Crisi del debito: le democrazie Europee non devono dare in subappalto alla Bundebank il loro destino

Per il Telegraph questo ennesimo inutile pacchetto di salvataggio riuscirà solo a contagiare l'incendio anche all'Italia

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
Per il Telegraph questo ennesimo inutile pacchetto di salvataggio riuscirà solo a contagiare l'incendio anche all'Italia

Il Ministro Spagnolo delle finanze ha detto che il pacchetto di salvataggio elimina ogni "dubbio residuo"

Ambrose Evans Pritchard, The Telegraph –  L’Europa ha acceso la miccia di una bomba economica e finanziaria. Una volta avviato, il pacchetto di salvataggio per la Spagna non potrà plausibilmente essere contenuto in € 100 miliardi, data la subordinazione dei creditori privati e il crollo della fiducia globale nella struttura di governo dell’unione monetaria.

L’Italia deve garantire il 22% dei fondi del bail-out, anche se non può raccogliere denaro nemmeno per sé a un tasso sostenibile. Non si potrebbe progettare un modo più sicuro per mandare al rogo anche l’Italia.

Durante il fine settimana Citigroup ha avvertito che l’economia Italiana subirà una contrazione del 2.5% quest’anno, e di un altro 2% l’anno prossimo quando la stretta fiscale comincerà a fare sul serio, con sinistre implicazioni sulla dinamica del debito. Il debito pubblico passerà dal 121% del PIL al 137% entro il 2014.

“La situazione potrebbe rapidamente diventare critica, perché il paese è altamente vulnerabile se la crisi del debito sovrano persiste o si intensifica. Un ulteriore significativo aumento dei rendimenti farebbe approfondire ed estendere la recessione ed accelerare la crescita del rapporto debito / PIL, innescando un circolo vizioso. Ci aspettiamo che l’Italia dovrà chiedere aiuto”, ha dichiarato.

Il mondo è pericolosamente vicino alla situazione del 1931. Il debito pubblico Italiano è il terzo al mondo dopo Stati Uniti e Giappone, a 1.900 miliardi di €.  Non vi sono margini per  errori della  politica.

Il meccanismo Europeo (EFSF / ESM) esiste in gran parte sulla carta, una dichiarazione d’intenti da € 500 miliardi. Lo scorso anno ha avuto difficoltà a raccogliere somme trascurabili per finanziare la tranche del prestito Irlandese e Portoghese – ed è comprensibile, poiché il fondo è un chiaro tentativo di eludere l’imperativo degli Eurobonds e della condivisione del debito nella UEM.

Il fondo sovrano Cinese la settimana scorsa ha dichiarato che si ritirava dal mercato Europeo del debito, temendo un crollo dell’euro. Gli investitori sono disposti a pagare tassi a zero per il debito sovrano Tedesco, o vicino allo  zero per il debito Francese, certi che questi paesi emergeranno dalle macerie qualunque cosa accada. Essi evidentemente non vogliono garanzie da un club EMU a rischio di disgregazione. La sovranità è tutto ciò che conta ora.

Ci sono molti livelli di colpe per quello che è successo, ma le élite politica Tedesca e la Banca Centrale Europea sono pienamente responsabili dell’ultima ondata di eventi catastrofici. Hanno spinto l’Europa meridionale giù da una scogliera.

L’incomprensibile stretta monetaria della BCE dello scorso anno in risposta ad uno shock nell’offerta di petrolio ha fatto maturare la doppia recessione che ormai sta diventando evidente.

Tutti gli indicatori chiave dell’offerta di moneta in Spagna e in Italia hanno visto una violenta contrazione nella seconda metà del 2011, con le prevedibili conseguenze pochi mesi dopo. Lo shock è stato così grave che all’inizio dell’inverno la contrazione monetaria si è diffusa anche a gran parte dei paesi del centro.

Questo si è verificato in un momento in cui le banche – sotto la minaccia della nazionalizzazione – stavano tagliando i bilanci per soddisfare la richiesta dell’UE sui requisiti patrimoniali Core Tier I del 9%.

Come sappiamo dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, le banche Europee sono state sottoposte a un provvedimento eccessivo. La maggior parte del crollo di 800 miliardi di dollari nei prestiti transfrontalieri del quarto trimestre del 2011 è imputabile alle banche. Va bene imporre coefficienti patrimoniali più elevati, ma non in una depressione e non tagliando i prestiti.

