Crisi del debito pubblico, ecco la direzione sbagliata di Italia e Spagna

L'Italia e la Spagna hanno un debito pubblico molto elevato in rapporto al pil, ma entrambi stanno rimanendo indietro nel consolidarlo. Ecco l'errore e il perché di questo ritardo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Italia e la Spagna hanno un debito pubblico molto elevato in rapporto al pil, ma entrambi stanno rimanendo indietro nel consolidarlo. Ecco l'errore e il perché di questo ritardo.

Nonostante l’Italia abbia un debito pubblico superiore al 130% del pil e la Spagna sia vicina al 100% con tendenza in entrambi i paesi a crescere ulteriormente in valore sia assoluto che percentuale, i rendimenti dei titoli emessi dal Tesoro di Roma e da quello di Madrid sono in calo e si attestano attualmente al minimo storico lungo tutta la curva delle scadenze. Un decennale italiano rende solo l’1,3%, uno spagnolo l’1,2%. Nemmeno se ci spostassimo su un bond trentennale arriveremo a un rendimento del 2%, mentre i rendimenti tendono per entrambi i titoli a zero per le scadenze inferiori ai 5 anni. Per lo stato rappresenta un’opportunità ghiotta di emettere debito a costi sempre più bassi, allentandosi così la pressione sui rispettivi conti pubblici, lontani dal pareggio di bilancio in entrambi i casi. Questa fase straordinariamente positiva per il mercato a reddito fisso dell’Eurozona, incluso quello dei bond governativi, dovuta certamente alla politica monetaria ultra-accomodante della BCE e, in particolare, al varo del “quantitative easing”, non viene sfruttata dai governi dei 2 paesi per allungare la durata media residua dei loro debiti, un’operazione che consentirebbe ai loro conti pubblici di essere meno legati nei prossimi anni alle variazioni dei tassi di mercato.   APPROFONDISCI – Debito pubblico, grazie a Draghi risparmiati 8 miliardi in 3 mesi: deficit/pil verso il 2%?  

I mancati progressi di Italia e Spagna

Prima che scoppiasse la crisi del debito sovrano in Italia, la vita media del debito era di 7,2 anni a fine 2010, il livello più alto di sempre, mentre adesso si attesta a 6,42 anni, pur in lieve crescita da qualche mese. Nel frattempo, in Spagna si è passati da 6,49 a 6,32 anni. Sta di fatto che l’Italia era uno dei paesi con la vita media più lunga del suo debito pubblico, mentre oggi appare superata da diversi altri paesi, tra cui il Belgio, passato da 5,8 a 7,9 anni, mentre l’Irlanda è passata dai 6,82 anni del 2010 ai 14,87 di oggi. Anche la Germania, che certo non avrebbe molto bisogno di consolidare il suo debito, presenta oggi una scadenza media superiore alla nostra di qualche decimale, quando era visibilmente più bassa fino a qualche anno fa.   APPROFONDISCI – Crisi del debito, l’Italia è a rischio se la Grecia esce dall’euro?  

Perché Italia e Spagna non allungano il debito

Come mai questa opportunità mancata? Il mancato allungamento della vita media del debito spagnolo e di quello italiano dipende essenzialmente dalla necessità dei due paesi di comprimere al minimo i rendimenti, in modo da migliorare i rispettivi conti pubblici. In sostanza, i due governi hanno approfittato del crollo dei rendimenti per rifinanziarsi sui mercati a costi sempre più bassi, mentre non si sono ancora visibilmente spostati sulle scadenze più lunghe, perché ciò ridurrebbe i risparmi che potrebbero iscrivere in questi mesi a bilancio, dovendo pagare qualcosina di più rispetto ai collocamenti dei titoli più a breve termine. Questa impostazione paga nell’immediato, perché migliora i conti pubblici più di quanto non  avverrebbe emettendo bond più lunghi, ma nel tempo è controproducente e porrà Italia e Spagna relativamente indietro rispetto agli altri paesi, esponendole maggiormente alle fluttuazioni dei mercati, quando il trend dei tassi sarà crescente. E come sopra detto, parliamo di economie gravate da un debito pubblico altissimo, rispettivamente quasi una decina di punti e una quarantina in più della media dell’Eurozona. Non ci sarà da stare tranquilli.   APPROFONDISCI – Crisi del debito, ecco la proposta della Bundesbank che ci metterebbe nei guai    

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Argomenti: Debito pubblico italiano