Crisi Deutsche Bank, perché potrebbe essere esplosiva per l’Eurozona?

La crisi in borsa di Deutsche Bank rischia di affossare la leadership della cancelliera Merkel, ma per i paesi dell'euro non è una buona notizia.

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La crisi in borsa di Deutsche Bank rischia di affossare la leadership della cancelliera Merkel, ma per i paesi dell'euro non è una buona notizia.

Il titolo Deutsche Bank è sceso sotto i 10 euro, venerdì scorso. La crisi in borsa della prima banca tedesca sta diventando assai grave, tanto che si rincorrono le voci di un possibile salvataggio pubblico, che il governo tedesco avrebbe pronto nel caso di necessità. I diretti interessati smentiscono, ma ciò non arresta le previsioni pessimistiche e i rumors. Innegabile, in ogni caso, che la leadership della cancelliera Angela Merkel traballi e contrariamente a quanto molti suoi detrattori fuori dalla Germania immaginino, per l’Eurozona non sarebbe una bella notizia, perché se Berlino si becca un raffreddore, le altre capitali potrebbero entrare in coma.

Sono diverse le vie, attraverso le quali la crisi di Deutsche Bank potrebbe propagarsi nel resto dell’unione monetaria. La più immediata è il contagio verso le altre banche dell’Area Euro, anche se in Italia assistiamo già da quasi un anno al tracollo delle quotazioni dei titoli bancari, specie dopo il crac delle quattro banche salvate dal governo Renzi e dalla Banca d’Italia nel novembre scorso. E nel loro insieme, le banche europee hanno perso quest’anno più del 30% del loro valore. (Leggi anche: Allarme Deutsche Bank, Soros scatena la tempesta)

Indebolimento Merkel è un problema per Eurozona

Se sulle banche dell’area si addensano ulteriori attenzioni dei mercati, queste dovranno tirare la cinghia per non mostrarsi sotto-capitalizzate, tagliando gli impieghi in favore di imprese e famiglie e potenzialmente innescando un “credit crunch”, spegnendo la ripresa dell’economia.

Ma è proprio la posizione di Frau Merkel a dovere preoccupare maggiormente. Il suo indebolimento politico creerebbe un vuoto di leadership nell’intera UE, che il mercato percepirebbe e sconterebbe restando alla finestra, cessando di portare, specie nell’Eurozona, i suoi capitali.

I rendimenti di obbligazioni private e titoli di stato salirebbero, rendendo più difficoltoso e caro il rifinanziamento dei debiti in scadenza per governi e aziende, mentre il mercato azionario potrebbe subire cali vistosi. (Leggi anche: Crisi euro, Italia non si rallegri di una Merkel debole)

 

 

 

Euro-scettici tedeschi più forti con crisi Deutsche Bank

Una Merkel più debole andrebbe a beneficio degli euro-scettici in Germania, i quali hanno sulle questioni europee opinioni nettamente meno concilianti con i partner UE di quelle della cancelliera. Certo, non andrebbero al governo, ma i cristiano-democratici subirebbero una concorrenza alla loro destra, tale da dovere tenere in maggiore considerazione rispetto ad oggi il crescente malcontento nella prima economia europea contro la politica monetaria della BCE, i salvataggi bancari e degli stati a carico del contribuente, i fondi sovranazionali (Efsf-ESM) istituiti con le crisi del debito sovrani di questi anni, il peso “politico” della Commissione e il mancato rispetto delle regole fiscali da parte dei paesi del Sud. (Leggi anche: Intervista a leader euro-scettica tedesca)

Chi spera che un’uscita di scena della Merkel o anche solo un suo ridimensionamento in patria possa portare a un avvicinamento delle posizioni tra la Germania e il resto dell’Eurozona commette un errore di valutazione grossolano, perché tutti i dati elettorali e gli stessi sondaggi segnalano come non siano i più “morbidi” socialdemocratici ad avvantaggiarsene in termini di consensi, ma proprio la destra euro-scettica e maggiormente rigorista.

Per evitare un simile logoramento interno, la cancelliera deve sperare che Deutsche Bank si metta al riparo da una crisi da sola. Se non è possibile, nei prossimi mesi potrebbe rendersi necessario o un bail-in, ovvero un salvataggio con perdite condivise anche da azionisti e obbligazionisti subordinati, oppure un vero e proprio bail-out, che coinvolgerebbe nelle perdite, oltre agli stessi investitori privati, anche i contribuenti tedeschi. Nell’uno e nell’altro caso, sotto elezioni (in Germania si vota tra un anno) sarebbe un disastro annunciato per Frau Merkel.

E per l’Europa post-Brexit.

 

 

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