Crisi Eurozona: Juncker rivendica ruolo politico, tedeschi pronti a neutralizzarlo

Commissione europea tra due fuochi: il presidente Juncker rivendica un ruolo politico, che la Germania non gli riconosce. E l'Italia lo bombarda sul deficit.

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Commissione europea tra due fuochi: il presidente Juncker rivendica un ruolo politico, che la Germania non gli riconosce. E l'Italia lo bombarda sul deficit.

Inaugurando l’anno accademico al Collegio d’Europa a Bruges, il presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, è tornato sulla polemica contro il governo Renzi, che in queste settimane è quello che critica maggiormente il suo operato. Se lunedì aveva reagito con un “me ne frego” alle accuse del premier italiano di propinare un’austerità nefasta per l’economia dell’area, ieri l’ex premier lussemburghese ha rivendicato il suo ruolo “politico”, sostenendo di non essere “a capo di una banda di tecnocrati”.

Una risposta evidente a Roma, che continua a sostenere che i commissari guarderebbero ai bilanci nazionali senza il dovuto respiro, in un’ottica solo contabile.

Juncker ha affermato che i fatti dimostrerebbero il contrario, perché la sua Commissione, da quando è in carica, avrebbe offerto un’interpretazione flessibile del Patto di stabilità, in modo da salvaguardare i valori fondanti della UE, attraverso “il prisma dell’osservazione immediata della realtà”. Allo stesso tempo, ha chiarito che le regole fiscali funzionano, come segnalerebbero i dati: il deficit pubblico era mediamente al 6,1% del pil nell’Eurozona nel 2009, mentre quest’anno risulta sceso all’1,9%. (Leggi anche: Deficit materia di sopravvivenza per Renzi e Juncker)

Germania contraria al ruolo politico dei commissari

Quest’ultima dichiarazione sembra indirizzata alla Germania, che contrariamente all’Italia rimprovera ai commissari di avere svuotato di ogni significato il contenuto del Patto, concedendo flessibilità indiscriminata a tutti, leggendo i bilanci in un’ottica politica e non tecnica. Nei mesi scorsi, il governo tedesco è arrivato a ipotizzare l’istituzione di un super-commissario indipendente, che sarebbe preposto al controllo strettamente contabile dei bilanci pubblici, in modo da rispondere all’esigenza di tutela delle regole contenute nel Patto di stabilità.

All’indomani del referendum sulla Brexit, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha avverto Bruxelles, che o si dimostra in grado di realizzare gli obiettivi preposti o la palla passa alla negoziazione tra governi sui temi sensibili. Non casualmente, qualche giorno dopo la Commissione annunciava che sull’accordo di libero scambio con il Canada, il Ceta, avrebbero avuto l’ultima parola tutti i 28 parlamenti nazionali, più qualche assemblea regionale, contrariamente alla pratica seguita da anni, che prevede una ratifica automatica dei trattati da parte delle istituzioni comunitarie.

(Leggi anche: Brexit, Germania scarica Juncker)

 

 

 

 

Juncker stretto tra Nord e Sud

Juncker è tra due fuochi. Da un lato, l’Italia gli chiede crescenti dosi di flessibilità fiscale, dall’altro la Germania lo richiama piuttosto duramente a fare rispettare le regole. Poiché la cancelliera Angela Merkel è (stata) suo sponsor alle elezioni europee del 2014, oltre ad essere a capo della prima economia della UE, egli non può girarsi dall’altra parte dinnanzi alle critiche crescenti in Germania contro il suo operato, che sembra avere ad oggi esitato risultati molto deludenti su vari fronti.

Le tensioni elettorali – l’anno prossimo si vota in Olanda, Francia, Germania, mentre il 4 dicembre si celebra il referendum costituzionale in Italia – non potranno che avere ripercussioni sulla linea della Commissione, costretta a barcamenarsi tra l’osservanza delle regole e la mediazione tra gli interessi del Sud e quelli del Nord Europa, al fine di tenere insieme tutti. (Leggi anche: Flessibilità, UE immola Patto di stabilità per salvare governi fedeli)

Tedeschi sempre più freddi con la Commissione

Un compito molto arduo quello di Juncker, che potrebbe ritrovarsi travolto tra poche settimane dal voto italiano. Se il premier Matteo Renzi perdesse la partita sulle riforme, i tedeschi gli rimprovererebbero di avere speso tante energie per sostenere un governo, che al primo banco di prova è stato bocciato, avendo così ammorbidito troppo il Patto, senza per questo ottenere alcun successo politico.

Tempi duri s’intravedono per i commissari, che nei prossimi mesi saranno sempre più nel mirino degli elettori anche francesi, olandesi e tedeschi. Frau Merkel non può permettersi di uscire troppo indebolita dal prossimo rinnovo del Bundestag, dove gli euro-scettici dell’AfD entrerebbero stavolta agevolmente, accreditati di almeno il 12% dei consensi. Per questo, il suo governo prenderà ancora più le distanze da Bruxelles, mostrandosi intenzionato a non consentire ulteriori “strappi” eccessivi alle regole, specie dopo il referendum italiano.

(Leggi anche: Intervista alla leader euro-scettica tedesca)

 

 

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