Crisi del debito, ecco la proposta della Bundesbank che ci metterebbe nei guai

La proposta dirompente della Bundesbank sul trattamento del debito pubblico provocherebbe ripercussioni immediate sul sistema finanziario italiano.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La proposta dirompente della Bundesbank sul trattamento del debito pubblico provocherebbe ripercussioni immediate sul sistema finanziario italiano.

Partecipando a un convegno a Francoforte, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, è tornato a chiedere una riforma sul trattamento del debito pubblico nei bilanci delle banche, già oggetto di dibattito dentro la BCE nei mesi scorsi. Il banchiere centrale tedesco, considerato un “falco” per le sue posizioni contrarie all’allentamento della politica monetaria nell’Eurozona e favorevoli all’austerità, ha invocato la fine del trattamento fiscale privilegiato sul debito, i cui interessi possono essere detratti dalle imposte, a differenza delle erogazioni di capitale. Citando uno studio del Fondo Monetario Internazionale, Weidmann ha spiegato che la fine di questo trattamento di favore genererebbe un incremento medio non ponderato del capitale delle banche tra il 2,2% e il 4,2%, sostenendo che ciò si tradurrebbe anche in una maggiore stabilità finanziaria.

Limiti ad acquisti bond sovrani delle banche

Ma la vera proposta sensibile di Weidmann riguarda la cessazione di un altro trattamento di favore, quello che riguarda i titoli del debito pubblico. Finora sono considerati “risk-free”, ovvero a rischio zero, tanto che le banche possono detenerne nelle quantità che ritengono più opportune per i loro bilanci, senza dovere supportare i bond con capitale proprio. Adesso, però, avverte il numero uno della Bundesbank e membro del board della BCE, siamo entrati in una “zona pericolosa”, perché il debito pubblico è salito al 91% del pil dell’Eurozona e quello corporate al 105%. Per Weidmann, alle banche dovrebbe essere posto un limite alle esposizioni verso il debito di un singolo paese, così come accade per qualsiasi altro tipo di titoli. Inoltre, l’acquisto dei bond governativi dovrebbe essere supportato dal capitale.   APPROFONDISCI – La crisi del debito privato in Italia. Vediamo perché i consumi non ripartono   In sostanza, la Bundesbank propone di limitare alle banche gli acquisti dei titoli di stato di un unico paese e al contempo di richiedere loro il capitale per supportare tali acquisti, come avviene per ogni altro titolo.

Fine della “droga” del debito pubblico?

Le conseguenze di queste due proposte specifiche sarebbero dirompenti: ad oggi, gli istituti  nell’Eurozona hanno potuto acquistare tutto il debito pubblico che volevano senza incorrere in una qualche penalizzazione contabile. Al contrario, con le aste Ltro di 3 anni fa, esse hanno nei fatto sostenuto i debiti sovrani della periferia dell’Eurozona, approfittando della liquidità erogata loro a costo bassissimo e che hanno impiegato nei fatti per l’acquisto di bond governativi dai ritorni molto più elevati, dirottando risorse su pure operazioni finanziarie, anziché investirle per sostenere gli investimenti delle imprese o gli acquisti delle famiglie. Le banche italiane, ad esempio, in un paio di anni sono passate dal detenere 200 miliardi di titoli di stato tricolori a oltre 400 miliardi. A gennaio risultavano a bilancio ben 416 miliardi di euro in BoT e BTp e qualche decina di miliardi in altri bond.   APPROFONDISCI – Le banche non fanno prestiti, ma continuano a comprare titoli di stato. Colpa del QE?   Quanto accade in Italia – elevata concentrazione nei bond nazionali e alta detenzione di titoli del debito pubblico – si verifica anche all’estero, sebbene in misura minore, ad eccezione della Grecia. Se passasse la proposta di Weidmann, già presentata nei mesi scorsi alla BCE, le banche italiane sarebbero costrette a ridurre notevolmente le loro esposizioni nei nostri titoli di stato e allo stesso tempo dovrebbero esibire capitale a loro supporto.

Rischi e pregi della proposta

In sostanza, ci sarebbe una fuga massiccia dai bond governativi, con la conseguenza che gli stati dovrebbero farsi finanziare in misura maggiore dagli altri privati (fondi, famiglie, etc.), probabilmente dovendo offrire loro un maggiore rendimento. Al contempo, però, sarebbero spinti a ridurre i loro disavanzi, perché il legame di questi anni con le banche salterebbe. Un altro pericolo sarebbe più di tipo psicologico: si segnalerebbe ai mercati che i bond governativi non sarebbero più sicuri come sinora considerati e ciò potrebbe far prezzare loro il rischio. Ricordiamoci che nell’ottobre del 2011, la crisi dello spread in Italia esplose come conseguenza della decisione dell’Eba imporre alle banche di iscrivere i titoli di stato a bilancio ai loro prezzi di mercato, come se il rimborso al 100% non fosse più una garanzia, scatenando così le vendite, oltre che la paura degli investitori. Piaccia o meno, però, la proposta di Weidmann presenta aspetti positivi non indifferenti: la fine del circolo vizioso tra crisi dei debiti sovrani e quella dei bilanci bancari e della distorsione evidente di questi anni, per cui più i bond sono rischiosi e, quindi, redditizi, maggiore è la convenienza delle banche ad acquistarli, non dovendoli garantire con alcun capitale. Questo trattamento di favore ha nei fatti spiazzato il credito all’economia reale.   APPROFONDISCI – Le banche sono drogate di debito pubblico. La Bundesbank lancia l’allarme    

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Argomenti: Debito pubblico italiano