Crisi Germania, chi tifa all’estero contro la cancelliera Merkel

La possibile fine anticipata dell'era Merkel in Germania sarebbe gradita in diversi paesi. Ecco quali e perché.

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La possibile fine anticipata dell'era Merkel in Germania sarebbe gradita in diversi paesi. Ecco quali e perché.

Piuttosto che formare un governo di minoranza, la cancelliera Angela Merkel preferirebbe elezioni anticipate. Sono le parole che ella stessa ha proferito ieri sera, al termine dell’incontro avuto con il presidente Frank-Walter Steinmeier, per cercare di fare il punto sulla più grave crisi politica in Germania degli ultimi 70 anni. I liberali della FDP hanno abbandonato il tavolo delle trattative per formare il nuovo governo, con ciò sancendo la fine della prospettiva di una coalizione “Giamaica”, quella che includerebbe conservatori, Verdi e liberali, appunto. (Leggi anche: Frau Merkel politicamente finita)

La notizia che la Germania potrebbe avviarsi alla fine dell’era Merkel, iniziata ormai nel lontano 2005, ha fatto il giro del mondo e impressionato analisti e investitori. Non tutti, però, sarebbero dispiaciuti se “Mutti” lasciasse l’incarico prima delle attese. In tanti all’estero avrebbero motivo per tifare contro un suo quarto governo. Vediamo chi sono.

Le distanze tra Trump e Merkel

Per primo, certamente Donald Trump, che ha debuttato alla Casa Bianca proprio in forte contrasto con Frau Merkel, la cui leadership è stata percepita alternativa a quella del presidente americano nel mondo occidentale liberaldemocratico. Alla base dei dissidi tra i due vi sono questioni squisitamente economiche. Trump accusa la Germania si schermarsi dietro alla UE per esportare a pieno ritmo, giovandosi di una moneta – l’euro – più debole dei fondamentali dell’economia tedesca. (Leggi anche: Trump attacca la Germania: UE usata per i tuoi interessi)

Gli USA accumulano debiti commerciali verso i tedeschi per 60 miliardi all’anno. In generale, la Casa Bianca vede in Berlino un concorrente temibile sul piano economico e nota come gli avanzi commerciali della Germania si stiano attestando nell’ultimo decennio a livelli poco compatibili con il buon andamento delle altre grandi economie mondiali, arrivando a quasi il 9% del pil e, in valore assoluto, a oltre 250 miliardi di euro.

Per Trump, se la Merkel se ne andasse via prima del tempo, la UE perderebbe la sua leader e si rafforzerebbe quella sua politica fondata sull’“America First, che si pone in netto contrasto con l’apertura delle frontiere commerciali e la libera circolazione delle persone, propinate proprio da Berlino. In assenza di figure altrettanto autorevoli, la leadership americana tornerebbe egemone, almeno nelle speranze di Washington.

I sentimenti a Mosca e Londra

Un altro capo di stato altrettanto soddisfatto dell’eventuale addio al governo della cancelliera sarebbe Vladimir Putin. Nel suo caso, più che l’economia a pesare sarebbe la geopolitica. La Merkel sembra avere raccolto il testimone di Barack Obama per fare della UE una sorta di area di contenimento contro la Russia, allargando i confini della NATO e rinnovandone l’alleanza. Il caso Ucraina e le annesse sanzioni europee e americane contro Mosca hanno dimostrato al Cremlino che la cancelliera punta a porre la Germania a capo dell’Europa, creando un blocco politico tendenzialmente omogeneo e all’altezza di colloquiare con i russi sullo stesso piano, senza il timore reverenziale degli ultimi decenni, a causa della dipendenza energetica del continente.

Infine, Theresa May. Londra sta negoziando con la UE un accordo sulla Brexit e va da sé che la controparte politica più forte sia la Germania. Più la Merkel s’indebolisce o, addirittura, se perde la cancelleria, maggiori le probabilità per i britannici di strappare a Bruxelles un accordo quanto più loro favorevole. Tuttavia, sul punto abbiamo discusso ieri in un altro articolo, arrivando a conclusioni diametralmente opposte. Per approfondire, leggi qui: Sterlina in ripresa su notizie in apparenza positive.

E Draghi?

Si potrebbe azzardare che persino il governatore della BCE, Mario Draghi, sarebbe in cuor suo soddisfatto dell’indebolimento politico della Germania, potendo ritagliarsi proprio all’avvio del “tapering” un maggiore spazio di manovra.

I tedeschi sono notoriamente critici verso il suo operato, contrari all’accomodamento monetario portato avanti negli ultimi anni. Si tratterebbe di una lettura superficiale, però, perché la Merkel gli ha offerto ad oggi una copertura politica per conto della prima economia dell’Eurozona. Adesso, le critiche verso Francoforte a Berlino potrebbero persino lievitare e senza più alcuna mediazione da parte della cancelleria. Dopo tutto, proprio anche sull’Unione bancaria si è consumata la rottura tra liberali e conservatori per le trattative sul nuovo governo. E questo per Draghi sarebbe un segnale alquanto negativo.

 

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