Crisi Eurozona senza fine, ma non si intravedeva la ripresa?

Dati italiani ancora più allarmanti con i consumi che sono scesi al livello del novembre 2001. In calo anche gli alimentari. Male deficit e pil che vanno giù oltre attese. Dove andremo a finire?

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A dispetto di chi parla di ripresa in atto, basandosi sul solo dato positivo del pil nell’ Eurozona del secondo trimestre (+0,3% sul primo trimestre), le cifre della BCE suggeriscono un quadro ancora molto diverso. Ad agosto, i prestiti delle banche nell’unione monetaria alle imprese non finanziarie sono diminuiti del 3,8% su base annua, in accelerazione dal -3,7% registrato a luglio.

Il credito al settore privato è risultato in calo del 2% dal -1,9% di luglio, sempre su base annua. In crescita la componente dei crediti alle famiglie, +0,2%, così come i mutui, +0,7%, in linea con i dati di luglio.

Attenzione: questi sono i dati di tutta l’Eurozona, di per sé negativi, ma che riflettono l’andamento molto variegato da paese a paese. E se è presumibile un trend positivo nel Nord Europa, pensiamo a quanto pessimi saranno i numeri nell’Europa del Sud, Italia inclusa.

 

Vendite al dettaglio Italia ai minimi dal novembre 2001

D’altronde, non passa giorno che non escano cifre sconfortanti sullo stato dell’economia reale nel Bel Paese. Secondo l’Istat, le vendite al dettaglio nel mese di luglio sono diminuite dello 0,3% su giugno e dello 0,9% su base annua, riportando il livello dei consumi al mese di novembre del 2001, pari al dato destagionalizzato di 95,3. Su base annua, si è trattato del tredicesimo calo consecutivo.

 

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Il calo ha riguardato la grande distribuzione, che ha perso lo 0,4% sul luglio del 2012 e i piccoli esercizi (-1,2%). Non si salvano dalla crisi nemmeno i generi alimentari, per definizione beni primari, ma che registrano un calo dell’1,6%, mentre i beni non alimentari subiscono un tonfo del 3,3%, per una riduzione generale del 2,6%.

Queste cifre tutto dimostrano, tranne che siamo un’economia in fase di ripresa. L’Istat ha già certificato la settima contrazione consecutiva su base trimestrale, per cui ci troviamo all’interno della recessione più lunga dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il pil quest’anno si contrarrà dell’1,7% per il governo (-1,3% per le stime precedenti), ma non è irreale ipotizzare un calo più marcato di qualche decimale. Al contrario, a salire sono solo il deficit e il debito pubblico. Il primo sarebbe già tendenzialmente oltre il tetto massimo del 3% del pil consentito dalla UE, al 3,1%.

 

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