Proprio per garantire che ogni leva del meccanismo politico dell’UE sia impostata sul grado di distruzione massima, la Germania ha imposto anche la terra bruciata dell’austerità fiscale. La Spagna quest’anno deve fare tagli per il 4.5% del PIL anche se la disoccupazione è salita raggiungendo il 24.4% – dal 7.9% del 2008 – e il settore pubblico non è eccessivamente grande. L’Italia deve tagliare per il 3.5% quest’anno, anche se è vicino all’avanzo primario. Non esiste una credibile  teoria economica che giustifichi questo ritmo di contrazione. Va oltre ogni terapia conosciuta.

Abbiamo sentito un gran parlare da parte della BCE sulla necessità di separare la politica monetaria e quella fiscale. Eppure la stessa BCE è stata sostenitrice dei tagli fiscali nell’Europa meridionale, dettandone i termini ai leaders Italiani e Spagnoli in lettere segrete nel mese di agosto 2011. Francoforte ha manovrato gli acquisti dei titoli in modo da rendere i governi compiacenti. Silvio Berlusconi in Italia è stato rovesciato da un Putsch orchestrato dalla BCE dopo che si era mostrato riluttante.

Non sapremo mai se l’Italia e la Spagna potrebbero riacquistare vitalità all’interno dell’Unione monetaria se i criteri impostati per l’intera regione fossero meno distruttivi.

Non sarebbe facile per l’Italia recuperare dal 20% al 30% di competitività del lavoro persa nei confronti di un’austera Germania. La Spagna è da molto un caso limite con un milione di abitazioni in eccesso che stanno lentamente strangolando il sistema bancario. Tutto quello che sappiamo è che l’attuale politica è senza speranza.

Il pacchetto di salvataggio del week-end non offre alcun vero sollievo. Si tratta di un pacchetto di prestiti da € 100 miliardi allo stato sovrano di Spagna, non di una ricapitalizzazione delle banche. Aumenta il debito pubblico della Spagna del 10% del PIL. Non vi è alcuna condivisione dei debiti UEM, nessun movimento verso l’unione fiscale. Nulla è cambiato.

Il Ministro delle Finanze Spagnolo Luis de Guindos ha detto che il pacchetto era abbastanza grande da “eliminare ogni dubbio residuo”. Come ex uomo di Lehman Brothers deve sapere che JP Morgan ha già previsto che la Spagna avrà bisogno di € 350 miliardi, e che RBS dice che possono salire a € 450 miliardi.

Gli attuali detentori del debito Spagnolo saranno spinti sempre più in basso nella gerarchia del credito da ogni trasferimento di fondi UE alla Spagna.

L’Europa ora pagherà il prezzo per quello che ha fatto in Grecia, dove gli organi dell’UE hanno concentrato tutte le perdite sui fondi pensione, fondi sovrani, assicurazioni sulla vita e altri che sono rimasti con la Grecia fino all’amara fine. Hanno sofferto il 75% tagli come ricompensa per la fedeltà.

Chi finanzierà ancora lo Stato Spagnolo in questi altri due anni di depressione indotta dalla UEM – e di crescente protesta politica dopo aver visto il dramma Greco? Le partecipazioni estere nel debito Spagnolo nel primo trimestre sono scese dal 50% del totale al 37%, anche prima dell’ultimo spasimo della crisi.

Gli unici acquirenti   sono state le banche Spagnole,  prendendo in prestito dalla BCE per salvare lo stesso stato che a sua volta le sta salvando. Sono a corto di garanzie. I declassamenti del debito da parte delle agenzie di rating possono portare questa carenza di garanzie reali a precipitare molto presto.

Con l’accordo del week-end i leaders Europei hanno di nuovo eluso le loro responsabilità. Infliggeranno un altro pacchetto di prestiti a un altro paese che non può permettersi altro debito, anche se la posta in gioco questa volta è più alta.

Le democrazie Europee possono fermare questo corso distruttivo prima che sia troppo tardi. Non sono obbligate a dare in subappalto il loro destino alla Bundesbank. Il grande blocco Latino ha la maggioranza dei voti per costringere la BCE ad agire come prestatore di ultima istanza e invertire la contrazione monetaria. Dovrebbero usare tale potere.

Se un tale confronto portasse la Germania e i suoi satelliti a uscire su tutte le furie dall’UEM, anche questa sarebbe una soluzione. L’asfissia monetaria finirebbe. L’euro latino si deprezzerebbe a livelli di equilibrio. I capitali rifluirebbero nel sud dell’Europa una volta che l’ascesso venisse inciso.

Basta farlo. Chiamare il bluff Tedesco. E in un colpo si riacquista la libertà.

Articolo originale: Debt crisis: Europe’s democracies must not subcontract their destiny to the Bundebank

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