Crisi euro: Italia non si rallegri di una Merkel debole, è rischio paralisi

La crisi dell'Eurozona (e della UE) potrebbe aggravarsi con una cancelliera Merkel debole. Anche l'Italia rischia nel breve.

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La crisi dell'Eurozona (e della UE) potrebbe aggravarsi con una cancelliera Merkel debole. Anche l'Italia rischia nel breve.

Domenica scorsa, la cancelliera Angela Merkel ha subito una batosta elettorale nel suo Land del Mecklenburg-Vorpommern. Il suo partito, la CDU, è sceso in terza posizione, non solo perdendo circa 8 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni locali, ma attestandosi dietro la giovane formazione degli euro-scettici dell’AfD.

Alla base del tracollo di consensi anche sul piano nazionale e che riguarda, in particolare, proprio la cancelliera, vi sarebbe la crisi dei profughi, ovvero la decisione del governo federale di aprire le frontiere indiscriminatamente, ormai un anno fa, consentendo a centinaia di migliaia di persone in fuga dalla Siria, ma anche da altri paesi come l’Afghanistan, di entrare nel territorio tedesco, alimentando una carenza degli alloggi nelle piccole realtà urbane e anche diversi casi di violenza, come segnalerebbero i fatti di Capodanno a Colonia.

Salvataggi banche e stati nel mirino di elettori tedeschi

Ma il successo dell’AfD non è dovuto solo al tema dell’immigrazione, visto che proprio il Mecklenburg sarebbe uno dei meno attraversati dal fenomeno, essendo il Land più povero della Germania. Alla base del boom dei loro voti si cela il malcontento di larghi strati della popolazione contro la gestione della crisi dei debiti sovrani europei e dell’euro, in generale.

A differenza di quanto auspicheremmo o ci aspetteremmo, però, le critiche alla figura di Frau Merkel vanno nella direzione esattamente opposta a quelle imperanti nel resto dell’Eurozona, specie al Sud. La cancelliera viene accusata anche da esponenti di spicco della sua coalizione di mettere a rischio i denari dei contribuenti, a causa dell’atteggiamento morbido con il quale continua a partecipare ai salvataggi di altri stati dell’area e consente una condivisione crescente dei rischi tra le banche europee.

 

 

Rivolta interna contro Frau Merkel

Non ultimo, il caso BCE. I tassi negativi stanno comprimendo i margini delle banche da un lato e gli interessi offerti ai risparmiatori, alcuni dei quali hanno iniziato ad essere chiamati a pagare per depositare il loro denaro presso la Raiffaisenbank Gmund, scatenando polemiche per l’avvertita insufficienza delle risorse accantonate per la vecchiaia.

Già dopo il colpo di domenica, il segretario della CSU, il partito gemello della CDU in Baviera, nonché governatore di quest’ultima, Horst Seehofer, ha invitato la Merkel a mettere a punto un piano in poche settimane su tasse, immigrazione, debito, euro, in modo da venire incontro alle richieste sempre più pressanti degli elettori, in vista del rinnovo del Bundestag tra un anno esatto.

Crisi Grecia, nuove tensioni in vista

La stessa posizione tipicamente più rigida del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, si rafforza. Questi ha annunciato un taglio delle tasse per 17 miliardi dopo il 2017, ma è evidente che il vero terreno di battaglia sarà all’interno del centro-destra tedesco la gestione dei prossimi focolai di crisi in Europa, a partire dalla solita Grecia.

Atene attende l’esborso di una sub-tranche da 2,8 miliardi, dopo avere ricevuto già 7,5 miliardi nella primavera scorsa. L’Eurogruppo, nelle prossime ore, dovrebbe bloccare l’erogazione, non avendo riscontrato miglioramenti significativi sul fronte delle riforme richieste. Il crescendo di tensioni tra Bruxelles e Atene potrebbe celare nelle prossime settimane proprio un ritorno all’asprezza del governo tedesco.

 

 

 

La flessibilità di Renzi poco sostenibile

Non è tutto. L’Italia chiede sia flessibilità fiscale per varare una manovra elettoralistica, in vista del referendum costituzionale, sia un salvataggio “dolce” di MPS con l’aiuto pubblico, senza gravare sugli obbligazionisti subordinati. Già oggi, questi dossier sono molto controversi e appare molto difficile strappare sostanziali concessioni dai commissari, ma dopo domenica le probabilità che il governo Renzi ottenga qualcosa su questi punti diminuiscono drasticamente.

Frau Merkel dovrà correre a coprirsi alla sua destra, altrimenti nel 2017 sarà condannata non solo a prolungare di quattro anni la sua convivenza con gli avversari socialdemocratici, ma anche da una posizione di maggiore debolezza rispetto a quella attuale. Per evitare questo scenario, dovrà cercare un equilibrio sottilissimo e sempre più impossibile tra l’esigenza di conservare la costruzione europea e quella di porre un argine all’euro-scetticismo interno.

Crisi euro, rischio paralisi

Lo scenario più probabile è che da qui ai prossimi 12 mesi, l’Europa resti bloccata sui temi più controversi: emergenza immigrazione, Brexit, riforma della UE, TTIP, economia, debito e crescita. Gli eventi, però, non aspetteranno le scadenze elettorali e rischiano di travolgere le già fragili istituzioni comunitarie e quelle su cui poggia la moneta unica.

Non aiuta il fatto che le stesse pressioni politiche si avvertano anche in altri stati-chiave, come Francia, Italia, Spagna, Olanda, Austria, tutti alle prese con elezioni varie (a Madrid potrebbero celebrarsi le terze in meno di un anno) da qui ai prossimi mesi. E d’ora in poi, la cancelliera non potrà metterci una pezza alla meno peggio, come ha fatto fino ad oggi, ma dovrà cercare di usare più il bastone che la carota, trovandosi di fronte, però, partner senza più grosse alternative al rinvigorimento delle proprie rivendicazioni.

 

 

 

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