio.

La posizione della Germania

La posizione tedesca non è una novità, quando mancano pochi giorni all’atteso vertice tra il cancelliere e il premier greco Antonis Samaras, che la prossima settimana vedrà il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker (Crisi Grecia: Juncker parla di possibile uscita dall’euro in autunno), la Merkel il 24 agosto e il giorno successivo il presidente francese François Hollande. Obiettivo del mini-tour della Grecia è duplice: rassicurare l’Europa e i suoi governi sulla volontà concreta di Atene di rispettare gli impegni e al contempo convincere il riottoso fronte del nord a dilatare i tempi per il raggiungimento degli obiettivi fiscali. In particolare, come già si vocifera da settimane, Seibert ha annunciato che Samaras chiederà ai tedeschi due anni in più per gli obiettivi di bilancio, spalmando le misure in discussione al tavolo del governo, ossia i tagli per 11,5 miliardi, non solo sul biennio 2013-’14, bensì pure sui due anni successivi. Trattandosi di ben 5 punti del pil e a causa di una recessione più grave del previsto (il pil greco calerà fino al 7% quest’anno), Samaras teme forti contraccolpi sociali. Senonché, il rinvio al 2016 del pareggio di bilancio ha come conseguenza la necessità per i greci di ottenere nuova liquidità esterna, magari attraverso un rinvio dei pagamenti delle rate dei prestiti già concessi dalla Troika (UE, BCE e FMI).
Ma la sola ipotesi scatena reazioni molto negative in Germania, dove il vasto fronte del “nein” (Crisi Euro: Germania intransigente con la Grecia) a un Memorandum ammorbidito è composto proprio da settori della stessa maggioranza di governo, che sostengono Angela Merkel. Si tratta dei liberali della FDP, alleati del cancelliere e guidati da quel Philip Roesler, numero due del governo, nonché ministro dell’Economia, che ha anche chiesto che eventuali aiuti a Italia e Spagna siano subordinata all’impegno formale dei loro governi ad attenersi a una rigida disciplina di bilancio. Non meno duri sono i bavaresi della CSU, partito gemello della CDU, da sempre euro-scettici e che spingono fortemente per una fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona.

Samaras non vuole nuovi aiuti

Concretamente, se la Grecia non dovesse raggiungere il pareggio dei conti al 2014, ma lo rinviasse al 2016, il taglio del deficit annuo passerebbe dall’attuale previsto del 2,5% all’1,5% circa. Questo implicherebbe la necessità per Atene di ottenere altri 20 miliardi, visto che il disavanzo sarebbe maggiore di quanto oggi calcolato sulla base del piano vigente.
Tuttavia, il premier Samaras non intenderebbe richiedere nuovi aiuti, ma vorrebbe rifinanziarsi sui mercati, con nuove aste di titoli, e accedere a un prestito già concesso del Fondo Monetario Internazionale.
Il tedesco Seibert ha anche sottolineato ieri come la Germania si atterrà molto alle analisi della Troika, i cui ispettori stanno sostando ad Atene (Crisi Grecia: esperti Troika sono ad Atene fino a settembre) fino al varo ufficiale dei tagli, in modo da seguire passo passo l’evolversi della situazione. Se già ad inizio agosto, essi si sono espressi molto favorevolmente alle misure ipotizzate ufficiosamente dal governo, tuttavia, pare difficile che i commissari diano l’imprimatur a ipotetici rinvii, vista la forte opposizione del Fondo Monetario, dentro cui cresce il fronte degli scettici sulle capacità dei greci di potere ripagare i propri debiti.

I tagli previsti in Grecia

Sebbene non vi sia ancora nulla di ufficiale, sembrano quasi certi gli ambiti in cui saranno reperiti gli 11,5 miliardi necessari. Essi consistono in tagli specie su pensioni e stipendi pubblici, passando per la sanità. Si prevede, ad esempio, una decurtazione progressiva delle pensioni al di sopra dei 700 euro mensili, partendo da un 3% minimo e fino ad arrivare al 10-15% per gli importi superiori ai 1400-2000 euro al mese. Possibile anche l’innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, anche se sul punto frena la sinistra post-comunista di Foutis Kouvelis, che sarebbe più propensa al sacrificio dei tagli agli assegni.
Ulteriore sforbiciata per gli stipendi pubblici per complessivi 3 miliardi, in modo da riportare la loro incidenza sul pil al 10,4% dall’attuale 11,8%, ossia tornando ai valori del 2001. Probabile, quindi, anche una forte riduzione (più del 20%) della liquidazione già prevista per i dipendenti pubblici che vanno in pensione. Raddoppio anche del ticket sanitario per le visite specialistiche da 5 a 10 euro, con l’obbligo per gli ospedali di utilizzare farmaci generici per almeno il 66% dei casi, da qui al 2014.
E che la situazione sociale sia drammatica lo indica pure l’allarme lanciato dai sindacati degli insegnanti, che parlano del rischio che le scuole rimangano quest’inverno al freddo, a causa della mancanza di fondi per l’acquisto del riscaldamento. Il tutto è condito dai dati da codice rosso sull’occupazione, con il 23,1% dei lavoratori senza un posto, percentuale che schizza al 54,9% tra i giovani.
Emblematiche sono le parole con cui si è espresso sulla Grecia l’ex capo economista della BCE, il tedesco Otmar Issing, il quale in un’intervista al Rheinische Post ha dichiarato che la BCE non dovrebbe acquistare titoli di stato di alcun Paese, mentre ritiene che Atene sia di fatto già fallita, dovendosi solo concordare in Europa per quanto tempo ancora sostenerla, non avendo essa mantenuto alcuna delle richieste che le erano state formulate.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Economia Europa