Crisi euro: allarme come nel 2012, questo grafico vi spiega perché

La crisi dell'euro è tornata come nel 2012, anche se non sembriamo accorgercene per via del "quantitative easing" della BCE. Eppure, il Target 2 segnala dati pessimi per Italia e Spagna.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crisi dell'euro è tornata come nel 2012, anche se non sembriamo accorgercene per via del

La crisi delle banche in Italia segnerà la fine dell’euro? Dopo la Brexit ci sarà “Quititaly”? Il referendum costituzionale d’autunno nel nostro paese potrebbe provocare la prossima grave crisi geo-politica e finanziaria della UE? Sono tutte speculazioni in voga in questo periodo, alcune delle quali spesso senza alcun reale fondamento.

La situazione, però, è più preoccupante di quanto ce la vorremo raccontare, sebbene la calma regnante sul mercato dei debiti sovrani nell’Eurozona ci impedisce di comprendere la portata dei rischi in corso. Con il varo del “quantitative easing” all’inizio dello scorso anno, infatti, la BCE ha messo al riparo i titoli di stato da qualsivoglia tentazione speculativa, tanto che qualsiasi cosa accada, oggi i rendimenti sovrani nell’area sono ai minimi storici e negativi persino per le scadenze fino ai 2-3 anni in Italia, nonostante proprio la nostra sia l’economia malata del Vecchio Continente.

Fuga capitali da Italia e Spagna

Eppure, la crisi sui mercati finanziari di questi mesi è la spia della sfiducia verso le economie deboli dell’area, come captato dal sistema Target 2. Cos’è? E’ un indicatore dei rapporti di debito-credito tra i paesi dell’Eurozona. Per farla breve, sintetizza i flussi di capitali all’interno dell’area. Vi anticipiamo subito, che i dati appaiono sconfortanti nel loro complesso e specialmente per Italia e Spagna, mai così pessimi come, appunto, nel 2012, anno di massima crisi della moneta unica.

La Germania segnava nel maggio scorso una posizione attiva di 655,5 miliardi, del tutto in linea con quella di 4 anni fa. Ciò significa che l’economia tedesca è complessivamente creditrice verso il resto dell’area di una simile somma. L’Italia ha una posizione passiva di 276,2 miliardi, vicino alla peggiore di sempre, in deterioramento di 27,3 miliardi dall’inizio del 2016. E a giugno, stando agli ultimi dati disponibili, il saldo sarebbe asceso poco sotto il record storico, a 288,9 miliardi.

 

 

 

Germania attira capitali dal resto d’Europa

Peggio di noi, in valore assoluto, fa solo la Spagna con 294,7 miliardi di passivo, in crescita di 40,6 miliardi quest’anno e di una quarantina di miliardi al di sotto dell’apice negativo toccato nel 2012. Male anche la Francia con -44,7 miliardi, mentre con -93,7 miliardi è alla Grecia che va la maglia nera del peggiore saldo in rapporto al suo pil, sostanzialmente in linea con i dati peggiori dallo scoppio della sua crisi del debito sovrano.

Dall’inizio dell’anno, quindi, il saldo è migliorato di 60,3 miliardi per la Germania, mentre le altre tre grandi economie dell’Eurozona hanno segnato un peggioramento complessivo di 83,4 miliardi. In attesa di conoscere i dati dei due mesi successivi, non possiamo che mettere in conto un ulteriore allargamento del divario tra economia tedesca e resto dell’Eurozona.

Cosa succede?

Ma cosa sta succedendo di preciso? Le tensioni geo-politiche degli ultimi mesi, unitamente alla crisi del sistema bancario italiano (e non solo), starebbero spingendo il mercato a ripararsi verso gli asset considerati più sicuri, che sono ovviamente i titoli di stato tedeschi, oltre che l’oro, i Treasuries, etc.

A ciò si aggiunge, però, il crescente indebitamento verso la BCE, attraverso le note aste Tltro, che hanno incrementato l’esposizione delle banche italiane verso Francoforte a quasi 174 miliardi.

Chiaramente, a farne le spese sono proprio le economie più deboli, considerate maggiormente a rischio. Si pensi che dall’inizio dell’anno, Piazza Affari dovrebbe avere bruciato qualcosa come 140 miliardi di capitalizzazione, quasi un quarto del suo valore al 31 dicembre scorso. Parte di queste perdite è dovuta alla fuga dei capitali verso l’estero, da qui l’ampliamento del passivo.

 

 

 

Crisi euro torna ai massimi dal 2012

Ora, il sistema Target 2 evidenzia come sia crescente il divario di fiducia riscosso dai paesi dell’Area Euro. La Germania viene sempre più individuata quale economia rassicurante, mentre Italia e Spagna restano a maggior ragione gli anelli deboli. Ciò segnala l’instabilità intrinseca su cui poggia la moneta unica. Pensate cosa implicherebbe allo stato attuale, se non ci fosse la BCE a tenere a freno le vendite dei bond governativi nella periferia.

Un’unione monetaria siffatta non può andare avanti. I deflussi di capitali all’interno di essa sono destabilizzanti e mettono a rischio la tenuta del sistema bancario di paesi come l’Italia, la cui crisi ha origine proprio dal fabbisogno di quei capitali in fuga verso le aree più sicure dell’area, come la Germania. Dire questo equivale ad ammettere che la periferia dell’Eurozona sta diventando sempre meno attraente per gli investitori e che per attirare i loro capitali sarà necessario allettarli con un premio al rischio relativamente crescente. Sarebbe la fine dell’euro.

 

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Argomenti: Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, quantitative easing

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