Crisi finanziaria esplosiva alle porte d’Europa, tra rischio default e collasso valutario

Un disastro economico e finanziario si sta materializzando in Libano e, a cascata, nella vicina Siria. Le banche di Beirut minacciano i conti dei clienti facoltosi di Damasco. Siamo alla vigilia di una nuova crisi dei profughi?

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Un disastro economico e finanziario si sta materializzando in Libano e, a cascata, nella vicina Siria. Le banche di Beirut minacciano i conti dei clienti facoltosi di Damasco. Siamo alla vigilia di una nuova crisi dei profughi?

Il Libano è al collasso finanziario. La crisi politica esplosa con le proteste di piazza nelle settimane scorse è culminata con le dimissioni del premier Saad Hariri, ma il successore non si trova. Il paese dei cedri risulta tra i più indebitati al mondo, con un rapporto che supera il 150% del pil.

Il solo indebitamento estero vale il 190% del pil, di cui per più dei tre quarti si ha in forma di depositi dall’estero con scadenze inferiori all’anno. E considerando che le riserve valutarie della banca centrale siano di nemmeno 40 miliardi di dollari, circa l’80% del pil, naturale che le banche abbiano autonomamente imposto restrizioni ai movimenti dei capitali, avendo assistito a uno smobilizzo netto di depositi per 10 miliardi dalla fine di agosto.

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Le banche libanesi detengono quasi i due terzi dell’immenso debito pubblico, il quale potrebbe subire una qualche forma di ristrutturazione nei prossimi mesi, tra cui il taglio delle cedole e del valore nominale dei bond. I critici notano che un simile trattamento rischi di colpire eccessivamente gli istituti e di frenare l’erogazione del credito all’economia, già di per sé in recessione. Ma per contro va detto che i prestiti al settore privato siano stati spiazzati da tempo da quelli elargiti al governo.

Il problema sta travalicando, però, i confini nazionali. Si sa che buona parte dei depositi dall’estero appartenga a residenti siriani, i quali negli anni passati hanno così voluto sfuggire alle intemperie legate alla sanguinosissima guerra interna. Adesso, però, che le banche libanesi stanno rendendo più complicato prelevare denaro con carte di credito e bancomat o portarlo all’estero, molti benestanti di Damasco non sanno più come rimpatriare i capitali. E non a caso, la lira siriana è collassata ai minimi storici, toccando un tasso di cambio di 920 contro un dollaro, il 45% più debole del cambio ufficiale.

Una crisi violenta alle porte dell’Europa

C’è il rischio che una nuova ondata di profughi verso l’Europa si materializzi nel caso in cui il sistema finanziario a Beirut collassasse definitivamente, trascinando nel baratro anche Damasco.

E il problema sembra più grave di quanto pensiamo, perché il Libano segnala fortissimi squilibri commerciali, con importazioni nette al 30% del pil, espressione di una inesistente competitività delle sue imprese, conseguenza anche del cambio fisso eccessivamente forte.

Servirebbe lasciarlo fluttuare liberamente per far trovare un equilibrio alla bilancia commerciale e tornare a crescere, ma si pensi che basterebbe un deprezzamento del 30% per spingere il debito estero al 300% del pil. E poiché i bond in valuta estera così non verrebbero più certamente onorati per l’impossibilità di provvedere ai pagamenti, il default sarebbe a quel punto una strada certa, che andrebbe a colpire rovinosamente i conti delle banche e, a cascata, quelli dei suoi clienti anche stranieri. Ma dalle banche si dovrà passare comunque per rendere più sostenibile un debito, che allo stato attuale offre rendimenti superiori a quelli dello stesso Venezuela prima della sospensione delle negoziazioni dei bond, con punte superiori al 100% per le scadenze più imminenti. Pessime notizie per i vicini siriani, pessimo scenario per l’Europa, che con Cipro e Grecia sta a pochi passi da questo disastro.

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