Crisi Grecia, la caduta della stella Tsipras ostacola nuove riforme e aiuti

Grecia in attesa di nuovi aiuti, ma l'Europa non vede progressi. Il governo Tsipras è diventato molto impopolare in patria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Grecia in attesa di nuovi aiuti, ma l'Europa non vede progressi. Il governo Tsipras è diventato molto impopolare in patria.

L’Eurogruppo di oggi a Bratislava, Slovacchia, dovrà decidere se concedere la sub-tranche da 2,8 miliardi alla Grecia. I ministri finanziari dell’unione monetaria con molta probabilità negheranno ad Atene l’erogazione dei nuovi aiuti, dato che restano in attesa che si attui la seconda revisione del programma delle riforme, dopo che la prima è avvenuta soltanto nel giugno scorso, al termine della quale il governo Tsipras ha ricevuto 7,5 dei 10,3 miliardi stanziati con la seconda tranche.

I progressi compiuti dai greci sono impercettibili per i creditori, che lamentano l’attuazione di due sole riforme sulle 15 richieste. In particolare, la legislazione sul lavoro non è stata ritoccata nella direzione di una maggiore flessibilità, così come non è stato ancora istituito il fondo indipendente, che dovrà sovrintendere alle privatizzazioni.

Sondaggi Grecia danno Tsipras molto impopolare

Dunque, il ministro dell’Economia ellenico, Euclid Tsakalotos, dovrebbe tornarsene a casa con un nulla di fatto. Alla base degli scarsi progressi degli ultimi mesi c’è la crescente impopolarità del governo. Stando a un sondaggio pubblicato pochi giorni fa dalla rete televisiva SKAI e realizzato dall’Università della Macedonia, l’85,5% dei cittadini in Grecia sarebbe scontenta dell’operato dell’esecutivo e l’81% ritiene che il paese starebbe andando nella direzione sbagliata.

La sfiducia colpirebbe proprio la figura del premier Alexis Tsipras, tanto che ben tre elettori su quattro di Syriza sarebbero insoddisfatti della loro stessa coalizione. E sempre il sondaggio svelerebbe un vantaggio di ben 10 punti percentuali per i conservatori di Nuova Democrazia su Syriza, attestandosi rispettivamente al 27,5% e al 17,5%. Seguirebbero con il 7,5% i neo-nazisti di Alba Dorata, mentre i socialisti del Pasok e i comunisti del KKE sarebbero appaiati al 5,5%.

 

 

 

Austerità Grecia, governo Tsipras tradisce le sue promesse

Considerando che la sinistra radicale di Tsipras ha stravinto le seconde elezioni in 8 mesi con una decina di punti di distacco sugli avversari conservatori, è evidente come sia cambiato qualcosa negli ultimi mesi in Grecia. In effetti, dopo la disfatta, il centro-destra ha sostituito il suo leader, affidandosi al più battagliero Kyriakos Mitsotakis, che i sondaggi danno primo per popolarità con il 22%, sorpassando lo stesso premier, crollato al 19%.

La necessità di varare riforme impopolari e di perpetuare le politiche di austerità per restare nell’Eurozona ha spinto il governo Tsipras ad adottare un approccio del tutto simile a quello dei suoi predecessori, nonostante debba il suo successo politico proprio all’avversione contro i tagli alla spesa sociale, gli aumenti delle tasse sui redditi medio-bassi e le privatizzazioni.

Bond Grecia esclusi da QE

La svolta improvvisa si ebbe nel luglio del 2015, quando dopo che un referendum aveva dato ragione proprio al premier, rifiutando l’accordo di salvataggio proposto dall’Europa, a distanza di pochi giorni il governo ellenico s’imbarco su un terzo bail-out, le cui condizioni sono ritenute peggiori di quelle rispedite al mittente un paio di settimane prima.

I bond greci non fanno parte del piano di acquisti della BCE con il “quantitative easing”, essendo valutati dalle agenzie di rating “spazzatura”. Ciò chiarisce i loro scarsi miglioramenti negli ultimi mesi. I titoli decennali rendono intorno all’8,5%, sostanzialmente ai livelli di inizio 2016.

 

 

 

Ristrutturazione debito Grecia non prima del 2018

La Grecia punta ad ottenere la rinegoziazione del debito, meglio se sotto forma di un vero e proprio taglio. I creditori, Germania in testa, sono contrari a quest’ultima ipotesi, mentre aprono a un allungamento delle scadenze e del periodo di grazia, così come a un ulteriore abbassamento degli interessi. Affinché le trattative siano anche solo possibili, però, è necessario che Atene attui prima tutte le riforme promesse entro la metà del 2018, termine di scadenza del terzo salvataggio, che quasi certamente dovrà essere seguito da un quarto.

La Germania non può permettersi, però, nuove concessioni prima delle elezioni, altrimenti la cancelliera Angela Merkel e il suo partito cristiano-democratico rischiano di restare infilzati alle urne dagli euro-scettici alla loro destra. Dunque, un alleggerimento del debito pubblico ellenico vi potrà essere non prima di 18 mesi, stando alle previsioni, sempre che Tsipras non ci metta del suo per fare slittare ulteriormente i tempi.

 

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Argomenti: Alexis Tsipras, austerità fiscale, bond Grecia, Crisi del debito sovrano, Crisi della Grecia, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Grexit, Troika