Crisi economica e sacrifici a perdere: niente pareggio di bilancio nel 2013

Il governo Monti non riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. La spremuta fiscale, il ritorno dell'Imu, i tagli ai servizi, l'aumento delle accise sui carburanti sono stati inutili.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il governo Monti non riuscirà a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. La spremuta fiscale, il ritorno dell'Imu, i tagli ai servizi, l'aumento delle accise sui carburanti sono stati inutili.

Miserrime notizie sul fronte della crisi economica. Il consiglio dei ministri ha approvato la nota di variazione del Documento di economia e finanza (Def 2012), riguardante le nuove stime su pil, deficit e debito pubblico. Le cifre sono tutte in peggioramento rispetto alle ultime previsioni di aprile, ma anche persino a quelle ancora divulgate dagli organismi internazionali, come l’Fmi.  

Recessione Italia: Pil in calo del 2,4% nel 2012

Partiamo dalla crescita. O meglio, dalla recessione. Se ancora valevano le stime per un calo del pil dell’1,2% quest’anno e per una crescita dello 0,5% nel 2013, adesso il governo alza le braccia e indica il calo del pil nel 2012 nell’ordine del 2,4%, mentre la recessione proseguirà anche nel 2013, quando il pil scenderà di un altro 0,2%. Un minimo di crescita la si vedrà solo nel 2014, ma sarà appena dell’1,1%, seguita dall’1,3% del 2015. Recessione doppia, rispetto alle stime di aprile e anche i conti pubblici non tornano. Niente pareggio di bilancio nel 2013. Quest’anno, il rapporto tra deficit e pil sarà del 2,6% contro l’1,7% previsto e dell’1,8% nel 2013 (si prevedeva lo 0,5%). Ragione per cui anche il debito pubblico italiano salirà oltre le attese e ai livelli record di sempre. Nel 2012 sarà al 126,4% (123,4% nelle stime di aprile), per salire al 127,1% nel 2013, attestarsi al 125,1% nel 2014 e giù al 122,9% nel 2015. Le cifre comprendono il contributo italiano agli aiuti verso gli stati in difficoltà, mentre il governo promette che la vendita del patrimonio dello stato di un punto di pil all’anno contribuirà a fare scendere il rapporto tra debito e pil al 116,1% nel 2016.  

Il pareggio di bilancio non sarà raggiunto nel 2013

Sarà, ma a dieci mesi dall’arrivo in pompa magna dei tecnici al governo, l’Italia si scopre più povera, ancora più priva di certezze sul futuro e senza che abbia centrato anche un solo obiettivo in tema di economia. I conti risultano paradossalmente peggiorati, rispetto alle cifre a disposizione alla fine dell’esperienza di governo dell’ex premier Silvio Berlusconi. Colpa di misure-salasso, che anziché fare bene ai conti, li hanno maggiormente devastati, tramite il collasso del pil. Incredibile come si dia poco risalto sui media italiani all’incapacità dei tecnici di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Fu la ragione per la quale si chiese e ottenne la cacciata di Berlusconi da Palazzo Chigi, così come per l’incapacità del suo esecutivo di varare le riforme chieste dalla UE. A dieci mesi di governo Monti non solo le cifre pietose sui conti e sul pil mettono a nudo il fallimento di questo esecutivo dalle previste abilità miracolistiche, ma al contempo non è stata varata alcuna riforma. Per essere ancora più chiari, rispetto a novembre non sono stati compiuti passi in avanti su alcun fronte, ma anzi abbiamo visto peggiorare le cifre attuali e le stime sul futuro dell’economia italiana.  

Ma tutte le misure Salva-Cresci-Rilancia Italia che fino hanno fatto?

A poco vale la promessa del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, per cui il governo starebbe lavorando per evitare che l’IVA debba essere innalzata anche successivamente il 30 giugno 2013. L’unica certezza che ci stanno dando i tecnici è che se le cose andranno per il meglio, ci si impegnerà a non aumentare le tasse. Un fallimento colossale, malgrado i tagli alle pensioni; la reintroduzione dell’IMU sulla prima casa e l’aumento spropositato sulle seconde abitazioni; gli aumenti costanti e imponenti delle accise sul carburante; l’introduzione di altri balzelli e tagli ai servizi. E a fronte dei sacrifici, che fine hanno fatto le liberalizzazioni, le privatizzazioni, la riduzione della macchina burocratica, la riforma del mercato del lavoro? E’ proprio vero. Governare non è come tenere una lezione all’università.

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Argomenti: Economie Asia