Crisi Eurozona: asse franco-tedesco più debole, ma spunta ipotesi bond comuni

Frau Merkel in affanno sulla formazione del prossimo governo. Dai liberali arriva uno stop alle proposte di Macron sull'Europa, ma tra i conservatori si affaccia l'ipotesi di bond franco-tedeschi, prodromico a un'Europa a doppia velocità.

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Frau Merkel in affanno sulla formazione del prossimo governo. Dai liberali arriva uno stop alle proposte di Macron sull'Europa, ma tra i conservatori si affaccia l'ipotesi di bond franco-tedeschi, prodromico a un'Europa a doppia velocità.

Sono trascorsi dodici giorni dalle elezioni federali in Germania, dalle quali è uscita una cancelliera Angela Merkel indebolita, così come il sistema politico tedesco sorto nel Secondo Dopoguerra e attorno al quale sono state costruite tutte le maggioranze di governo. Le trattative per formare il prossimo esecutivo, il quarto dell’era Merkel, sono ancora in alto mare, ma contrariamente a quanto si pensi, i tempi del negoziato politico a Berlino sono tipicamente lunghi.

A differenza che in Italia, infatti, qui si contrattano i programmi punto per punto, non solo i ministeri. Stavolta saranno ancora più complicate, dato che bisognerà intavolare un dialogo a tre, ovvero tra conservatori della CDU-CSU, i liberali dell FDP e i Verdi. Per non parlare delle tensioni anche all’interno dello stesso centro-destra, con l’ala bavarese a minacciare di crearsi un gruppo autonomo al Bundestag per la prima volta dal 1949, qualora non ricevesse risposte sull’immigrazione, in particolare. (Leggi anche: Germania, partiti tradizionali bocciati: rivolta tedeschi in cabina)

Per agevolare le trattative, liberando una casella importante del governo, è stato chiesto al ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, di lasciare l’incarico dopo otto anni, assumendo quello di presidente del Bundestag, dove servirà una figura autorevole e preparata per tenere a bada quella novantina di deputati euro-scettici dell’AfD, entrati in Parlamento per la prima volta e che tanti problemi rischiano di creare proprio alla maggioranza.

Chi prenderà il posto di Schaeuble? Vi puntano esplicitamente i liberali, i quali, tuttavia, prima di andare al governo e di gestire formalmente le finanze, pretendono rassicurazioni sul programma dalla Merkel e i suoi alleati, ovvero la certezza di un taglio delle tasse e che il bilancio federale, ora in attivo da anni, non verrà gravato da oneri relativi ad investimenti o da politiche europee a cui la FDP è fortemente contraria, come l’ipotesi del presidente francese Emmanuel Macron di istituire un unico ministro delle Finanze e un bilancio comune nell’Eurozona.

Liberali tedeschi contrari alle proposte di Macron sull’euro

Il leader liberale Christian Lindner ha ribadito nelle scorse ore di volere rafforzare l’euro, non pensando minimamente, però, che ciò passerà per l’accettazione delle proposte di Macron.

“Vogliamo un euro più forte, non più debiti per la Germania”, ha sintetizzato benissimo il proprio pensiero. Non solo, perché il 38-enne ha rimproverato proprio a Schaeuble di non essere stato in grado di tenere il punto in Europa, lasciandosi sopraffare dalla cancelliera. Come quando ha accettato di stanziare altri 86 miliardi alla Grecia nel 2015, nonostante fosse contrario al terzo bail-out in 5 anni e avesse, al contrario, propinato la sua uscita dall’euro fino a pochi giorni prima. (Leggi anche: L’Eurozona rimpiangerà Schaeuble)

Se qualcuno nell’Eurozona tirasse un sospiro di sollievo per l’addio del severo Schaeuble alle Finanze, forse non avrebbe compreso chi gli succederà o almeno chi sosterrà il nuovo esecutivo. La FDP non ha posizioni troppo dissimili dall’AfD. Cambiano decisamente i toni, sono certamente europeisti, ma non di stampo solidale, come piacerebbe al Sud Europa. Credono nell’Europa unita, ma secondo regole ferree di bilancio e da rispettare. Nel 2013, a causa di quattro anni trascorsi al governo con la Merkel senza grossi successi per il loro partito, furono puniti dagli elettori, non riuscendo ad entrare al Bundestag per la prima volta dal 1949. Stavolta, saranno più accorti nel non restare nuovamente tritati dal pragmatismo indecisionista della cancelliera.

Una brutta notizia per Macron, che nonostante inauguri l’apertura della Fiera del Libro con la Merkel a Francoforte, si è visto sgretolare la terra sotto i piedi il 24 settembre scorso, quando ha scoperto che in Germania avessero perso tutti i suoi possibili interlocutori, avanzando i suoi più temibili nemici. E Schaeuble, che starebbe per lasciare la carica di ministro, è un conservatore sostenitore dell’asse franco-tedesco quale linea politica su cui impostare la costruzione europea. Il suo addio al governo è, quindi, in sé negativo per Parigi.

L’ipotesi di bond comuni tra Francia e Germania

Eppure, proprio dagli ambienti conservatori si fa avanti una prospettiva, che sinora è stata respinta sempre sul nascere.

Uno dei deputati della CDU, Norbert Roettgen, ha lanciato l’ipotesi di emettere bond franco-tedeschi per il finanziamento di specifici investimenti congiunti tra le due economie. Il politico, che non fa parte della cerchia ristretta di cui si circonda la cancelliera, sostiene che la Germania non può limitarsi a dire sempre “nein” a tutto, perché l’Europa necessita di compiere passi in avanti. Spiega anche, che i bond congiunti godrebbero del massimo rating delle agenzie di valutazione e rispecchierebbero un rischio default bassissimo, senza incidere negativamente sui contribuenti tedeschi, visto che non andrebbero a finanziare la spesa generale dei due stati, ma solo progetti specifici.

Non siamo nemmeno lontanamente prossimi a quegli Eurobond prospettati negli ultimi anni da economisti e politici del Sud Europa per cercare di risolvere la crisi di credibilità dell’euro e di giungere all’unione fiscale. Nessuna mutualizzazione dei debiti – Berlino si guarderebbe bene dal mettere in comune il proprio bilancio in attivo con quelli dissestati di stati spendaccioni come l’Italia – semmai saremmo nell’ambito della creazione di quell’“euro a due velocità” di cui la cancelliera accennava l’inverno passato e che l’Italia aveva paradossalmente accolto con sollievo, forse non intuendone le conseguenze o non avendo percezione reale del proprio ruolo. Se la proposta di Roettgen venisse anche solo presa in considerazione dal prossimo governo tedesco, assisteremmo alla formalizzazione di un nucleo dominante sul piano politico-finanziario nell’Eurozona, che comprenderebbe forse anche economie come Olanda e Austria. Un club esclusivo all’interno dell’unione monetaria, che lascerebbe fuori i “non degni” e che rimarcherebbe le distanze tra i virtuosi e le cicale. Certo, che la Francia riesca a farne parte con i fondamentali di cui gode strapperebbe più di un sorriso ironico, ma a Berlino l’Europa viene percepita possibile solo se retta da un asse franco-tedesco. Liberali ed euro-scettici permettendo. (Leggi anche: Doppio euro? Merkel si corregge (per finta) e l’Italia pensa di essere in serie A)

 

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