Crisi Deutsche Bank, USA chiedono ai tedeschi di lasciare il mercato americano

Gli USA avrebbero chiesto a Deutsche Bank di abbandonare il mercato americano, in cambio di una multa meno pesante. Ecco le altre opzioni a disposizione della banca tedesca per affrontare l'emergenza.

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Gli USA avrebbero chiesto a Deutsche Bank di abbandonare il mercato americano, in cambio di una multa meno pesante. Ecco le altre opzioni a disposizione della banca tedesca per affrontare l'emergenza.

Non ancora giunti a un accordo sulla sanzione da 14 miliardi di dollari, richiesta dal Dipartimento di Giustizia USA a Deutsche Bank, alcune indiscrezioni vorrebbero che la crisi possa essere superata, se la banca tedesca accettasse, come parte dell’intesa, di ridimensionare le proprie attività finanziarie sul suolo americano, tagliando il suo business. I tedeschi pagherebbero così di meno della somma massima minacciata, ma con la conseguenza di dovere chiudere grossa parte delle loro attività negli USA, con contraccolpi negativi sull’occupazione americana, che rappresenta un decimo di quella totale di DB nel pianeta, valendo 10.000 posti di lavoro.

Il rischio per la banca guidata da John Cryan è di trovarsi dinnanzi ad altre richieste di sanzioni, dentro e fuori l’America, stimate per complessivi 7,5-8,5 miliardi di euro. Considerando che Deutsche Bank ha accantonato a riserva solamente 5,6 miliardi per cause legali, ciò la esporrebbe alla necessità di trovare altrimenti le risorse necessarie per fronteggiare l’emergenza. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank, derivati sono davvero il problema?)

Le varie opzioni di Deutsche Bank

Ciascuna delle opzioni disponibili appare da sola insufficiente, per cui potrebbe risultare obbligatorio puntare su un mix di soluzioni. Gli azionisti di Deutsche Bank hanno già approvato con una delibera assembleare un aumento di capitale fino a un controvalore massimo del 50% di quello attuale. Poiché la banca capitalizza oggi in borsa 17 miliardi (ma è arrivata a valerne intorno ai 12 miliardi nei giorni scorsi), ciò equivale a una ricapitalizzazione massima intorno agli 8,5 miliardi, insufficienti a coprire sia l’eventuale differenza tra le riserve accantonate e la superiore multa americana, sia le presunte nuove sanzioni, che potrebbero essere richieste all’istituto.

Deutsche Bank vanta anche svariate alternative, come la vendita del gioiello Postbank, valutato alla fine dello scorso anno 4,5 miliardi, ma che oggi ne vale la metà.

Tuttavia, è da quasi un anno che esso viene offerto sul mercato, senza che abbia allettato gli investitori, almeno non ai prezzi desiderati dalla controllante. Questa potrebbe, però, cedere anche il suo asset management, stimato in 8,5 miliardi, ma il problema è che il mercato non tende granché a fidarsi di Deutsche Bank, anche perché i suoi assets appaiono abbastanza integrati con il suo “core” business. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank, aiuti stato mascherati?)

 

 

 

Deutsche Bank sarà meno globale

Altra opzione, il taglio di 9.000 posti di lavoro. Gli esperti ritengono che diventeranno effettivi tra non meno di due anni. Nel frattempo, si consideri che l’organico di Deutsche Bank è salito di quasi 3.000 unità quest’anno, al fine di potenziarne proprio la compliance, a quota 101.300 unità. Per riportare il costo del lavoro ai livelli di concorrenti diretti come Barclays e Credit Suisse, potrebbero rendersi necessari ulteriori tagli, stando a Reuters, per 12-15.000 posti di lavoro, che farebbero risparmiare altri 2-3 miliardi.

I tedeschi non hanno problemi reali di liquidità, disponendone per 223 miliardi di euro. Semmai, Deutsche Bank appare sotto-capitalizzata e a breve la BCE potrebbe rivedere in negativo il suo giudizio sul Cet 1 ratio, dopo che a luglio, stando a uno scoop del Financial Times, avrebbe concesso alla banca un aiutino piuttosto singolare, consentendole di iscrivere a bilancio ricavi derivanti da una vendita di assets per 3,5 miliardi in Cina, che non si è conclusa nemmeno ad oggi, a causa di problemi regolamentari. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank, altri 3,5 miliardi di guai)

Deutsche Bank dovrà, quindi, fare leva su ciascuna delle suddette leve, tagliando non meno di tutti i 9.000 posti già messi in conto dal piano di Cryan, aumentando il capitale del 50% e vendendo parte dei suoi assets a prezzi “scontati”, data la congiuntura negativa sul mercato. Solo così potrà affrontare tutti i suoi guai giudiziari, oltre che preparando una ritirata dagli USA per trasformarsi in un player meno globale di quanto non lo sia oggi.

 

 

 

 

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