Crisi Eurozona: le responsabilità francesi e tedesche sul “crack europeo”

Secondo l’economista Vicky Pryce, l’Eurozona paga a caro prezzo l’assenza di rigore di bilancio e gli errori strategici di Bruxelles. E sul ruolo di Francia e Germania: «Sono stati loro ad aver gettato i Paesi periferici nel baratro. Occorre rafforzare il quadro normativo».

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
Secondo l’economista Vicky Pryce, l’Eurozona paga a caro prezzo l’assenza di rigore di bilancio e gli errori strategici di Bruxelles. E sul ruolo di Francia e Germania: «Sono stati loro ad aver gettato i Paesi periferici nel baratro. Occorre rafforzare il quadro normativo».

Riportiamo di seguito l’intervista che Vicky Pryce, ex Presidente dell’agenzia britannica Government Economics Service, ha rilasciato al portale inglese VOXEU sulla crisi dei debiti sovrani.   VOXEU – Si è soliti usare l’espressione “effetto contagio” per descrivere l’evoluzione della crisi da un problema greco a uno europeo. Nel suo libro “Greconomia: la crisi dell’Euro e quello che i politici non hanno compreso” lei critica questa visione. Perché? VICKY PRYCE – La crisi del debito non si è originata in Grecia, bensì in Europa. Le contemporanee assenze di un prestatore di ultima istanza, di meccanismi in grado di riequilibrare gli shock asimmetrici (vedasi la teoria delle aree valutarie ottimali) e di un’unione bancaria hanno reso problematico il funzionamento delle istituzioni comunitarie e hanno indubbiamente contribuito ad amplificare i problemi strutturali dei Paesi periferici. La Grecia è probabilmente il caso più eclatante. Il Paese ellenico paga a caro prezzo non solo il fatto di non aver attuato una serie di riforme strutturali e di bilancio negli anni precedenti all’entrata nell’Euro, ma anche gli errori di Francia e Germania. Molti dimenticano che ad aver innescato il boom edilizio e del credito in Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna nella prima metà degli anni 2000 sono stati i principali gruppi bancari francesi e tedeschi. Se a questi elementi si aggiungono anche tassi di interesse contenuti, una forte crescita del PIL e l’assenza di vincoli contabili rigorosi, si può allora facilmente intuire il motivo per cui i governi di questi Paesi non si siano mai realmente posti il problema di attuare riforme strutturali e quindi ridurre la spesa pubblica.   VOXEU – Che cosa si può fare per uscire dalla crisi? VICKY PRYCE – La strada da intraprendere è a senso unico. Occorre imporre un nuovo taglio al valore nominale del debito. Agli investitori privati sarà richiesto un nuovo sacrificio e questi non avranno altra scelta se non accettare gli haircut e la rinegoziazione del debito. Ritengo, tuttavia, che anche le istituzioni comunitarie debbano fare la propria parte. La Bce deve agire come prestatore di ultima istanza, svalutare i titoli di stato dei Paesi periferici in suo possesso e quindi accollarsi degli oneri contabili. (Uscire dalla crisi: svalutazione, inflazione e una “bad bank” europea)   VOXEU – Dal punto di vista normativo che cosa deve essere fatto? VICKY PRYCE – Perché l’Europa monetaria possa superare le crisi future è importante che lo zoccolo duro dell’Ue, ovvero i suoi membri storici, ottengano sufficienti garanzie circa i meccanismi di controllo e di supervisione. La soluzione non può che essere “più Europa”. Le manovre finanziarie degli Stati membri in futuro dovranno ricevere il nulla osta da parte di Bruxelles. Non solo. Una più coesa unione bancaria, con meccanismi di controllo più rigidi e uniformi, è a questo punto necessaria. L’Europa avrebbe dovuto pensare a tutto ciò non nel 2012, ma già sul finire degli anni ’90.   VOXEU – Non sarebbe questo un primo passo verso la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa? VICKY PRYCE – Penso si possa escludere a priori la realizzazione di uno Stato sovrano europeo. La crisi in atto ha riacceso i nazionalismi. In Grecia e in altri Paesi le fazioni euroscettiche ed estremiste stanno riscuotendo sempre maggiori consensi. È evidente che il trasferimento di poteri dagli Stati membri a Bruxelles ponga una serie di punti interrogativi. Non è chiaro come un simile ordinamento politico possa risolvere il deficit democratico che si verrebbe a creare. In questo clima, la realizzazione di un soggetto politico sovrano europeo è impossibile.

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Argomenti: Economie Europa