Crisi finanziaria in arrivo come nel 2008 secondo il Giappone, ma è vero?

Crisi finanziaria in arrivo come nel 2008 per il premier del Giappone. Come mai tanto pessimismo?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crisi finanziaria in arrivo come nel 2008 per il premier del Giappone. Come mai tanto pessimismo?

Il Giappone striglia il G7: sta arrivando una nuova crisi finanziaria L’economia mondiale rischierebbe di imbattersi in una crisi finanziaria simile a quella esplosa nel 2008 dopo il fallimento di Lehman Brothers. A spiegarlo dal vertice del G7 a Ise-Shima, Giappone, è stato niente di meno che il padrone di casa, il premier Shinzo Abe. Immediata la reazione di un altro partecipante al consesso internazionale, la cancelliera Angela Merkel, che ha definito “troppo forte” l’espressione utilizzata dal collega di Tokyo. Eppure, lo stesso G7 ha esitato nelle scorse ore un comunicato, nel quale i principali leader mondiali hanno lanciato l’allarme sulla crescita globale, ritenuta al di sotto del potenziale, impegnandosi a proseguire le azioni di coordinamento delle politiche economiche, attraverso un mix più bilanciato. Inoltre, è stato lanciato un altro allarme sul rischio Brexit, ovvero sull’eventualità che il Regno Unito esca dalla UE, che invertirebbe la tendenza attuale verso una maggiore integrazione commerciale nel pianeta, distruggendo potenzialmente posti di lavoro e impattando negativamente sull’economia di tutto il pianeta.

Abenomics non ha dato frutti

Ma nessun altro leader ha espresso preoccupazioni simili a quelle di Abe, la cui posizione resta evidentemente isolata. Già, come mai tanto esercizio di pessimismo? La ragione potrebbe risiedere nel fallimento della sua ricetta per l’economia in Giappone, definita anche “Abenomics”. Nonostante la Bank of Japan si sia imbattuta da oltre 3 anni in potentissimi stimoli monetari e di recente abbia persino adottato i tassi negativi, di ripresa economica solida non se ne parla ancora nel Sol Levante, in stagnazione e deflazione da un ventennio. Nel primo trimestre di quest’anno, il pil è cresciuto dell’1,7%, molto oltre le attese (+0,3), ma il dato è arrivato dopo gli ultimi 3 mesi del 2015 in calo. Per non parlare dell’inflazione, lontana dal target del 2%: ad aprile, i prezzi sono diminuiti tendenzialmente dello 0,3%. Altro che ripresa, siamo dinnanzi allo stesso scenari degli ultimi decenni.

Nuovo rinvio aumento IVA in Giappone

Per Abe, questi dati rappresentano più di un mal di testa. La sua politica economica è impostata su tre pilastri: stimoli monetari aggressivi, politica fiscale tendenzialmente restrittiva dopo una prima fase espansiva (già alle spalle) e riforme strutturali. In ottemperanza al secondo pilastro, con la finalità di tagliare il deficit in un paese, dove il rapporto tra debito e pil è esploso al 230%, il premier ha previsto già al suo arrivo al governo alla fine del 2012 di raddoppiare negli anni l’IVA dal 5% al 10%. Il primo aumento all’8% è già avvenuto, mentre resta il secondo step, quello che porterebbe l’aliquota sui consumi al 10%.      

Yen si rafforza contro dollaro

In teoria, avrebbe dovuto entrare in vigore già nell’ottobre scorso, ma i piani sono stati rinviati all’aprile del 2017 per l’evidente incapacità dell’economia nipponica di assorbirne gli effetti. Adesso, gira voce che il governo punterebbe a rinviare per la seconda volta la stretta, ma per non perdere la faccia dinnanzi ai suoi cittadini, ha pensato bene di instillare un clima di catastrofismo, immaginando che l’intera economia mondiale sarebbe mal messa e, quindi, che il Giappone non potrà che rimandare ancora l’aumento dell’IVA. Dunque, l’allarme sulla crisi finanziaria in arrivo sarebbe a uso e consumo interno, un modo come un altro per nascondere il fallimento di una politica scriteriata, che finora ha avuto un impatto quasi neutrale nel medio periodo. A frustrare le aspettative del governo c’è anche il fattore cambio. Lo yen si è rafforzato contro il dollaro dell’8,8% dall’inizio dell’anno e ciò rende meno costosi i beni importati, traducendosi in una tendenza deflazionistica.

Bond Giappone restano costosissimi

A contribuire all’apprezzamento dello yen c’è stato di recente anche il terremoto nella regione del Kishu ad aprile, che ha reso necessario per le compagnie assicurative del paese lo smobilizzo degli assets detenuti all’estero per rimborsare le vittime del sisma. Ciò alimenta la domanda di yen contro le altre valute e rafforza, quindi, il cambio. Resta il fatto che, nonostante un debito fuori controllo, il paese riesce ancora a piazzare i suoi bond con rendimenti negativi fino alla scadenza dei 10 anni e si consideri che sui titoli a 40 anni non si arriva nemmeno a un rendimento allo 0,4%. Chiaramente, ciò è conseguenza della politica monetaria ultra-espansiva, che tiene elevata la domanda di titoli, facendone salire i prezzi. Che sia efficace o meno a ravvivare l’inflazione, ormai Tokyo non potrebbe farne a meno.

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Argomenti: Abenomics, Economie Asia