Crisi Eurozona, Germania attacca Commissione Juncker sui conti pubblici

Il governo tedesco replica alla Commissione Juncker sulle richieste di flessibilità: non se ne parla, controllate i bilanci del Sud.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo tedesco replica alla Commissione Juncker sulle richieste di flessibilità: non se ne parla, controllate i bilanci del Sud.

Intervenendo al Bundestag, in occasione della discussione sul bilancio federale tedesco, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha replicato a muso duro alle richieste della Commissione europea, rivolte alla Germania, di utilizzare gli spazi di manovra sui conti pubblici per lo 0,5% del pil, al fine di sostenere la crescita dell’Eurozona, attraverso maggiori investimenti. Tra gli applausi dei deputati, Schaeuble ha snocciolato una serie di dati, che smentirebbero Bruxelles: negli 11 anni di governi a guida Angela Merkel, le entrate statali sono cresciute del 3,3% all’anno, la spesa del 2,3% e gli investimenti del 3,9%. Nell’Eurozona, le entrate sono aumentate mediamente del 2,7% annuo, le uscite del 2,5% e gli investimenti di appena lo 0,9%. “Il consiglio è stato rivolto al paese sbagliato”, ha concluso il ministro.

Il braccio destro della cancelliera ha spiegato che la Commissione non avrebbe alcun mandato per sollecitare un aumento della spesa pubblica ai paesi dell’unione monetaria, perché così contravverrebbe al suo compito, che consiste nel monitorare i bilanci statali, “cosa che non sta facendo bene”, ha continuato il ministro tedesco. (Leggi anche: Crisi Eurozona, Juncker rivendica ruolo politico)

Renzi replica a Schaeuble: pensate al vostro bilancio

La questione sta dividendo il Parlamento europeo, che sul punto non ha una posizione chiara. I socialisti sono schierati con il presidente Jean-Claude Juncker, mentre i popolari guidati da Manfred Weber hanno segnalato solidarietà a Berlino, prendendo le distanze dagli attacchi rivolti dal premier italiano Matteo Renzi a Bruxelles e notando come il collega spagnolo Mariano Rajoy non avrebbe mai utilizzato la UE come “capro espiatorio della politica nazionale”, dimostrando grande correttezza.

Per tutta risposta, Renzi non si è fatta sfuggire una sua replica ironica: “La Commissione non vigila bene sui bilanci statali? Giusto, cominciasse a controllare i surplus della Germania, che stanno creando problemi a tutta l’Europa”. (Leggi anche: Crisi Eurozona, distanze tra Germania e Sud si amplieranno)

 

 

 

Esportazioni da record in Germania

In attesa dell’Eurogruppo del 5 dicembre, quando (guarda caso, il giorno successivo al referendum costituzionale in Italia) saranno espresse le valutazioni sulle leggi di bilancio 2017 degli stati dell’Eurozona, la tensione sale tra i diversi schieramenti. La discordia gira intorno ai surplus della Germania, che quest’anno dovrebbe chiudere l’esercizio con un avanzo fiscale dell’1,2% del pil e con un saldo corrente in attivo per la percentuale record dell’8,9% del pil tedesco.

In altre parole, la Germania consuma poco, risparmia molto ed esporta troppo all’estero beni, servizi e capitali. Se spendesse di più – il ragionamento della Commissione – aumenterebbero le importazioni tedesche e, di converso, le esportazioni dei partner commerciali del resto dell’area, ribilanciando i tassi di crescita interna.  (Leggi anche: Export Germania da record, ma non serve mettere in croce la Merkel)

Clima pre-elettorale non aiuta

Il Patto di stabilità prevede il divieto di superare un attivo corrente del 6% del pil per un periodo superiore a tre anni consecutivi, ma la Germania sfonda tale soglia da circa un decennio, ragione per la quale l’Italia recrimina l’inosservanza delle regole da parte di Berlino.

E’ evidente che il surriscaldamento del clima sui conti pubblici rifletta l’avvicinarsi del voto in tutti gli stati-chiave dell’Area Euro: Italia, Olanda, Francia e Germania. Il centro-destra tedesco è in difficoltà, subendo alla sua destra la concorrenza degli euro-scettici di Alternativa per la Germania, una formazione contraria sia ai salvataggi pubblici di banche e stati, sia alle frontiere aperte verso gli immigrati e i profughi, così come anche alla politica monetaria troppo accomodante della BCE e a quella fiscale espansiva del Sud Europa, quest’ultima considerata una minaccia per le tasche dei contribuenti tedeschi. (Leggi anche: Esportazioni tedesche eccessive? Attenti, la Germania ha valide ragioni)

 

 

 

La cancelliera corre per un quarto mandato

Berlino non può permettersi di apparire remissiva nei confronti delle richieste dei partner europei, dopo che domenica scorsa la cancelliera ha annunciato di voler correre per un quarto mandato di seguito. Nonostante la buona congiuntura economica della Germania, dove il tasso di disoccupazione è sceso ai minimi dalla riunificazione tra Est ed Ovest nel 1990, le inquietudini degli elettori sono parecchi e tutte hanno a che fare con la percezione che il popolo tedesco possa essere il bancomat di altri stati spendaccioni e inefficienti, Grecia e Italia in testa.

Difficile conciliare queste posizioni con quelle di natura opposta prevalenti in paesi come il nostro, dove le richieste di una maggiore flessibilità fiscale appaiono di gran lunga maggioritarie in politica e fungono anche da sfogo per il malcontento montante al loro interno. Se Renzi perdesse il referendum tra meno di due settimane, a Bruxelles arriverà un regolamento dei conti quasi istantaneo a carico del governo italiano. (Leggi anche: Flessibilità sul deficit? Non più un’opzione per l’Italia)

 

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Germania, Governo Renzi, Matteo Renzi

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