Crisi Grecia: Juncker parla di possibile uscita dall’euro in autunno

S&P taglia outlook Grecia: "crisi più grave del previsto"

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
S&P taglia outlook Grecia:
L’agenzia di rating Standard & Poor’s ha annunciato di avere tagliato l’outlook sul debito sovrano greco da stabile a negativo, pur confermando al momento il giudizio di CCC per i suoi titoli. Secondo l’agenzia, l’abbassamento della valutazione sarebbe conseguenza dei ritardi con cui il Paese sta rispondendo alle riforme sul piano fiscale concordate con i creditori, tanto da prevedere che il governo ellenico potrebbe dover chiedere nuovi aiuti esterni entro la fine dell’anno e per almeno 7 miliardi per il 2012.

S&P abbassa outlook greco

Ma anche le cifre drammatiche sull’economia greca hanno indotto S&P a previsioni pessimistiche: contro un pil stimato in calo del 4-5% da parte del Fondo Monetario Internazionale per il biennio 2012-2013 (Crisi Grecia, crollo del Pil nel 2012: è l’effetto austerity) , l’agenzia prevede che la ricchezza ellenica crollerà tra questo e l’anno prossimo di un ulteriore 10-11%, a causa di una crisi che si sta rivelando ben più dura e grave di quanto ipotizzato sinora. Per questa ragione, anziché diminuire, il rapporto debito-pil dovrebbe salire fino al 170% quest’anno, mentre il secondo piano di aiuti europei per 130 miliardi, questo inverno, era stato concesso a fronte di una previsione del 120% entro il 2020, obiettivo su cui adesso grava uno scetticismo pressoché unanime.
L’abbassamento dell’outlook rappresenta l’anti-camera di un possibile nuovo taglio del rating, quando siamo già in zona pre-default.
Proprio in questi giorni, il governo di coalizione guidato dal premier conservatore Antonis Samaras sta allestendo nuove misure di austerità per 11,5 miliardi, come previsto dal Memorandum d’intesa sottoscritto all’inizio dell’anno con la Troika (UE, BCE e FMI). Tra i provvedimenti spuntano nuovi tagli a pensioni e stipendi pubblici, oltre che risparmi sulla sanità. La durezza degli interventi, associata a una situazione sociale drammatica (la disoccupazione è salita in meno di cinque anni dal 7,9% al 22,5%) lasciano intravedere un autunno molto caldo nelle piazze del Paese, con il ritorno molto probabile agli scontri di febbraio, che segnarono la fine dell’esperienza del governo tecnico, a guida Lucas Papademos.

Grecia fuori dall’euro?

E che l’autunno sembra destinato a portare novità sgradite lo confermerebbe anche l’intervista del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, realizzata per un’emittente televisiva tedesca. Da sempre vicino alle istanze degli stati in crisi, stavolta Juncker non ha nascosto il suo pessimismo, sostenendo che l’addio all’euro della Grecia sarebbe un evento gestibile ora, per quanto non auspicabile, ammettendo che la fuoriuscita dall’Eurozona potrebbe arrivare questo autunno, non prima e nemmeno dopo.
E già a settembre Atene potrebbe rimanere senza liquidità in cassa, qualora i creditori non le concedessero la tranche di aiuti già concordati e per complessivi 31,2 miliardi. La fetta è a rischio, se il governo non varerà entro il mese prossimo misure di contenimento del disavanzo fiscale per 11,5 miliardi per il biennio 2013-2014. Tuttavia, pare che l’ipotesi di un diniego di nuovi liquidi possa essere scongiurata, dato che nei giorni scorsi i commissari della Troika si sono già espressi molto positivamente sui passi in avanti che il governo avrebbe compiuto nell’approntare le misure richieste.

Interventi Bce

Intanto, già in queste settimane la BCE sta salvando di fatto la Grecia, concedendole di emettere titoli a breve termine, per potere ripagare un prestito alla stessa Francoforte, in scadenza il 20 agosto e che ammonta a 3,2 miliardi. Questa settimana sono in calendario emissioni per complessivi 6 miliardi.
Oggi, ad esempio, Atene ha emesso i cosiddetti T-bills a 26 settimane per 812,5 milioni di euro, più dei 625 milioni stimati, per un rendimento in lievissima discesa al 4,68% dal precedente 4,70% del 10 luglio. La domanda è stata di 1,288 miliardi. Tutto sommato, l’asta è andata parecchio bene, malgrado le previsioni sulla Grecia si aggravino. Il motivo di tale apparente incongruenza risiede nella sperata convinzione dei mercati che la BCE stia per intervenire a tutela di Grecia, Spagna e Italia, impedendo che si realizzi lo scenario peggiore.
Nel frattempo, il Fondo Monetario starebbe facendo pressione sui governi dell’Eurozona, affinché alleggeriscano la loro esposizione creditizia verso Atene. L’istituto di Washington teme che la Grecia non sia in grado di ripagare i suoi debiti e che non raggiungerà gli obiettivi fiscali entro il 2020. Oltre tutto, nuovi prestiti sono esclusi, visto che i governi europei hanno già accordato 127 miliardi e i tedeschi, che rappresentano il 27% degli aiuti, non sono disponibili a nuove concessioni.
Gli analisti di Threadneedle, ad esempio, pronosticano un probabile abbandono dell’Eurozona da parte di Atene entro i prossimi 12-18 mesi, anche perché ritengono che questo scenario sia, tutto sommato, il più ragionevole, evitando che una permanenza nell’Area Euro causi maggiori danni alle altre economie.
Lo scenario peggiore, per quanto escluso teoricamente, sarebbe di un addio incontrollato dei greci alla moneta unica, con annesso default. In quel caso, i mercati potrebbero reagire molto più negativamente del previsto.

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Argomenti: Economia Europa

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