Crisi epocale per le compagnie aeree tra posti a sedere alternati e costi in crescita

Voli a terra con il Coronavirus. Lufthansa, Air France e Alitalia verso salvataggi di stato. Crolla il fatturato e aumentano i costi con l'emergenza Coronavirus. E Warren Buffett dice addio al business dei cieli.

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Voli a terra con il Coronavirus. Lufthansa, Air France e Alitalia verso salvataggi di stato. Crolla il fatturato e aumentano i costi con l'emergenza Coronavirus. E Warren Buffett dice addio al business dei cieli.

I numeri che emergono dall’eterno commissariamento di Alitalia per il mese di aprile sono paurosi: fatturato in calo del 97% a meno di 5 milioni di euro! Il dato si confronta con i 160 milioni dello stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di riempimento degli aerei o “load factor” risulta crollato al 21%, mentre la compagnia opera a circa il 10% delle sue potenzialità, ha spiegato il commissario Giuseppe Leogrande alla commissione Trasporti della Camera nei giorni scorsi. Alitalia beneficerà dell’ennesimo salvataggio di stato, con 500 milioni di euro stanziati dal governo Conte con il decreto di marzo per evitarne la chiusura. Nasceranno due “newco”, una che rileverà le attività in bonis della sussidiaria CityLiner e un’altra per le attività in bonis di Alitalia.

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Il conto che i contribuenti italiani pagano con gli ultimi tre anni di commissariamento sale così a 2 miliardi, se si considera che già negli anni passati siano stati erogati prestiti per 1,5 miliardi e di cui lo stato non ha ricevuto il pagamento di un solo euro di interessi per via della liquidità insufficiente della compagnia e che chiaramente non aveva nulla a che vedere con la crisi esplosa negli ultimi due mesi con il Coronavirus.

Mal comune, mezzo gaudio, penseranno i più. Una volta tanto, a soffrire sono anche le concorrenti di Alitalia, ma per i “lockdown” imposti dai governi europei (e non) per frenare il contagio. Air France riceverà dallo stato aiuti per 7 miliardi di euro, già approvati dalla Commissione europea. E Lufthansa ne otterrà dal governo di Berlino per ben 9 miliardi, di cui 5,5 miliardi garantiti da azioni senza diritto di voto e per le quali lo stato percepirà un dividendo annuo del 9%, mentre altri 3,5 miliardi arriveranno dalla CDP tedesca, la KfW.

Nel frattempo, gli azionisti di Norwegian Air avrebbero approvato con votazione online il piano di salvataggio proposto dall’azienda e che prevede la conversione dei debiti in capitale, nonché l’uso delle garanzie statali concesse da Oslo.

Warren Buffett dice addio al business dei cieli

Il caso di Alitalia, però, resta patologico. Vale appena il 2% del mercato europeo, contro l’oltre 8% della rivale francese e il 14% di quella tedesca. Già in tempi di boom dei passeggeri in Europa non riusciva nemmeno lontanamente a tenere i conti in pareggio, arrivando a perdere 2 milioni di euro al giorno. Dunque, le compagnie straniere vengono salvate una tantum con soldi dei contribuenti, a fronte di difficoltà che non derivano dalla loro cattiva gestione del business, bensì da un fattore esogeno e imprevedibile, mentre l’italiana continuerà a vivacchiare sulle nostre spalle per non apportare alcun contributo al nostro turismo, né per farci volare a tariffe più convenienti; tutt’altro.

Del resto, l’unica alternativa praticabile sarebbe stata ormai la chiusura. Nessuno si sarebbe accollata, specie di questi tempi, una compagnia così orribile sul piano finanziario e apparentemente incorreggibile sul piano aziendale, se è vero che siano trascorsi ormai 11 anni dalla privatizzazione sotto i “capitani coraggiosi”, senza che da allora qualcosa di positivo sia avvenuto nei cieli italiani. Che la crisi delle compagnie aeree sia destinata a durare più a lungo di quanto al momento ipotizziamo lo segnala Warren Buffett, che ha disinvestito le quote detenute prima in Delta Airlines, American Airlines, Southwest e United, avendo accusato maxi-perdite per complessivi 50 miliardi di dollari con la sua Berkshire Hathaway.

Verso lo stato-pilota

L’anziano finanziere di Omaha ha chiesto scusa agli altri azionisti della holding per quelli che ha definito “investimenti sbagliati”, sostenendo di non avere attualmente un’idea chiara del futuro. E se lo dice uno che viene soprannominato “oracolo” sui mercati, qualcosa vorrà pur dire.

In effetti, il Coronavirus mette in forse la stessa sopravvivenza delle compagnie aeree, a causa delle disposizioni normative che richiederanno loro ancora a lungo sacrifici. I posti a sedere andranno occupati alternativamente per mantenere una distanza minima tra i passeggeri. Nella migliore delle ipotesi, ciò presuppone un calo dei biglietti venduti di un terzo, cioè si ridurrà il load factor, per cui i costi dovranno necessariamente spalmarsi tra meno passeggeri.

Per fortuna che il petrolio per il momento sia crollato ai minimi da oltre 20 anni, sebbene il minore costo del carburante da solo non compenserà il calo del fatturato atteso, per cui è probabile che le tariffe aeree salgano nei prossimi mesi, colpendo ulteriormente una domanda già debole nel breve e medio-lungo termine. Gli spostamenti tra stati resteranno vietati, se non per lavoro o necessità, mentre la stessa volontà delle persone di mettersi in viaggio all’estero risulterà scemata almeno fino a quando il rischio pandemico non sarà del tutto debellato, magari grazie alla scoperta di un vaccino.

Improvvisamente, i cieli non sono più un business e ciò rischia di mandare a gambe per aria una moltitudine di compagnie, impossibilitate a sopravvivere a lungo con costi fissi elevati e basso fatturato. L’ondata già in arrivo di nazionalizzazioni non lascia presagire nulla di buono per i cittadini-passeggeri, i quali verranno costretti verosimilmente ad addossarsi i costi dei fallimenti o in termini di prezzi dei biglietti più alti o attraverso il pagamento delle tasse o con entrambi. Lo stato-pilota salverà gli aerei e farà volare debiti e pressione fiscale.

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