Crisi del petrolio e rallentamento della Cina sintomi del commercio mondiale

La crisi del petrolio e il rallentamento dell'economia in Cina sono frutto e non causa di un malessere globale, come ci segnala l'andamento del commercio mondiale.

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La crisi del petrolio e il rallentamento dell'economia in Cina sono frutto e non causa di un malessere globale, come ci segnala l'andamento del commercio mondiale.

Le quotazioni del petrolio sono scese in prossimità dei 30 dollari al barile, sostando in queste ore appena al di sopra di tale soglia e segnalando un crollo su base annua di oltre il 50%. Rispetto al picco di giugno del 2014, la discesa è di circa il 75%. Siamo ai livelli più bassi dalla fine del 2003, ma se considerassimo l’inflazione, dovremmo risalire agli anni Novanta per trovare prezzi così infimi. I 30 dollari non sono il fondo, ma semplicemente una resistenza presto verosimilmente battuta, prima di arrivare ai 20 dollari al barile. E diversi analisti non escludono che le quotazioni sprofondino fino a 10 dollari, come avvenne 30 anni fa. E allora il rimbalzo fu lento, il recupero si realizzò solamente dal 2003 in poi, quando le quotazioni iniziarono un quinquennio fortunato, che le portò fino al record storico di 146 dollari, toccati nel luglio del 2008, prima che esplodesse la crisi finanziaria negli USA e nel resto del pianeta.

In queste ore, il pessimismo sul mercato del greggio è alimentato dai dati sulle scorte negli USA al termine della settimana scorsa, in rialzo di 234 mila barili, molto meno delle attese, ma con benzina e distillati a segnare il secondo grande balzo di queste settimane. L’analista di Hsbc, Stephen King, invita a non guardare solamente all’eccesso di offerta quale responsabile della crisi delle quotazioni, bensì pure alla domanda, che potrebbe risultare più debole di quanto stimato.      

Svalutazione yuan una pessima notizia per greggio

E quando si parla di domanda, alla mente di tutti sovviene la Cina, la seconda economia mondiale e per importazioni di greggio. Pechino ha sostenuto i prezzi in questi mesi, grazie all’accumulo delle riserve strategiche di greggio, che dovrebbe proseguire fino al 2020. Tuttavia, i fondamentali dell’economia cinese si stanno deteriorando e il 19 gennaio potremmo averne conferma, quando il dato pubblicato sulla crescita del pil nel quarto trimestre del 2015 potrebbe attestarsi al 6,9%, la stessa percentuale a cui sarebbe cresciuta l’economia nell’intero anno. Consumando l’11% del petrolio del pianeta, se la Cina rallenta ai tassi minimi di crescita dal 1990, ne risente anche questo mercato, oltre che più in generale quello delle materie prime.

Anche oggi la Borsa di Shanghai ha lasciato sul terreno il 2,8%, scendendo ai minimi dal dicembre del 2014 ed entrando formalmente in una fase dell’orso, essendo arretrata di oltre il 20% dal picco di dicembre. In pratica, il mercato azionario cinese ha azzerato i guadagni realizzati nel 2015, ponendo fine a una fase di rialzi finanche eccessivi. Ma occhio anche a quanto sta accadendo allo yuan. La valuta cinese è contrattata su 2 mercati, quello domestico e quello estero a Hong Kong. Solo quest’ultimo è accessibili agli investitori stranieri, ma solo a fini di “hedging” e per gli investimenti finanziari, non per commerciare. Quest’ultima opzione è possibile solo agganciandosi a un istituto con sede a Hong Kong.        

