Crisi e sfiducia fanno scappare i capitali dall’Italia

In appena 27 mesi dal Bel Paese sono fuoriusciti 670 miliardi. Il deflusso è il sintomo dell'enorme crisi di fiducia che sta travolgendo l'Italia

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
In appena 27 mesi dal Bel Paese sono fuoriusciti 670 miliardi. Il deflusso è il sintomo dell'enorme crisi di fiducia che sta travolgendo l'Italia

Il caso Cipro ha messo in allarme il governo italiano, banche e investitori per il timore che si possa realizzare una fuga di capitali dall’Italia. Il guaio è che sembra che i buoi siano in parte già scappati dalla stalla, mentre adesso si rischia di accelerare un trend già in corso da diverso tempo. Il Bollettino statistico della Consob, ad esempio, conferma che in poco più di due anni (monitoraggio dal giugno 2010 al settembre 2012), risultano “spariti” presso gli intermediari finanziari circa 670 miliardi di euro tra di risparmi. Che fine abbiano fatto non è difficile spiegarlo. In parte, di questa immensa cifra, pari a oltre il 40% del pil, un centinaio di miliardi è stato bruciato nella perdita di valore di Piazza Affari, che ha decimato nel corso del periodo di riferimento il corso delle azioni. Ma il quantitativo delle azioni detenute dagli italiani si è ridotto in controvalore di 177 miliardi, così come si sono ridotte di 300 miliardi di valore le obbligazioni bancarie, di 130 miliardi di euro i titoli di stato e di alcune decine di miliardi di corporate bond. Fatto sta che nel giugno del 2010 risultavano investiti 1.821 miliardi di euro, ridottisi a 1.151 miliardi solo 27 mesi dopo. E solo in minima parte questa fuga è stata tamponata da un accrescimento di liquidità parcheggiata presso i conti correnti, passando da 1.112 a 1.195 miliardi. E l’altro dato che fa accapponare la pelle del sistema Paese è quello ufficioso, per cui nel 2012 sarebbero defluiti all’estero 115 miliardi di euro, mentre secondo il Fondo Monetario Internazionale sarebbero ben 235 miliardi gli euro fuggiti dall’Italia tra il giugno 2011 e il giugno 2012. Insomma, 19,5 miliardi al mese di media (Anche la Bce lancia l’allarme: è fuga di capitali dall’Italia).  

Investimenti in Italia? Meglio cercare altre strade

Ma cosa spingerebbe gli investitori a cercare altre vie? Senz’altro, la crisi dei titoli di stato rappresenta il fattore di rischio maggiore. I mercati temono che Roma possa essere travolta dalla crisi e che il modello Cipro le possa essere applicato non appena se ne presenterà l’occasione (Il modello Cipro sarà applicato alle banche di Italia e Spagna?) E temendo il collasso del sistema bancario e cercando di sfuggire alla tagliola di un fisco ormai ossessivo, tra conti correnti spiati, redditometro e stangate dal sapore patrimoniale (IMU, imposta di bollo sui c/c, tassa sulle imbarcazioni, etc.), molti risparmiatori hanno già trovato rimedio, portando all’estero il proprio denaro (Imu 2013, aumento Iva, Tares e redditometro. Ecco il Fisco che verrà). Un trasferimento di ricchezza, quindi, dal Sud al Nord dell’Europa. In questo senso, ad esempio, dovrebbe essere considerato il boom degli investimenti immobiliari di italiani, spagnoli e greci in città come Berlino, conseguenti alle stangate sulle case imposte dai rispettivi governi per fare cassa (Comprare casa a Berlino, prezzi bassi e occasioni per investire). Quindi, vero è che una parte non indifferente di quei 670 miliardi apparentemente svaniti nel nulla sia da mettere in conto alla crisi stessa (titoli che perdono valore e risparmiatori che smobilizzano per ottenere liquidità e finanziare i consumi), ma per il resto si tratta di spostamento della ricchezza verso lidi più favorevoli e porti più sicuri.  

Crisi economica Italia: le aziende scappano da Piazza Affari

Per non parlare della tendenza esplicita delle aziende italiane a fuggire da Piazza Affari. L’ultimo caso in ordine di tempo potrebbe realizzarsi già nelle prossime settimane. Dopo la conclusione dell’Opa di Salini su Impregilo, che avverrà tra tre giorni, il costruttore romano potrebbe trovarsi nella possibilità di dovere liquidare il flottante libero rimasto, in quanto insufficiente ai fini regolamentari (meno del 5%). In tale caso, si vocifera che dopo il delisting e a fusione avvenuta tra Salini e Impregilo, il nuovo titolo potrebbe essere quotato a Londra, per dare vita a un colosso internazionale delle costruzioni. Insomma, un’altra fuga dall’Italia a vantaggio di un’altra economia, a conferma della crisi di appeal del sistema Italia (Opa Impregilo: i Gavio escono di scena).

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia