Crisi Eurozona: se Frau Merkel lascia, cosa accade?

Se la cancelliera Angela Merkel non si candida per un quarto mandato nel 2017, l'Eurozona avrà poco di cui gioire. Il prossimo governo tedesco potrebbe accentuare le differenze di vedute con il resto d'Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Se la cancelliera Angela Merkel non si candida per un quarto mandato nel 2017, l'Eurozona avrà poco di cui gioire. Il prossimo governo tedesco potrebbe accentuare le differenze di vedute con il resto d'Europa.

La cancelliera Angela Merkel, piaccia o meno, è la leader di fatto della UE, a maggior ragione dell’Eurozona. A lei si rivolgono gli altri governi europei nei casi di crisi, a lei telefonano i capi di stato stranieri, come Barack Obama, quando vogliono sincerarsi dello stato delle trattative sulla crisi di uno stato membro o sulla linea di Bruxelles verso la Russia, etc.

L’economia tedesca è florida, le sue esportazioni corrono incessanti e rappresentano ormai quasi la metà del pil tedesco, mostra il tasso di disoccupazione più basso dalla caduta del Muro di Berlino, mentre il debito pubblico si attesta intorno al 70% del pil, nettamente al di sopra della media europea, grazie anche ad avanzi fiscali registrati negli ultimi 3 anni e che nel 2016 dovrebbero superare l’1% del pil (leggi anche: Export Germania da record).

Crisi profughi pesa su popolarità Merkel

Eppure, la crisi dei profughi si fa sentire sui tassi di popolarità della cancelliera, passata in pochi mesi dall’apice dei consensi ai minimi degli ultimi anni. L’apertura indiscriminata delle frontiere ai rifugiati siriani, decisa un anno fa per allentare la tensione sugli altri stati confinanti come l’Austria e salvaguardare l’area Schengen, ha spostato numerosi voti dalla sua CDU-CSU agli euro-scettici dell’AfD.

Solo al congresso di dicembre sapremo se Frau Merkel correrà nel 2017 per un quarto mandato, ma più della metà dei suoi stessi elettori non la vorrebbe più rivedere dalle parti della cancelleria. Cosa accadrà, se deciderà di correre ugualmente? I suoi detrattori all’estero avrebbero ragione di festeggiare? (Leggi anche: Crisi euro, con Merkel debole è rischio paralisi).

 

 

 

Merkel senza alternative

Partiamo da una constatazione aritmetica: se si candida, la cancelliera è condannata a vincere e a restare a capo del governo per i successivi 4 anni. Lo dicono i numeri. Per quanto in crisi, il suo centro-destra è nettamente primo partito in Germania, distanziando di una decina di punti percentuali i socialdemocratici della SPD, ora partner nell’esecutivo. Poiché un’alleanza tutta a sinistra non raggiungerebbe nemmeno lontanamente la maggioranza assoluta dei seggi, l’unica soluzione sarebbe un quarto mandato alla Merkel, chiaramente sempre a capo di una coalizione.

E se rinunciasse a candidarsi? Alla sua leadership non vi sarebbe una reale alternativa interna alla coalizione. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, è considerato il politico più popolare e non è un caso che sia il più longevo, essendo al Bundestag da ben 43 anni, ma è su una sedia a rotelle dopo un attentato subito nel 1990 e il suo stato di salute lo ha costretto a volte a saltare importanti riunioni europee sulla crisi in Grecia (leggi anche: Grexit ancora sul tavolo per Schaeuble).

Con Schaueble più austerità?

Il suo oppositore interno è il governatore bavarese, Horst Seehofer, a capo del partito gemello della CSU. L’uomo chiede alla cancelliera di mettere nero su bianco alcuni punti-chiave del prossimo programma di governo, andando incontro alle richieste della base: politiche più restrittive sull’immigrazione, minore condivisione dei rischi sovrani e niente Unione bancaria.

Se Frau Merkel lasciasse a fine legislatura, il suo sostituto più probabile sarebbe Schaeuble, ma prevedibilmente per un breve periodo. Considerato un “falco” dell’austerità, l’attuale ministro sarebbe un cancelliere più popolare in patria, ma molto meno all’estero. Nel luglio del 2015, propose la fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona per consentirle di svalutare la moneta e tornare competitiva sui mercati. La sua posizione venne isolata e anche all’interno del suo stesso governo fu poco appoggiata, a partire dalla Merkel.

 

 

Leadership Schaeuble salda?

Schaeuble punta più della cancelliera sulle politiche di consolidamento fiscale ed è contrario ai tassi zero praticati dalla BCE e ai salvataggi pubblici di banche (leggi anche: Schaeuble chiede perdite a carico dei privati per banche italiane) e stati con i soldi dei contribuenti tedeschi. La sua ascesa alla cancelleria, un sogno accarezzato sin dalla fine degli anni Novanta, porterebbe sul piano politico interno a un probabilissimo ridimensionamento degli euro-scettici e a una pacificazione con l’ala destra della coalizione, in sofferenza almeno da un biennio.

Ma posizioni più nette sull’economia male si concilierebbero con la leadership tedesca in Europa. Come farebbe, ad esempio, un cancelliere Schaeuble a negoziare con i partner un’eventuale nuova crisi in Grecia o tensioni finanziarie e politiche altrove? In assenza di una vera leadership ben salda, come quella attuale della Merkel, i mercati potrebbero scontare uno scenario meno certo e i capitali restare alle porte dell’Europa, accentuandone i problemi.

Molto probabile spostamento a destra

Certo, peserebbe anche la composizione della nuova maggioranza, che stando ai sondaggi attuali si presume sia più spostata a sinistra per il solo minor peso relativo del centro-destra. Tuttavia, abbiamo avuto modo di capire in questi anni che la linea di politica estera in Germania la detti la cancelleria, mentre è probabile che qualche concessione alla SPD sarebbe più sul piano interno, magari aumentando gli investimenti pubblici.

Comunque vada, dopo la Merkel nel 2017 vi sarebbe uno spostamento a destra della piattaforma programmatica dei conservatori, i quali potrebbero aspirare a tornare a governare con gli storici alleati liberali della FDP, estromessi nel 2013 dal Bundestag per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale. E le istanze di questi non sarebbero molto diverse da quelle degli euro-scettici, salvo rientrare in un quadro istituzionale consolidato. Al momento sono accreditati dai sondaggi del 6% dei consensi, sufficienti per tornare in Parlamento. Basterebbe una risalita nemmeno troppo spettacolare alla CDU-CSU per sperare in un’alleanza tutta a destra, che a quel punto, Merkel o meno, sarebbe meno accomodante con i governi del resto dell’Eurozona.

 

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Germania