Crisi Deutsche Bank e la guerra commerciale ereditata da Trump o Clinton

La crisi di Deutsche Bank sarebbe frutto di una guerra commerciale tra USA e Germania, che sta mietendo diverse vittime illustri. E chiunque vinca le elezioni americane avrà in mano dossier scottanti.

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La crisi di Deutsche Bank sarebbe frutto di una guerra commerciale tra USA e Germania, che sta mietendo diverse vittime illustri. E chiunque vinca le elezioni americane avrà in mano dossier scottanti.

Le azioni di Deutsche Bank non sono uscite certamente dalla crisi, ma almeno sono risalite intorno agli 11,50 euro, dopo che nel corso della seduta di venerdì scorso erano arrivate a scendere sotto i 10 euro, ai minimi dagli anni Ottanta. Sui mercati si respira un cauto ottimismo sulla possibile chiusura della causa legale intentata dal Dipartimento di Giustizia USA con una maxi-multa molto più bassa dei 14 miliardi richiesti. Nei giorni scorsi si era diffusa la voce di un accordo per 5,7 miliardi, smentito dal governo americano. Intanto, a Berlino appare chiaro che quanto accaduto in queste settimane altro non sarebbe che una “guerra commerciale” scatenata dagli USA contro la Germania.

A spiegarlo è il presidente della Commissione economia del Bundestag, Peter Ramsauer, conservatore bavarese, dunque appartenente alla coalizione della CDU-CSU guidata dalla cancelliera Angela Merkel. Il politico tedesco, in un’intervista rilasciata domenica al Die Welt am Sonntag, ha notato la corrispondenza tra i 14 miliardi di dollari richiesti dalla giustizia americana a Deutsche Bank, a distanza di pochi giorni dai 13 miliardi che la Commissione europea ha sollecitato ad Apple di pagare in tasse arretrate al governo di Dublino. (Leggi anche: Crisi Deutsche Bank esplosiva per Eurozona)

Non solo Deutsche Bank vittima della guerra commerciale

Secondo Ramsauer, la ritorsione rientrerebbe perfettamente nella strategia degli americani di danneggiare le altre economie concorrenti, qualora lo ritengano necessario per salvaguardare i propri interessi.

In realtà, non è ben chiaro chi abbia iniziato la guerra commerciale in corso. Se siano state le maxi-multe imposte negli anni passati dalla UE alle multinazionali americane come Microsoft, oppure se il “dieselgate” ai danni della casa automobilistica tedesca Volkswagen abbia spinto i commissari a reagire questo fine estate con la richiesta esosa a Cupertino.

(Leggi anche: Guerra UE contro colossi USA)

 

 

 

Guerra commerciale parte da lontano

Fatto sta, che tra USA e Germania non corre buon sangue. Non è una novità di questi anni. Il sistema monetario di Bretton Woods, le cui basi erano state poste nel 1944 tra i paesi rientranti nell’orbita americana, cadde per l’insostenibilità dei cambi fissi multilaterali tra il dollaro e le valute europee e dell’aggancio del biglietto verde all’oro, in parte proprio per i crescenti surplus commerciali di Germania e Giappone. E nell’ultimo rapporto semestrale del Tesoro USA, Berlino è stata inserita nella lista dei concorrenti con tassi di cambio sleali, a causa dei saldi attivi eccessivi delle sue partite correnti. (Leggi anche: Export Germania da record)

I tedeschi esportano troppo per gli americani, che potrebbero aver messo nel loro mirino alcuni suoi gioielli dell’industria e del sistema bancario-finanziario: Volkswagen e Deutsche Bank, appunto. E chissà che l’elenco non si allunghi con ulteriori nomi.

Guerra commerciale ereditata da Clinton o Trump

Il prossimo presidente USA avrà il suo bel da fare su questo versante e se il buongiorno si vede dal mattino, la Germania potrebbe imbattersi in un clima ancora più negativo con l’altra sponda dell’Atlantico. Sia Donald Trump che Hillary Clinton, i due principali candidati alle presidenziali di novembre, sono poco favorevoli agli accordi di libero scambio con le terze economie e mostrano una tendenza protezionistica, che dai governi Reagan in poi non era più emersa a tali livelli nella politica americana.

In appena un anno, l’America dell'”amico” Barack Obama intende far sborsare all’economia tedesca 30 miliardi di dollari, tra multa alla Volkswagen e quella alla banca. Di questo passo, Bruxelles aprirà qualche nuova procedura contro un altro colosso americano, imbracciando una politica del “tit for tat” dalle conseguenze disastrose, non solo sul piano economico-commerciale, ma anche dei rapporti politici tra USA e UE. (Leggi anche: TTIP, accordo libero scambio UE-USA fallito)

 

 

 

Guerra commerciale USA-Germania non fa bene nemmeno a noi

Se qualche “genio” di casa nostra pensasse che questi danni alla Germania potrebbero portarci qualcosa di buono, le smentite arrivano su vari fronti.

Anzitutto, perché la chiusura dei confini commerciali non farebbe che ostacolare la crescita della nostra economia; secondariamente, perché se s’impanna la locomotiva d’Europa, gli altri restano ancora più fermi e forse vanno indietro; terzo, perché i proiettili di questa guerra commerciale tedesco-americana stanno già colpendo le altre economie UE (l’Irlanda potrebbe vedersi costretta a porre fine alla sua politica di generose esenzioni fiscali, allontanando i capitali stranieri); infine, perché a soffrire maggiormente del disastro delle banche tedesche sono per prime quelle italiane, che quest’anno hanno perso più di tutte, dimezzando in borsa il loro valore. (Leggi anche: Allarme Deutsche Bank, banche europee a rischio)

 

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