Crisi Eurozona, Draghi non appoggia la linea Renzi in UE: l’Italia tagli la spesa

Sulla flessibilità invocata dal governo Renzi, Mario Draghi ha una posizione chiara: niente nuovi margini ai paesi indebitati, semmai meno austerità in Germania.

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Sulla flessibilità invocata dal governo Renzi, Mario Draghi ha una posizione chiara: niente nuovi margini ai paesi indebitati, semmai meno austerità in Germania.

L’audizione del governatore della BCE, Mario Draghi, all’Europarlamento è stata ieri la prima occasione per verificare la posizione dell’istituto, dopo l’ultimo board dell’8 settembre scorso, dal quale non sono emerse novità in politica monetaria e né sono stati annunciati nuovi stimoli. Il numero uno di Francoforte ha segnalato nel corso del suo intervento di non appoggiare la linea del premier Matteo Renzi sulla flessibilità, facendo capire, al contrario, che l’Italia dovrebbe concentrarsi nel tagliare la spesa pubblica (“spending review”).

(Leggi anche: Flessibilità, Draghi avverte Renzi)

Draghi ha spiegato che i paesi indebitati non dovrebbero puntare sulla leva fiscale per cercare di crescere, anche perché non sarebbe dimostrato che ciò serva. Dovrebbero, invece, riqualificare la spesa pubblica e puntare sugli aumenti di produttività. Insomma, è stata la negazione più ufficiale della linea Renzi contro l’austerità fiscale, anche se il governatore ha riconosciuto l’esistenza di una “asimmetria” nel Patto di stabilità, che da un lato non consente ai paesi privi di margini di manovra (Italia) di utilizzarli, dall’altro non obbliga a farlo per chi tali margini li possiede (Germania).

Draghi non appoggia flessibilità Renzi

Il ragionamento di Draghi è noto da tempo: serve un’azione europea, bisogna agire su base sovranazionale e non in un’ottica nazionale per affrontare i problemi e risolverli, rafforzando così l’unione monetaria, che risulterebbe indebolita e priva di credibilità, ha aggiunto, se le regole fiscali venissero sempre più disattese, avendo già dimostrato di essere abbastanza flessibili. La flessibilità dovrebbe essere utilizzata con saggezza, è l’appello sia di Draghi che del suo vice Vitor Constancio.

Per questo, la BCE torna a chiedere alla Germania, che quest’anno dovrebbe chiudere con un surplus di bilancio all’1,2% del pil, di utilizzare la leva fiscale, avendone la possibilità, o tagliando le tasse in deficit o aumentando la spesa pubblica, specie quella per gli investimenti. In questo modo, la maggiore domanda interna tedesca sosterrebbe le esportazioni dei partner dell’Eurozona, traducendosi in un’accelerazione dei loro tassi di crescita.

(Leggi anche: Flessibilità contro austerità)

 

Linea Renzi indebolita

L’appello è rivolto, quindi, al governo tedesco, affinché sostenga l’unione monetaria con un allentamento della politica di austerità. In teoria, la Germania potrebbe mantenere il pareggio di bilancio, aumentando la spesa pubblica o tagliando le tasse in deficit per una trentina di miliardi e passa.

La posizione di Draghi sullo scontro tra Italia e resto della UE in merito alla flessibilità indebolisce la linea anti-rigorista del premier Renzi, che pure punterebbe a utilizzare tutti i margini di manovra possibili per impostare una legge di bilancio per il 2017 dal tenore espansivo, in vista del referendum costituzionale, che ora sappiamo sarà celebrato il prossimo 4 dicembre. (Leggi anche: Referendum costituzionale, con vittoria del “no” Italia fuori dall’euro?)

 

 

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