Crisi Deutsche Bank: nessun fallimento, ma la Merkel rischia grosso

La crisi in borsa di Deutsche Bank allarma il mercato. Il governo di Frau Merkel non salverebbe la banca nel caso di bisogno, ma la realtà è molto diversa. Tuttavia, la cancelliera rischia grosso alle elezioni.

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La crisi in borsa di Deutsche Bank allarma il mercato. Il governo di Frau Merkel non salverebbe la banca nel caso di bisogno, ma la realtà è molto diversa. Tuttavia, la cancelliera rischia grosso alle elezioni.

Le azioni Deutsche Bank sono scese a un nuovo minimo storico oggi, valendo 10,25 euro cadauna, quando un anno fa, prima che fosse investite dalla crisi, erano sui 27 euro. Il titolo cede oltre il 3% sulle preoccupazioni del mercato per le conseguenze della maxi-multa da 14 miliardi di euro chiesta dal Dipartimento di Giustizia USA, in merito ad operazioni speculative sui mutui subprime.

L’istituto tedesco ha già accantonato 6 miliardi per le cause legali in corso, ma se dovesse realmente essere chiamato a pagare tutta la sanzione richiesta dallo stato americano, il colpo accusato sarebbe duro, tanto che si allunga l’ombra di un fallimento alla Lehman Brothers del 2008.

Deutsche Bank è una cosiddetta “too big to fail”, ovvero troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per essere salvata, nel caso fosse necessario. Tutto vero, ma proprio per questo, ammesso che le difficoltà finanziarie della prima banca tedesca siano così gravi, potete stare certi che non sarà fatta fallire, a costo di modificare le regole sul bail-in, con buona pace di chi dall’estero quasi ridacchia per il caso, poiché le conseguenze di un’eventuale crisi incontrollata dell’istituto sarebbero esplosive per l’intero comparto bancario europeo.

Fallimento Deutsche Bank molto improbabile

La banca detiene titoli derivati per 42.000 miliardi, 15 volte il pil tedesco. In Germania, contrariamente a quanto pensiamo, non è molto popolare tra l’opinione pubblica, perché trattasi di una grande banca d’affari, per cui è specializzata in operazioni finanziarie e non nel sostegno al credito per famiglie e imprese tedesche, tanto che alla prima scintilla scoccata nel febbraio scorso sui mercati, si è vociferato che il governo della cancelliera Angela Merkel non fosse disposto ad attuare alcun salvataggio pubblico per Deutsche Bank, considerandola poco determinante per l’economia tedesca.

Non è così. Vero è che il tonfo in borsa di questi ultimi due giorni è legato all’indiscrezione, per cui Frau Merkel non soccorrerebbe la banca nel caso di necessità, ma si consideri, anzitutto, che siamo già in campagna elettorale per il rinnovo del Bundestag tra un anno e che l’economia tedesca, anzi europea, risentirebbe eccome di un eventuale crac dell’istituto.

 

 

 

Frau Merkel subisce pressioni di euro-scettici

Tuttavia, le esternazioni non smentite delle cancelliera segnalano che se dovesse rendersi necessario, difficilmente Berlino aiuterebbe la banca prima delle elezioni federali, rischiando altrimenti di alimentare ancora di più i consensi per gli euro-scettici dell’AfD, la cui opposizione ai salvataggi bancari con soldi pubblici è uno dei cavalli di battaglia.

In teoria, lo scenario peggiore dovrebbe evitarsi. Il governo tedesco potrebbe già essere in trattative sotterranee con quello americano per minimizzare il peso della maxi-multa, magari cedendo in cambio qualcosa sul caso Apple, che la Commissione europea pretende paghi a Dublino 13 miliardi per tasse arretrate. Con le elezioni presidenziali alle porte, però, non è improbabile che la patata bollente passi al successore di Barack Obama. (Leggi anche: Crisi banche, guerra commerciale UE-USA)

Aumento capitale Deutsche Bank non improbabile

Nel frattempo, l’istituto detiene un Co.Co.Bond da 1,75 miliardi e con cedola al 6%, che nel caso limite potrebbe essere azzerato, trasformandosi in capitale. La stessa cedola potrebbe saltare qualche pagamento, nel caso stimato di perdita di capitali del tipo “tier 1” per almeno 7,5 miliardi.

Prima di arrivare al caso molto remoto del fallimento – ma non sono questi i termini della discussione – ci sarebbero certamente altre azioni, come l’applicazione del bail-in e il successivo intervento del governo, se le perdite in capo agli investitori privati risultassero insufficienti a coprire l’ammanco di capitale. In realtà, se la banca riuscisse a mantenere un livello sufficiente di credibilità sui mercati, sarebbe sufficiente una maxi-ricapitalizzazione per stemperare le tensioni e il mercato starebbe scontando questo scenario, non tanto quello di un improbabilissimo crac. (Leggi anche: Obbligazioni Deutsche Bank)

 

 

 

La cancelliera rischia molto alle urne

Ma la Merkel rischia molto con la crisi di Deutsche Bank. Anzitutto, perché indispone i risparmiatori tedeschi, che la solidità finanziaria delle loro banche la pretendono. Secondariamente, perché gli euro-scettici di Frauke Petry potrebbero adesso cavalcare in campagna elettorale il tema dei salvataggi bancari con ancora più vigore, avvertendo gli elettori che dietro l’angolo ci sarebbe lo spettro dell’uso di denaro pubblico per salvare una grande banca tedesca.

La Germania ha già speso 240 miliardi per salvare le banche nazionali dopo la crisi finanziaria del 2008.

L’unico compito che la cancelliera e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, devono svolgere da qui a pochi mesi è di impedire che le tensioni finanziarie si aggravino attorno all’istituto e almeno tirare un calcio dopo l’altro al barattolo, spostando a dopo le elezioni l’eventuale atto estremo di un bail-in o di un salvataggio a carico dei contribuenti. Nell’uno e nell’altro caso sarebbero guai enormi sul piano elettorale per i conservatori. In sostanza, la nemesi renziana in salsa teutonica. (Leggi anche: Intervista alla leader euro-scettica tedesca)

 

 

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