Crisi euro ed effetto Macron: perché in 100 giorni si riscrive il nostro futuro

La crisi dell'euro verrà affrontata sulla base di quanto accadrà quest'estate. In 100 giorni potrebbe essere riscritto il futuro dell'Eurozona.

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La crisi dell'euro verrà affrontata sulla base di quanto accadrà quest'estate. In 100 giorni potrebbe essere riscritto il futuro dell'Eurozona.

Da quando Emmanuel Macron ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, il cambio euro-dollaro è salito di quasi il 5% a 1,1180. Chi vagheggiava fino a poche settimane fa di un rischio parità è rimasto smentito. Superate le più significative tensioni politiche nell’Eurozona, la moneta unica viaggia verso la soglia di 1,15, in attesa che dalla BCE arrivino segnali di minore accomodamento monetario.

A tale proposito, qualche prima indicazione potrebbe arrivare dal board dell’8 giugno a Tallin, in Estonia, quando il governatore Mario Draghi potrebbe eliminare dal comunicato ufficiale quel riferimento ai “tassi futuri più bassi”, segnalando al mercato la fine prossima e graduale degli stimoli monetari. (Leggi anche: Macron sull’economia si butta a destra)

In realtà, molto dipenderà dal dato sull’inflazione a maggio. Se, come stimano gli analisti, il tasso di crescita tendenziale dei prezzi scivolerà dall’1,9% di aprile, Draghi potrà prendersi qualche altro mese di tempo ancora, prima di mostrarsi più “falco”. Ieri, all’Europarlamento si è espresso per il mantenimento dell’attuale apparato degli stimoli, confermando la sensazione che la svolta sarà forse un po’ meno veloce delle attese degli ultimi tempi.

Test alle politiche di Francia a giugno

Aldilà dei dati macro, c’è un aspetto politico significativo da tenere in considerazione. A giugno, verificheremo alle urne se la vittoria di Macron sarà stata piena o dimezzata da una coabitazione necessaria con un altro partito, dopo le elezioni legislative per il rinnovo di 577 seggi dell’Assemblea Nazionale. Stando ai sondaggi, il suo partito République En Marche otterrebbe la maggioranza assoluta dei seggi, mentre i conservatori neo-gollisti si fermerebbero a un quarto circa del totale e i socialisti sprofonderebbero dagli attuali 296 a 25-30, appaiati con la sinistra radicale di Jean-Luc Mélénchon. Infine, una dozzina o meno di seggi sarebbe raccolta dal Fronte Nazionale.

Se Macron vincerà realmente anche le legislative, il cambio euro-dollaro avrebbe un ulteriore margine di crescita, date le proposte del presidente per cercare di dare all’Eurozona una nuova architettura più confacente alla propria struttura.

Oltre a un unico ministro delle Finanze e a un bilancio comune, potrebbe cercare un accordo sui cosiddetti “eurobond”, ovvero l’emissione di debito pubblico in comune, che il tedesco Wolfgang Muenchau sul Financial Times di domenica ha proposto che riguardi solamente il primo 60% del pil dei singoli debiti nazionali. (Leggi anche: Macron ai raggi X su economia, politica interna e prospettive per l’Europa)

Tedeschi pretenderanno disciplina fiscale

I tedeschi restano ostili alla misura, vedendo in essa una mutualizzazione degli oneri, ma potrebbero essere spinti almeno a parlarne sulla base di tre fattori: il rischio di un’alternativa fallimentare dell’euro; il rafforzamento della disciplina fiscale dei paesi membri dell’Eurozona e la prospettiva di una BCE guidata da un tedesco dopo Draghi.

Se oggi come oggi solo il primo 60% del rapporto debito/pil venisse messo in comune, l’Italia resterebbe ugualmente esposta su base nazionale per il 73% del suo pil, mentre la Germania per poco più del 5%. Da un lato, il debito italiano sarebbe parzialmente garantito su base sovranazionale, quindi, diverrebbe più appetibile, dall’altro quello eccedente la soglia di condivisione sarebbe percepito negativamente dal mercato e per questo mostrerebbe rendimenti maggiori. (Leggi anche: Perché Macron può fare più male che bene all’Italia)

Dibattito sull’euro dopo le elezioni in Germania

Le trattative vere e proprie per intavolare una simile discussione non partiranno prima dell’autunno prossimo, dopo che avranno votato i tedeschi e forse pure noi italiani (s’ipotizza di andare al voto come la Germania per il 24 settembre). Una volta che la cancelliera Angela Merkel avesse ottenuto uno storico quarto mandato, impresa riuscita in passato solo al suo mentore Helmut Kohl, potrebbero aprirsi prospettive diverse sul dibattito per salvare l’euro da istituzioni palesemente inadeguate.

Non sarà ugualmente facile affrontare in Germania una discussione franca sulla direzione da assumere. I tedeschi non sono inclini a sobbarcarsi gli oneri o rischi altrui, né paesi come l’Italia e la stessa Francia sembrano fare qualcosa per scrollarsi di dosso l’etichetta di “spendaccioni” e di “inaffidabili”.

Ma la vittoria di Macron, specie se bissata a giugno, non rimarrà senza conseguenze, trasformandosi altrimenti per l’ennesima occasione perduta per l’Eurozona. (Leggi anche: Macron e Merkel divisi sull’euro, ma nemmeno i francesi saranno contenti)

Niente pasti gratis per l’Italia

Su una cosa vogliamo essere chiari: se la Germania accettasse di discutere una maggiore integrazione politica con il resto dell’area, lo farebbe alla sola condizione che gli altri mostrassero chiari progressi sul piano del risanamento fiscale, nella capacità di fare pulizia nei bilanci delle rispettive banche e nell’attuazione delle riforme economiche. Togliamoci dalla testa che qualcuno ci regali qualche pasto gratis, smettiamola di pensare che il salvataggio dell’euro si configuri per noi come l’ennesima fuga dalle nostre responsabilità. (Leggi anche: Perché Macron non sarà amico dell’Italia e l’illusione che ci serva pasti gratis)

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