Crisi europea: le 5 sfide, che fanno paura alle imprese USA

Ecco le 5 maggiori preoccupazioni per l'Europa percepite dalle imprese americane nella UE.

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Ecco le 5 maggiori preoccupazioni per l'Europa percepite dalle imprese americane nella UE.

Un sondaggio condotto dalla Camera di Commercio Americana in Germania sulle imprese USA ha trovato spunti di riflessione interessanti, con riguardo alle problematiche avvertite dagli investitori stranieri sulla crisi europea. Partiamo da un dato poco dibattuto: i cittadini residenti in economie, pari al 75% del pil dell’intera Eurozona, andranno alle urne da qui ai prossimi 12 mesi. Nel dettaglio, lo faranno italiani e austriaci il prossimo 4 dicembre, gli uni per il referendum costituzionale e gli altri per la ripetizione del ballottaggio delle elezioni presidenziali. A marzo dell’anno prossimo sarà il turno degli olandesi, in aprile seguono i francesi e a settembre i tedeschi. Sempre che il nuovo governo in Spagna regga al test della prima coalizione in era post-franchista e che in Italia non si vada al voto anticipato nella primavera del 2017. (Leggi anche: Crisi UE, tensioni a novembre?)

Spaventa l’ascesa dei partiti populisti

Perché tanta inquietudine per l’esercizio ordinario della democrazia? Perché tutti i paesi sopra citati sono attraversati da un forte vento euro-scettico e i sondaggi segnalano che i partiti anti-UE sarebbero primi o in forte crescita in ognuno di essi. I casi più allarmanti per l’establishment europeo si hanno in Francia con il Fronte Nazionale di Marine Le Pen e nel nostro paese con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Le formazioni cosiddette “populiste” sono contrarie alle politiche di austerità (tranne che in Germania), all’immigrazione indiscriminata, allo stesso euro e reclamano politiche più protezionistiche contro i prodotti stranieri, specie di economie come la Cina. Inoltre, si oppongono alla firma di accordi commerciali, come segnalano il caso TTIP e il Ceta. Su quest’ultimo punto, però, appaiono in buona compagnia della sinistra socialdemocratica, tanto che l’accordo con il Canada è saltato in questi giorni sull’opposizione dei socialisti in Vallonia.

(Leggi anche: Crisi UE, mancato accordo con Canada segna hard Brexit e fine TTIP)

Le 5 sfide per superare la crisi europea

Quali sarebbero, dunque, le 5 maggiori sfide avvertite dalle imprese americane? Al primo posto e con ben l’80% si ha l’instabilità economica, mentre l’ascesa dei partiti populisti spaventa quasi il 70% degli intervistati. Quasi i due terzi, invece, intravede rischi nella crisi di legittimazione delle istituzioni comunitarie. Il 30% ritiene che la UE dovrebbe coordinare i suoi sforzi per gestire l’emergenza immigrazione e un quarto cita l’incertezza per gli attacchi terroristici.

Su cinque risposte, quindi, tre hanno a che fare con la politica (nazionale ed europea), una con l’economia e una con la sicurezza in senso stretto. In generale, non ci si aspetta una disintegrazione europea vera e propria, ma l’adozione di crescenti misure di protezione contro il libero commercio, che si tradurranno in una chiusura della UE al resto del mondo.

 

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