Crisi Eurozona, ecco come la Francia potrebbe fare esplodere l’euro

La Francia continua a rinviare gli obiettivi fiscali, ma così irrita tutti gli altri governi europei. Il presidente Hollande, però, non ha la forza politica per fare altrimenti. Parigi rischia di fare esplodere l'euro.

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E’ di due giorni fa l’annuncio del ministro dell’Economia, Michel Sapin, che la Francia rinvia ancora di 2 anni al 2017 l’obiettivo di contenere il deficit sotto il 3% del pil. Per quest’anno, sostiene, il disavanzo crescerà al 4,4% dal 4,2%, a causa del rallentamento della crescita. Inutile dire che la Germania (e non solo) sia letteralmente esplosa di rabbia contro l’alleato indisciplinato. Il ragionamento che si fa a Berlino è il seguente: se proprio serve flessibilità, essa potrebbe essere concessa al limite a chi fa le riforme. Parigi non sta né risanando i conti pubblici, né facendo alcuna riforma. Difficile, in queste condizioni, chiedere sforzi agli altri governi, quando la seconda economia dell’Eurozona dimostra di fare ciò che vuole. O le regole valgono per tutti o per nessuno. Il governo tedesco aveva già ribadito nelle scorse settimane il concetto, che “serve dare l’esempio”. François Hollande e il suo governo – il terzo da quando è arrivato alla presidenza nel maggio 2012 – hanno fatto orecchie da mercante.   APPROFONDISCI – La Francia annuncia la beffa: deficit al 3% solo nel 2017. I conti pubblici peggiorano  

Tutti contro la Francia

Accadrà, dunque, che stavolta la Germania avrà alleati inediti nell’Eurogruppo: non solo i soliti governi del Nord Europa, Finlandia in testa, ma proprio quelli del Sud saranno in prima fila per fare pressione sulla Francia. Trattasi di Spagna, Grecia, Portogallo, oltre che della nordica Irlanda, ossia quelli che hanno accettato la sfida dei sacrifici e delle riforme strutturali, anche a costo dell’impopolarità, ma che inizierebbero a raccogliere i frutti. L’Italia sarà anch’essa sul banco degli imputati, ma potrà almeno avere dalla sua un deficit non oltre il 3% del pil.

Poca roba, intendiamoci, per un paese alle prese con un debito pubblico al 135,6% e senza riforme adottate negli ultimi 2 anni. Tuttavia, qui si gioca la partita dell’euro. Finora, i tedeschi non hanno potuto tirare troppo la corda contro la Francia, perché l’alleanza tra i due paesi si regge su un equilibrio compromissorio: Parigi non mette in discussione la linea dell’austerità della Germania in Europa e Berlino non fa le pulci al bilancio statale francese.   APPROFONDISCI – La Francia isola Renzi. Il nuovo governo Valls propone un patto franco-tedesco   Quest’equilibrio si sta spezzando, perché i nodi sono venuti al pettine. I francesi non solo non hanno fatto i compiti a casa, ma si mostrano quasi orgogliosamente svogliati, irritando i partner europei. Nelle scorse ore, il ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, rispondendo alla domanda sul perché il governo Valls possa rinviare gli obiettivi di bilancio e l’Italia no, ha dichiarato ironico: “Parigi è Parigi”. Insomma, la misura è colma in tutta Europa.

La debolezza politica di Hollande

C’è un “ma” in questa vicenda. Il primo partito francese per consensi è il Fronte Nazionale di Marine Le Pen. Se oggi si votasse, vincerebbe le elezioni e la leader frontista sarebbe avanti a tutti al primo turno delle presidenziali con un programma di ritirata dall’euro e di smantellamento della UE. La Le Pen ha fatto fortuna, criticando durissimamente le politiche di austerità imposte dalla Germania agli altri paesi europei e chiedendo che la Francia si sottragga ai diktat di Berlino. Se Hollande dovesse cedere alle pressioni tedesche e della Commissione europea, i consensi per il Fronte Nazionale potrebbero dilagare. Se resistesse, rischierebbe di portare l’euro dritto verso la bufera finanziaria, dato che darebbe vita a un “liberi tutti”, a un rilassamento sul fronte fiscale difficilmente contrastabili, a quel punto. Nell’uno e nell’altro caso, la Francia inferirebbe un colpo mortale alla moneta unica. Servirebbe, quindi, un governo forte che a Parigi porti avanti politiche di risanamento, che faccia le riforme e che al contempo sblocchi la crescita. E per quanto visto finora, ciò non sarà possibile sotto la presidenza socialista.   APPROFONDISCI – In Francia è svolta a destra col nuovo governo. Schiaffo a Renzi e mano tesa alla Germania        

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