Crisi euro, competitività perduta e in parte recuperata dal Sud sui salari

Il Sud Europa sta recuperando lentamente competitività, come segnalano i salari rispetto alla Germania. Ecco l'evoluzione dal 2000 ad oggi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Sud Europa sta recuperando lentamente competitività, come segnalano i salari rispetto alla Germania. Ecco l'evoluzione dal 2000 ad oggi.

Il voto italiano di domenica scorsa pone l’accento per l’ennesima volta sul diffuso malcontento popolare, che ha travolto un altro governo filo-UE, quello guidato ancora per poco dal premier Matteo Renzi. Alla base di questi malumori c’è ancora la crisi dell’euro, esplosa negli ultimi anni, con l’incapacità dell’Eurozona di affrontare il tracollo economico del Sud, in particolare. Alcuni dati confermano questa lettura: dall’inizio del 2008 al terzo trimestre di quest’anno, il pil reale nell’unione monetaria è cresciuto di appena l’1,8%. Parliamo di un tasso di crescita medio annuo dello 0,2%, sostanzialmente nullo.

Se il dato dell’intera area è già in sé sbalorditivamente negativo, esso riflette divergenze piuttosto marcate tra economia e economia. Il pil pro-capite reale è salito, nello stesso arco di tempo, dell’11% in Germania, è rimasto stabile in Francia, mentre è crollato dell’8% in Spagna e dell’11% in Italia. (Leggi anche: Crisi Eurozona, Germania attacca Commissione Juncker)

Economia tedesca molto competitiva

Gli ingenti surplus delle partite correnti segnati dalla Germania nell’ultimo decennio, attesi per quest’anno al record di quasi il 9% del pil tedesco, segnalano come la prima economia europea sia eccessivamente competitiva rispetto alle altre appartenenti all’Eurozona.

Un modo per recuperare competitività da parte del Sud Europa sarebbe consiste nel taglio della domanda interna e dei salari, che riducendo le importazioni da un lato e accrescendo le esportazioni per via dei minori costi di produzione, ne rilancerebbero il tessuto imprenditoriale. (Leggi anche: Crisi euro? Colpa di questo dato)

 

 

Salari in Germania tornati più alti con la crisi

Secondo i dati OCSE, seppur lentamente, i salari nominali tedeschi sarebbero aumentati negli ultimi anni rispetto a quelli delle altre principali economie dell’Eurozona, segnalando un recupero di competitività di queste ultime, tornate a livelli persino più bassi di quelli di inizio Millennio, in relazione alla Germania.

Vediamo i risultati: in dollari USA, i salari nominali medi italiani nell’anno 2000 erano pari a 33.555, quelli tedeschi a 40.651, quelli francesi a 34.923, quelli in Grecia a 25.684, quelli spagnoli a 34.723 e portoghesi a 25.557. Rapportandoli tutti rispetto ai salari in Germania, si aveva nel 2000 la seguente percentuale: salari italiani all’82,5%, salari francesi all’85,9%, salari spagnoli all’85,4%, salari greci al 63,2% e salari portoghesi al 62,9%. (Leggi anche: Classifica competitività)

Salari crescono al Sud più che in Germania nei primi anni dell’euro

La situazione si evolve in sfavore dei salari tedeschi con l’introduzione dell’euro, avvenuta sostanzialmente dall’1 gennaio del 2002. L’apice di tale trend si raggiunge nel 2009, quando in Germania i salari erano mediamente a 41.530 dollari, in Italia a 34.941, in Francia a 39.097, in Spagna a 38.814, in Grecia a 31.635 e in Portogallo a 26.185. In termini percentuali rispetto ai salari nominali medi tedeschi, la situazione era la seguente: Italia all’84,1%, Francia al 94,1%, Spagna al 93,5%, Grecia al 76,2% e Portogallo al 63%.

Da notare, come i balzi relativamente maggiori si erano ottenuti in Spagna, Francia e Grecia, quelli minori in Italia e Portogallo. La crisi economica, però, ha invertito il trend, per cui questa era la situazione nel 2015: Germania, 44.925; Italia, 34.140; Francia, 41.252; Spagna, 36.325; Grecia, 25.111; Portogallo, 24.105. In percentuale, troviamo che: Italia, 76%; Francia, 91,8%; Spagna, 80,9%; Grecia, 55,9% e Portogallo, 53,7%. (Leggi anche: Più salari in cambio di produttività)

 

 

Sud oggi più competitivo

In altre parole, i salari del Sud Europa + Francia sono diventati relativamente più bassi rispetto a quelli in Germania, portandosi a percentuali inferiori a quelli di inizio Millennio. In sintesi, dal 2009 ad oggi, l’Italia è passata dall’84,1% al 76%, la Francia dal 94,1% al 91,8%, la Spagna dal 93,5% all’80,9%, la Grecia dal 76,2% al 55,9%, il Portogallo dal 63% al 53,7%.

I recuperi più vistosi di competitività si sono registrati, quindi, in Grecia, Portogallo e Spagna, quelli meno marcati in Francia e Italia. Ma va detto anche, però, che i salari italiani erano stati quelli relativamente più stabili tra i paesi sopra elencati, riflettendo una crescita economica anemica e un’occupazione sostanzialmente stabile. Emerge, quindi, il ripristino delle condizioni preliminari per un rinvigorimento della crescita al Sud, anche se le cose in Francia non sembrano migliorate granché e potrebbero, anzi, persino peggiorare nel prossimo futuro.

 

 

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Argomenti: Crisi Eurozona, Economia Europa

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