I problemi con lo yuan

Il 7 gennaio scorso, il tasso di cambio sul mercato off-shore con il dollaro USA era di 6,7511, mentre sul mercato domestico si attestava a 6,5926. Alla chiusura di oggi, invece, sul primo era di 6,5648 e sul secondo di 6,5743. Cos’è successo? Rispetto a 7 giorni fa, risulta più debole il tasso di cambio domestico di quello off-shore, anche se entrambi si sono apprezzati. Il movimento sarebbe dovuto sia ad azioni di puro arbitraggio da parte del mercato (gli investitori hanno acquistato yuan a Hong Kong per rivenderli a Pechino a un prezzo più alto), sia all’intervento della People’s Bank of China (PBoC), che ha sostenuto lo yuan sul mercato estero. Essendo la valuta cinese stata inserita tra le Special Drawing Rights dell’FMI, insieme a dollaro, euro, sterlina e yen, deve adempiere ad alcune prescrizioni, tra cui una crescente liberalizzazione del cambio, che a sua volta presuppone l’eliminazione del disallineamento esistente tra i tassi vigenti sul mercato on-shore e off-shore. Il passaggio non è semplice, perché sta arrivando in una fase abbastanza complicata per l’economia e la finanza cinese. Infatti, la PBoC è colta da un dilemma: svalutare lo yuan per sostenere le esportazioni, ma subendo un deflusso dei capitali o astenersi dall’intervenire, ma assistendo a un deterioramento della sua economia reale?        

Cos’è il Baltic Dry Index

A novembre per il decimo mese consecutivo, la Cina ha subito un deflusso di capitali per un totale di 843 miliardi di dollari.

Le riserve valutarie sono diminuite nel 2015 di 513 miliardi, scendendo a 3.330 miliardi. Non si tratta di un calo drammatico, né in sé negativo, in quanto contribuirebbe alla riduzione di quegli squilibri globali, che l’economia cinese ha alimentato in maniera decisiva con un cambio non allineato ai fondamentali e con azioni di dumping commerciale. Tuttavia, la svalutazione dello yuan significa ora come ora un contraccolpo per il greggio, in quanto rende per gli acquirenti cinesi più costose le importazioni della materia prima, riducendone la domanda. Esattamente il contrario di quello di cui ha bisogno il petrolio per tentare una risalita. Ma se addossassimo alla sola Cina la responsabilità del calo dei prezzi energetici, dimostreremmo di avere una visione parziale di quanto stia accadendo. La domanda sarebbe, infatti, un’altra: perché l’economia cinese sta rallentando? Una possibile risposta ce la fornisce un indicatore poco noto anche alla stampa economica, ma che riveste una grande importanza per capire in che direzione starebbe andando il globo. Si tratta del Baltic Dry Index, che a dispetto della denominazione non riguarda i paesi baltici, ma sintetizza l’andamento dei prezzi per il trasporto sulle navi cargo delle merci non liquide.        

Crisi commercio mondiale è causa primaria delle altre tensioni

Perché questo indice è importante? Perché più esso è alto, più esprimerebbe un’economia dinamica, mentre più esso risulta basso, minori sarebbero i flussi commerciali tra le varie economie del pianeta. Ebbene, il BDI si attesta a 394 punti, il suo minimo storico, segnando un calo mensile del 22,4% e annuo del 48%. Si consideri che nel corso della prima settimana dell’agosto scorso, tale indice risultava pari a 1.222 punti, più di 3 volte superiore al livello attuale.

Per quanto si possa anche addurre parte del calo di questi anni alla maggiore produttività dei sistemi di trasporto, è evidente come questa non possa essersi credibilmente realizzata negli ultimi mesi. Sarà anche un caso, ma il BDI ha anticipato le dinamiche delle borse mondiali, quando 5 mesi fa è crollato di oltre il 20% in appena 2 settimane, recuperando parzialmente solo nel mese di settembre, salvo scendere stabilmente dopo e accennando a una lieve ripresa solo nella seconda metà di novembre, successivamente alla quale è andata incontro a una caduta libera. E si consideri anche che quando il petrolio raggiunse il suo picco post-2008 nel giugno del 2014, anche il BDI culminava a un valore di ben 6 volte maggiore a quello attuale. Attenzione: il BDI sintetizza i prezzi per il trasporto su navi di sostanze solide, quindi, il greggio è escluso, ma ci fornisce una visione interessante, in quanto ci fa comprendere come la crisi dell’oro nero e il rallentamento dell’economia cinese non sarebbero scollegati tra di loro, né le cause di una tendenza deflazionistica in corso nel pianeta (presso le economie più avanzate), bensì il frutto di un collasso del commercio mondiale, che preoccupa gli organismi internazionali.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

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